L’AQUILA – “Condannate la commissione Grandi rischi”.
Dopo un anno di dibattimento in aula a ritmo serrato sono arrivate oggi, alla 25ª udienza, le richieste dell’accusa nel processo più delicato della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009 della procura della Repubblica del capoluogo, in cui sette scienziati sono accusati di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose.
Il processo all’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è stato tra i più discussi poiché la tesi dell’accusa mira a dimostrare un nesso causale tra le condotte degli esperti che si riunirono all’Aquila il 31 marzo 2009, alla vigilia del terremoto distruttivo, e gli aquilani, che dapprima erano impaurita dal sisma e dopo il verdetto diffuso dai media per i pm si sentirono invece rassicurati.
Punto nodale su cui ora sarà il giudice Marco Billi, che ha imposto al processo un ritmo da lepre con un’udienza a settimana, a dover decidere.
Nella doppia udienza di ieri e oggi i pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio hanno illustrato una lunghissima requisitoria, raccolta in un documento di oltre 500 pagine, e hanno presentato le loro richieste di condanna al giudice.
Ora si va verso il rush finale in tempi strettissimi: è già fissato un calendario d’udienze per l’ascolto degli avvocati di parte civile, cominciato già oggi, delle difese e quindi dell’attesissima sentenza.
Un epilogo attesissimo di quello che è stato definito ‘processo alla scienza’ dai critici, anche se ieri il pm lo ha smentito: “Non è un processo alla scienza, ma a sette funzionari dello Stato che non hanno valutato bene il rischio”.
Con la sua condotta superficiale e le rassicurazioni fornite agli aquilani la commissione Grandi rischi ha causato un “sonno della paura” nella popolazione e “oltre ogni ragionevole dubbio si giunge ad affermare che senza la condotta degli imputati l’evento mortale non si sarebbe verificato, perché le vittime non sarebbero rimaste in casa. Sarebbero uscite come sempre avevano fatto in situazioni analoghe”.
Questa la tesi portata avanti dal pubblico ministero Roberta D’Avolio nelle sue oltre cinque ore di requisitoria, la seconda parte dopo l’esordio di ieri di nove ore affidato al collega Fabio Picuti.
Tesa, senza tacchi alti in previsione delle tante ore da passare in piedi, brillante in avvio ma con più di un cenno di stanchezza nel finale, tanto da richiedere una pausa per un bicchiere d’acqua e una sigaretta, la pm ha riepilogato caso per caso le testimonianze dei familiari delle vittime chiamati a deporre, rilevando ogni volta come, secondo le tesi dell’accusa, sia stato dimostrato il nesso causale tra i verdetti della Cgr e i comportamenti alla vigilia della scossa del 6 aprile 2009.
La dimostrazione del legame, tuttavia, non è stata possibile per tutti i casi di morte: per alcune delle vittime e per un ferito, infatti, la pm ha ammesso la ‘bandiera bianca’ da parte della procura: in particolare per Alessio Di Simone, Alessio Di Pasquale, Ada Emma Colaianni, Paolo e Stefania Di Marco, Aurelio Giallonardo e Franca Vasarelli, che hanno perso la vita, e Piergiorgio Lauri, quest’ultimo ferito.
“Nella mente delle persone – ha detto la D’Avolio parlando dei casi dimostrati – si era radicata la convinzione che la situazione fosse favorevole proprio perché lo scarico di energia faceva sì che non ci fossero scosse più forti di quelle che c’erano già state”.
Un “leit motiv”, così la D’Avolio ha definito l’aspetto dello ‘scarico di energia’, effettivamente ripetuto in molte deposizioni ascoltate in questi 12 mesi di istruttoria dibattimentale.
“Se hanno detto che più scarica energia e meglio è, se non ci saranno scosse più forze del 30 marzo e se quella non ha causato danni alle strutture – questi i pensieri degli aquilani prima delle 3.32 ipotizzati dalla pm – allora dobbiamo stare tranquilli”.
Dopo aver terminato l’esposizione, proprio lei ha ufficializzato le richieste dell’accusa, 4 anni di reclusione per tutti gli imputati.
| LE RICHIESTE | |
| Imputato | Richiesta |
| Franco Barberi | 4 anni di reclusione |
| Bernardo De Bernardinis | 4 anni di reclusione |
| Enzo Boschi | 4 anni di reclusione |
| Giulio Selvaggi | 4 anni di reclusione |
| Gian Michele Calvi | 4 anni di reclusione |
| Claudio Eva | 4 anni di reclusione |
| Mauro Dolce | 4 anni di reclusione |
LE REAZIONI
“Me l’aspettavo”. Questa la laconica reazione dell’imputato Claudio Eva dopo le richieste del pm. Bernardo De Bernardinis non ha voluto rilasciare dichiarazioni, così come Giulio Selvaggi che ha aggiunto solamente: “A caldo preferisco non parlare, devo ancora capire”.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.
I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice. Alberto Orsini
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<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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