ATRI – Il professore di Oxford che si innamora dell’Abruzzo, al punto di trasferirsi in regione, e mette in piedi un’iniziativa culturale che coinvolge le realtà corali locali.
Non è un film ma una bella storia che viene da Castiglione Messer Raimondo (Teramo) e i frutti si vedranno stasera ad Atri, nella chiesa di San Domenico, dove Michael Kibblewhite, questo il nome dell’inglese, dirigerà un concerto tutto da ascoltare.
LA NOTA DIFFUSA DAL COMUNE DI ATRI
Michael Kibblewhite è un dinamico signore inglese di mezza età molto conosciuto nell’ambiente musicale europeo. Proviene da Oxford, dove si è formato come musicista e direttore di coro e dal Trinity College di Cambridge.
Ha fondato e diretto per anni il Cambridge Chorale, Cantate Youth Choir. Vincendo concorsi in tutta Europa. Detto in poche parole: una vera personalità nel campo della musica polifonica.
Ma oltre alle sue competenze, ciò che colpisce del musicista inglese, è la sua storia d’amore con la nostra terra. Qualche anno fa, infatti, Kibblewhite, così come sta accadendo a molti inglesi, venne nel teramano e, complice la bellezza della nostra zona, decise di stabilirsi qui.
E più precisamente ad Appignano. Un piccolo centro di pochi abitanti a ridosso di Castiglione Messer Raimondo, dove ora tutti lo conoscono come “il professore”.
E così come succede sempre agli artisti, con sé il professore ha portato le proprie conoscenze e la sua voglia di condividerle con i suoi nuovi conterranei.
Infatti, dopo il primo periodo di ambientamento, Kibblewhite mandò una mail ai cori polifonici della zona per dire che lui era qui, che gli sarebbe piaciuto collaborare con qualcuno e che il teramano era ormai la sua seconda patria.
Il primo frutto di questa bella storia sarà possibile vederlo, anzi ascoltarlo, questa sera, alle 19.30, nella chiesa di San Domenico ad Atri (Teramo), dove si esibiranno in concerto la Schola Cantorum “Pacini” diretta da Lorenzo Materazzo e i “Rietman singers” diretti proprio da Michael Kibblewhite.
In effetti il professore inglese ha portato con sé i propri amici, facendo da promotore culturale e ne ha trovati dei nuovi, quelli della Pacini.
Insieme, ed in poco tempo, hanno realizzato quello che i più dotti chiamano “integrazione culturale”, ma che dalle nostre parti è una bella storia di amicizia.





