L’AQUILA – “L’Aquila è viva”.
Il giornalista, scrittore e storico toscano Giordano Bruno Guerri la pensa così sullo stato di salute del capoluogo d’Abruzzo.
Guerri, che fa anche il consulente d’immagine per la città di Pescara nell’amministrazione del sindaco Luigi Albore Mascia, è intervenuto all’Aquila per il convegno “Dall’Abruzzo per l’Italia”, organizzato dal Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani, dal Collegio circoscrizionale Maestri Venerabili Abruzzo e Molise e dalla Loggia Guglia d’Abruzzo.
L’autore dell’Antistoria ha fatto un bilancio non solo della situazione nel Belpaese, ma dell’Europa.
“Vedo un Paese immobile, non c’è crescita culturale, né sociale, che vengono prima della crescita economica”, ha detto, allarmato. E sulla Ue: “Un sovrastato che porta pochi vantaggi”.
È la prima volta che viene all’Aquila?
No, sono stato qui dopo il sisma. La mia sensazione? La città è viva e quando dico città dico popolo, società, tessuto civile. Mi sembra però che le istituzioni anche qui siano più lente del popolo. Purtroppo, l’amministrazione pubblica in Italia risente di vizi antichissimi, si può andare indietro addirittura fino al Rinascimento.
Pare che la massoneria abbia da proporre qualcosa per sfuggire alla crisi, sempre che non sfugga di mano la situazione. Lei crede alla loro buona fede? Può davvero fare qualcosa di buono? Oppure, come pensano in molti, è e continuerà ad essere un movimento anti-democratico?
Non essendo massone, non posso rappresentare il loro pensiero, ma credo che siano animati da ottime intenzioni. Hanno un impegno civile e soprattutto laico, per questo partecipo volentieri ai convegni che propongono. Ovviamente, spero che facciano gli interessi del Paese, non i propri.
L’Europa si sta “svuotando” culturalmente e socialmente?
L’Europa si sta svuotando dal secondo dopo-guerra – spiega – se non addirittura dal primo, da quando gli Stati Uniti sono entrati nel conflitto e hanno preso il controllo del mondo. Oggi, poi, si ha a che fare con altre grandi potenze, come Cina, Brasile, India. In sostanza, chi domina l’economia alla fine finisce per dominare anche la cultura, che è un prodotto del benessere. Ne risente per forza lo sviluppo culturale, che è il risultato di un insieme di fattori.
Crede che l’Unione Europea faccia il bene o il male delle popolazioni? Lei è un europeista, oppure pensa che la Cee sia una truffa a danno degli Stati e dei cittadini?
Io sono un euroscettico, tanto che nel 1996 ho fondato un movimento, “Italiani Liberi”, insieme all’antropologa Ida Magli, per sottoporre a un’analisi spietata l’Unione europea, un vero e proprio sovrastato, che, se da un lato può portare qualche vantaggio economico, dall’altro sottopone i cittadini a un doppio potere: due parlamenti, di cui uno non eletto, quello europeo, due governi, eccetera. Inoltre, impone leggi uniformi agli stati. Pochi sanno che nove leggi su dieci del nostro parlamento hanno la premessa su direttiva dell’Unione europea.
È assurdo, per esempio, proporre una legge sulle molestie sessuali che sia uguale a Stoccolma e in una parte dove la sensibilità su certi temi è senza dubbio diversa, come a Palermo. Non solo. L’Europa finirà per disgregare gli stati nazionali, poiché un sovrastato non vuole avere degli stati forti al suo interno. Ecco spiegate la nascita delle macroregioni e le spinte separatiste, come in Catalogna, in Belgio, o, come a mio avviso potrebbe accadere, in Sicilia e in Veneto.
Mi spaventa la volontà di forzare certi processi, di farli procedere a passo di corsa. Non sono preoccupato per ciò che accade, ma per il modo. Si vuole realizzare in pochi decenni un fenomeno storico che richiederebbe forse dei secoli. Tutte le dittature, compresa quella europea, che lo sta ormai diventando, cadono perché il dittatore corre, ma i popoli no. Al massimo, possono andare al trotto per un breve periodo. (r.s.)



