SANT’OMERO – Costretta a prostituirsi nonostante fosse gravemente malata di tumore.
È la triste storia di Livian, raccontanta dal quotidiano Il Centro, nigeriana schiavizzata dai suoi sfruttatori che la costringevano a vendersi sulla Bonifica del Tronto.
Tenuta segregata da aguzzini senza cuore che l’hanno obbligata a prostituirsi per tre anni fino a raggiungere la somma di 40 mila euro che le avevano imposto di restituire dopo averla sottoposta a riti voodoo e minacciando di morte lei e i genitori rimasti in Africa.
Secondo quanto riferisce Il Centro la giovane è stata pure picchiata a sangue e costretta ad abortire con un mix tremendo di alcol e veleni.
Livian è morta il 1° ottobre 2011, ma nel frattempo si era ribellata e aveva denunciato le bestie che l’avevano ridotta in quelle condizioni.
Si tratta di cinque nigeriani, uomini e donne, e di un tassista di Controguerra (Teramo) di 60 anni, che sono comparsi in tribunale per rispondere dei loro misfatti. Un processo che riprenderà il prossimo 10 luglio.
Poco prima della sua fine, però, miss Lagos, come veniva chiamata per la sua bellezza, aveva trovato anche gesti di umanità: presa in cura dall’associazione “On the road” era stata accudita negli ultimi suoi giorni. La stessa associazione che si è costituita parte civile nel processo, rappresentata dall’avvocato avezzanese Valentina Bravi.
La storia di Livian è stata raccontata in un documentario dal titolo Schiavi, girato dal regista Giuseppe Laganà. Il filmato ieri mattina è stato prodotto come prova dal pm dell’Aquila David Mancini, che sostiene l’accusa in Assise.




