L’AQUILA – Il New York Times torna a parlare dell’Aquila post terremoto.
 
Questa volta il quotidiano americano affronta l’argomento in termini ben diversi rispetto al 1 dicembre di due anni fa, quando il giornalista  Michael Kimmelman, massimo esperto d’arte, definì la città e la gestione post sisma un “esempio da non seguire”.

Nel lungo pezzo della giornalista Gaia Pianigiani, uscito il 5 gennaio, si racconta di quanto di buono sia stato fatto nella fase post emergenziale, prendendo come esempio il Gran Sasso Science Institute, definito “an academic birth”, una nascita accademica.

La Pianigiani racconta come all’indomani del sisma Eugenio Coccia, allora direttore del vicino Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, si chiese “Chi avrebbe mai voglia di lavorare o studiare a L’Aquila di nuovo?”.

Lo stesso giorno, si legge, lui e i suoi colleghi “iniziarono a pensare alla strategia che negli anni ’70 aveva creato una delle più importanti scuole di alta formazione italiane, l’International school for dvanced Studies a Trieste”

Prendendo come modello quanto fatto “nella regione nord-orientale del Friuli – Venezia Giulia aveva usato i fondi stanziati per la ricostruzione dopo il devastante terremoto del1974 per costruire un prestigioso istituto di scienza che contribuì a trasformare Trieste in un centro di ricerca europeo”, Coccia e altri professori decisero che la città aveva bisogno di qualcosa che “attirasse studenti da tutto il mondo”.

Il centro internazionale di studi di dottorato e avanzati, il Gran Sasso Science Institute, è stato inaugurato nel mese di novembre, quattro anni e mezzo dopo il terremoto che ha devastato il capoluogo abruzzese.

Nell’articolo ci sono anche le dichiarazioni dell’attuale rettore dell’Università degli studi dell’Aquila Paola Inverardi: “Per me è un grande segno che, in un tale contesto di devastazione, stiamo investendo nell’istruzione superiore – ha detto – Tutto questo può fare dell’Aquila una città più forte, più completa e attraente”.

L’ARTICOLO ORIGINALE