CHIETI- “Credo che i test di ammissione a medicina, i Tolc, debbano essere superati, credo che prima di tutto debbano diventare aperti e pubblici, quindi che ci debba essere una banca dati in cui pescare, che faccia venire meno tutto quel mercato, ammesso che ci sia, di gestione oscura delle domande e dei test che invece devono messi a disposizione da subito degli studenti, devono sapere cosa studiare, dove studiare e quali sono le caratteristiche del test”.
Lo ha detto questa mattina a Chieti il ministro dell’università e della ricerca, Anna Maria Bernini, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università “D’Annunzio”, il primo presieduto dal nuovo rettore Liborio Stuppia.
“Ci saranno corsi preparatori, ovviamente non a carico degli studenti – ha aggiunto il ministro – e questo rientra nel secondo passaggio di apertura sostenibile dell’accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia, sostenibile perché il numero chiuso com’era non esiste già più, nel senso che noi abbiamo già aumentato i numeri, più di tremila quest’anno, 30.000 nei prossimi sei anni, deve essere tutto compatibile con il fabbisogno dei medici e con la qualità dell’offerta formativa, col fatto di non sacrificare gli studenti facendo una specie di selezionato naturale buttandoli allo sbaraglio”.
“Questo sarà l’anno”, ha aggiunto, “dell’intelligenza artificiale, noi presiediamo dal primo gennaio il G7, e proprio la sottoscritta, come rappresentante del Ministero dell’università e della ricerca, presiederà il G7 della ricerca, innovazione e tecnologia (che si terrà a Bologna, ndr), e che avrà come protagonista l’intelligenza artificiale. Calcolando che non è una scelta, l’intelligenza artificiale c’è già, quindi noi la dobbiamo semplicemente governare, gestire, dare all’intelligenza artificiale una dimensione antropocentrica, cioè basata sull’uomo”.
“Lo si fa – ha sottolineato il ministro – portando l’intelligenza biologica a monte e a valle dell’intelligenza artificiale, siamo noi a nutrire l’algoritmo con i big data, siamo noi a dire all’algoritmo come deve lavorare, quella è intelligenza umana, naturale, non è intelligenza artificiale e quando i dati sono elaborati, le serie storiche che sono processate dall’intelligenza artificiale le valutiamo noi, quindi anche a valle c’è l’intelligenza umana che elabora i dati dell’algoritmo che ha essa stessa programmato. Questa è la giusta utilizzazione dell’intelligenza artificiale in una dimensione antropocentrica, con l’essere umano al centro del sistema”.






