L’AQUILA – Entra in commercio il medicinale biotecnologico nato dalla ricerca voluta da Rita Levi Montalcini, che per la scoperta vinse il premio Nobel, ed è prodotto a L’Aquila.

Si tratta di una medicina che salverà dalla cecità molte migliaia di persone.

L’Oxervate, nome commerciale del cenenegermin (il principio attivo), viene prodotto nello stabilimento Dompè.

Lo svela Il Sole 24 Ore.

Guarisce la cheratite neurotrofica moderata o grave, una malattia rara e invalidante dell’occhio che fino a ieri era priva di qualsiasi cura: nei casi più gravi veniva risolta chiudendo con una sutura le palpebre dell’occhio malato.

Quanto è costato arrivare all’Oxervate? Impossibile fare un conto preciso nei più di trent’anni di ricerca – fa osservare il quotidiano economico di Confindustria – e poi di sviluppo necessari prima a individuare la proteina e poi a trasformarla in un medicinale testato e sperimentato. Si stima in genere che un medicinale di questo tipo possa costare in tutto un paio di miliardi di euro.

Le linee di produzione sono costate 250 milioni alla società guidata da Sergio Dompè. Il medicinale è in vendita da poche settimane in Germania, da oggi è autorizzato dall’Aifa in Italia, negli Usa la Fda gli ha dato una corsia preferenziale in quanto medicinale “breakthrough”, cioè di svolta.

“Il nerve growth factor è un’evidenza di come in Italia si faccia davvero ricerca e sviluppo e la si faccia in maniera innovativa”, osserva l’amministratore delegato della Dompè, Eugenio Aringhieri. Il medicinale è in forma di collirio, bastano poche applicazioni perché i malati si chiudano le piaghe degli occhi. Il ciclo di un paziente costa quasi 15mila euro, per cui il medicinale si presta soprattutto ai circuiti ristretti ospedalieri finanziati dalla spesa pubblica.

La Dompè è un’azienda biofarmaceutica italiana con un fatturato di oltre di 250 milioni di euro nel 2017, un investimento in ricerca e sviluppo del 15% annuo, 700 dipendenti, con lo stabilimento e i reparti di ricerca all’Aquila. Commercializza 50 milioni di confezioni in 40 Paesi, tra i quali prodotti comuni come l’antidolorifico Oki o la vitamina Cebion.