LANCIANO – Dopo i difficili anni delle restrizioni Covid, La Squilla torna con tutte le sue tradizioni.
A Lanciano è Natale. È il giorno dedicato alla famiglia, ai ricordi, alle speranze.
Le strade si riempiono di gente, in piazza Plebiscito si ritrovano gli amici, si ricordano vecchie storie, si racconta come sono passati gli anni. Intanto il tempo scorre e arrivano le 18, la campana della Torre civica inizia a suonare e per un’ora si torna bambini.
Il Natale per tutti è alle porte ma per i vicoli della città quel suono già “Ti vùsciche di botte entr’a lu core/nu monne ch’à passate, entr’à la mente/ti squaije nu penzere malamente/nche nu ndu-lin-da-li che sa d’amore”, citando l’amata poesia di Cesare Fagiani.
Uno degli appuntamenti più attesi in Abruzzo, La Squilla conta quattro secoli di tradizione impressi nella memoria, da quella prima tappa all’Iconicella, la chiesa verso la quale, tra la fine del 1580 e il 1607, l’arcivescovo di Lanciano Paolo Tasso iniziò a recarsi in pellegrinaggio penitenziale il 23 dicembre alla chiesetta dell’Iconicella, a un paio di chilometri dal centro, per rievocare il cammino di Giuseppe e Maria verso Betlemme. Si recava a piedi dalla città fino alla chiesetta campestre accompagnato dal suono di una campanella. Molti fedeli lo seguivano per ascoltare le sue parole di pace e amore. I rintocchi della campana cessavano al rientro in città quando si scioglieva il corteo. Tutti si scambiavano gli auguri e tornavano a casa.
Da allora, ogni anno, la sera del 23 dicembre, si ripete il rito della “squilla” inteso come messaggio di pace, riconciliazione e perdono. E si rinnova la processione, con le fiaccole, fino alla chiesa dell’Iconicella e, al rientro del corteo, religioso, torna il suono della “Squilla”, dalle 18 alle 19.
Alle 19 tornano a svuotarsi le strade e si corre a casa, per passare la serata in famiglia e vivere il Natale.
Il pensiero, inevitabilmente, andrà anche ai tanti lancianesi lontani e anche loro, altrettanto inevitabilmente, sentiranno la Squilla. “Te na vucetta fine, e gna li sente/pure lu lancianese che sta fore!”.
E il pensiero andrà anche ai cari che non ci sono più. Uno tra tanti, Padre Lorenzo, punto di riferimento per intere generazioni di lancianesi cresciuti a San Pietro, e non solo, che si è spento a 90 anni. L’ultimo saluto proprio oggi, alle 15, nella chiesa di Mater Domini, a Chieti, dove era tornato.
La Squije di Natale
La Squije di Natale dure n’ora
eppure quanta bbene ti sumente!
Tè na vucetta fine, e gna li sente
pure lu lancianese che sta fore!
Ti vùsciche di botte entr’a lu core
nu monne ch’à passate, entr’à la mente
ti squaije nu penzere malamente
nche nu ndu-lin-da-li che sa d’amore.
Ve da na campanelle chiù cumune
eppure ti rifà gne nu quatrale,
ti fa pregà di core,’n ginucchiune.
Ugne matine sone ma nen vale
la voce de lu ciele, pé ugnune,
chi sa pecché! … le té sole a Natale!






