L’AQUILA- Dopo tanti anni negli States, il grande drammaturgo di origini aquilane Mario Fratti esce nelle librerie italiane con il suo primo romanzo Diario proibito – L’Aquila anni Quaranta.

La presentazione di questo romanzo catartico scritto più di 50 anni fa e focalizzato sulla denuncia degli avvenimenti della seconda guerra mondiale avverrà nell’Auditorium “Sericchi” della Carispaq mercoledì 18 settembre alle ore 17.

Oltre all’autore, prenderanno parte all’evento, organizzato da Goffredo Palmerini, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, lo storico Walter Cavalieri, l’opinionista e scrittrice Annamaria Barbato Ricci, il presidente della Deputazione abruzzese di storia patria, Walter Capezzali, l’editore Pietro Graus.

Il professor Cavalieri contestualizzerà storicamente il romanzo, tratteggiando la storia dell’Italia a cavallo tra il secondo conflitto mondiale e l’immediato dopoguerra facendo particolare attenzione alla vicenda dei nove martiri aquilani.

“L’autore spiega che era amico dei ragazzi ma non li seguì sulle montagne – racconta il prof ad AbruzzoWeb – Si era ancora lontani dalla pura resistenza e quei 40 giovani che fuggirono dalla prepotenza dei tedeschi lo fecero per un sentimento di libertà. Solo nove di loro vennero trovati con le armi in mano, motivazione per essere fucilati sul luogo, altrimenti quei martiri, forse, sarebbero stati dieci”.

Stilisticamente il romanzo appartiene al genere storico, essendo permeato di vicende storiche reali ma poco ha a che fare con le descrizioni tipiche del genere. Lo stile narrativo prettamente introspettivo è carico di grande realismo, trattandosi appunto di un diario segreto del protagonista Mario, si rifà al “flusso di coscienza” di Italo Svevo.

La scrittura è rapida. Molta la punteggiatura, che fa della narrazione una raccolta sincopata di flashback e ricordi ancora vividi. Il linguaggio è diretto e crudo e impressiona molto il lettore soprattutto nelle frequenti scene di tortura e violenza.

“La denuncia indiretta contro la guerra è forte. Una specie di denuncia della continuità, invece che una netta frattura, tra il fascismo e la repubblica, in cui i protagonisti del regime ricoprono posti nella politica della nuova Italia – continua Cavalieri – il diario segreto del protagonista che, arruolatosi nelle brigate nere, che racconta i silenzi della guerra in una dimensione catartica in cui emerge la solitudine di chi ha subìto quegli eventi” conclude lo storico.