ROMA – Il Pg della Cassazione Aldo Policastro nella sua requisitoria in corso davanti alla Sesta sezione penale della Suprema Corte, relativa al processo sulla sanitopoli abruzzese ha sottolineato che l’ex governatore della Regione Ottaviano Del Turco, condannato in appello a 4 anni e 2 mesi, insieme con amministratori della sua giunta, ha commesso “abuso esplicito dei suoi poteri, in riferimento alla grave situazione di dissesto finanziario in cui si trovata l’imprenditore Angelini”.

Il Pg, che ha definito “esplicite” le modalità delle richieste di tangenti, ha chiesto la sostanziale conferma delle condanne emesse dalla Corte di Appello dell’Aquila nel 2015.

Ad avviso del Pg merita conferma la condanna a quattro anni e due mesi di reclusione per Del Turco e per altri sei degli imputati. Solo per due posizioni il Pg ha chiesto l’accoglimento dei ricorsi.

Il Pg ha chiesto l’annullamento senza rinvio per prescrizione della condanna per Luigi Conga, e l’annullamento con rinvio sul reato di associazione per l’ex assessore alla sanità Bernardo Mazzocca.

Tra gli imputati e l’imprenditore, ha proseguito il Pg, “non c’era nessuna par condicio contrattuale”.

Quella nei confronti di Vincenzo Maria Angelini, titolare di alcune cliniche convenzionate con la Regione, è stata una “azione preordinata per ricattarlo subdolamente” come emerge dalla “trattativa sulla vendita della clinica Villa dei Pini”. Del Turco è in aula.

DAL 2008 UN URAGANO GIUDIZIARIO E POLITICO

La cosiddetta “sanitopoli” abruzzese nel luglio del 2008 ha portato alla decapitazione della Giunta regionale di centrosinistra e alle elezioni anticipate nel dicembre successivo.

Uno degli arrestati eccellenti per tangenti nella sanità, è stato l’allora presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ex ministro e parlamentare europeo, condannato in primo grado dal tribunale di Pescara a 9 anni e 6 mesi di reclusione, pena ridotta un anno fa, dalla Corte d’Appello, a 4 anni e 2 mesi.

Nel ricorso in Cassazione il legale di Del Turco, l’avvocato Giandomenico Caiazza ha chiesto di annullare la condanna di secondo grado inflitta con l’accusa di associazione per delinquere e induzione indebita. Stessa istanza per gli altri imputati.

L’inchiesta e il processo ruotano sulla posizioone del grande accusatore di Del Turco, l’ex re delle cliniche private, Vincenzo Maria Angelini, ex titolare della clinica Villa Pini di Chieti, ritenuto dai credibile dai giudici di Appello che lo hanno assolto dall’accusa di corruzione, dopo che in primo grado era stato condannato a 3 anni e 6 mesi.

Nel ricorso in Cassazione l’avvocato Caiazza parla sostanzialmente di carenze, contraddittorietà e illogicità della motivazione e di violazione della legge soprattutto rispetto alle norme che riguardano la verifica dell’attendibilità delle dichiarazioni rese da Angelini.

Alla sbarra oggi anche l’ex direttore generale della Asl di Chieti, Luigi Conga, in primo grado condannato a 9 anni, pena in Appello ridotta a 3, Lamberto Quarta, ex segretario della presidenza della Giunta, e Camillo Cesarone, ex consigliere regionale socialista poi confluito nel Pd, che in appello sono stati condannati rispettivamente a 3 e 4 anni.

E ancora gli ex assessori regionali alla Sanità Bernardo Mazzocca e alle Attività produttive Antonio Boschetti, ai quali in secondo grado sono stati inflitti rispettivamente 2 anni e 1 mese e 1 anno e 8 mesi.

La Cassazione dovrà pronunciarsi anche su Angelo Bucciarelli, collaboratore di Mazzocca, condannato in appello a 2 anni, e anche su Sabatino Aracu, ex parlamentare che nonostante l’estinzione del reato per prescrizione, ha presentato comunque un ricorso chiedendo di conoscere in via definitiva se e quali responsabilità abbia nella vicenda.

Del Turco è finito in carcere il 14 luglio 2008 insieme ad altre nove persone, tra cui Quarta, Mazzocca, Boschetti e Casarone.

A seguito dell’arresto, Del Turco, a lungo segretario nazionale della Cgil e anche ultimo segretario del Partito socialista, oltre che presidente dell’Antimafia, il 17 luglio 2008 si è dimesso dalla carica di presidente della Regione e con una lettera indirizzata all’allora segretario nazionale Walter Veltronisi si è autosospeso dal Pd, di cui era uno dei 45 saggi fondatori nonché componente della Direzione nazionale.

L’inchiesta coordinata dall’allora procuratore capo di pescara Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila, e gli arresti hanno provocato clamore, ma anche polemiche.