L’AQUILA – Si parla ormai di guerra civile in atto in Siria, dove la situazione sta diventando sempre più preoccupante.
Centinaia i morti solo negli ultimi giorni, migliaia da marzo 2011, quando sono iniziati i conflitti tra il regime di Bashar al Assad e i ribelli di opposizione.
Solo qualche giorno fa negli scontri hanno perso la vita almeno 105 persone: tra le vittime, 48 civili, 16 ribelli e 41 soldati. I blindati dell’esercito di Assad sono arrivati nel centro della capitale Damasco, ed è la prima volta che questo accade da quando è scoppiata la rivolta anti-governativa.
La stampa parla di “bombardamenti senza precedenti”, il Cicr, il Comitato della Croce Rossa, lo ha definito un “conflitto armato non internazionale”. Un modo per dire che in atto c’è una vera e propria guerriglia.
Da lontano non è facile farsi un’idea di ciò che sta accadendo davvero.
“La stampa dice un mare di bugie, la verità è massacrata da una parte e dall’altra”, avverte Mimmo Srour, ex assessore regionale, nato e cresciuto in Siria.
L’ex sindaco di Sant’Eusanio Forconese è in continuo contatto con alcune persone che vivono nel paese e che “sono atterrite, ma anche avvilite per quello che sta accadendo”.
Per Srour in atto ci sono dinamiche complesse, che vanno oltre quello che filtra dai mezzi di comunicazione.
Un disegno politico mondiale che vede protagoniste grandi potenze: i colossi orientali di Russia e Cina, da un lato, l’America e le forze occidentali dall’altro.
Secondo lei c’è un preciso progetto dietro gli scontri?
Oggi in Siria è in atto un conflitto che ha poco a che fare con le rivendicazioni di diritti civili e con le contestazioni al governo di Assad. Le riforme sono state fatte, la costituzione è stata rinnovata.
Dietro tutto questo c’è ben altro e cosa sia si capisce facilmente guardando la cartina geografica e mettendo in fila paesi come Pakistan, Afghanistan, Iran e Iraq. E poi la Siria.
Si spieghi meglio.
Si tratta del progetto del Grande Medio Oriente. La Siria, in questo disegno geopolitico ha una funzione strategica, è una porta sul Mediterraneo. Purtroppo il popolo siriano sta pagando un prezzo altissimo per una partita che serve a stabilire nuovi equilibri mondiali.
Che idea si è fatto sui gruppi ribelli di opposizione?
Si tratta di fondamentalisti islamici che vengono da altri paesi, finanziati dalle monarchie assolute come Arabia Saudita con l’appoggio politico dell’Occidente.
La situazione, stando a quanto riportano i media, sta peggiorando di ora in ora. Conflitti e attacchi continuano a mietere vittime, soprattutto tra i civili.
Il massacro in atto è assolutamente ingiusto. Però attenzione, vorrei riflettere su un aspetto.
In tutti questi mesi ogni volta che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha annunciato di riunirsi, ne è seguita una strage. È poco credibile che il governo vada contro i suoi stessi interessi. Non sono un complottista, ma la verità è diversa da quella che sembra.
Sta dicendo che i mezzi di informazione non dicono la verità?
Sicuramente qualcosa di strano c’è. Conosco alcuni giornalisti italiani che sono andati in Siria, ma una volta tornati nessun giornale ha dato loro la possibilità di scrivere e raccontare. Alcuni canali arabi sono stati oscurati e non sono visibili dall’Europa. La verità non va detta.
C’è qualche analogia con quanto accaduto in Libia e in generale con quella che è stata definita la “primavera araba”?
Non c’è nessuna “primavera”, semmai parlerei di “inverno”. C’è da notare che in tutti i paesi coinvolti si è insediato al governo l’islam politico integralista. Lo vedo come una sorta di ‘baratto’ con l’America: noi andiamo al potere e promettiamo di lasciarvi stare.
Lei è in contatto con persone che vivono lì. Quali sono le sensazioni che le descrivono?
La gente è impaurita e avvilita. Se ci si prova a spostare da una città all’altra si viene fermati da questi gruppi di ribelli che ti tagliano la strada, ti fermano, ti chiedono la carta d’identità e domandano a quale religione appartieni.
Bisogna fare qualcosa per il popolo siriano, quello che veramente vuole vivere in pace in uno stato laico, godendo delle libertà civili.
Com’era la situazione in Siria prima del conflitto?
Sicuramente c’erano molti problemi, tantissima corruzione e povertà.
Ma c’era il rispetto dell’uno verso l’altro. La Siria è un paese multiconfessionale, convivono ben 19 religioni e quattro etnie diverse. Basti pensare che nelle scuole, dove la minoranza dei ragazzi è cristiana, il giorno di riposo è fissato di domenica, e non di venerdì come dovrebbe essere per i musulmani. Questo è rispetto.
Cosa andrebbe fatto per riportare la pace in Siria?
L’unica soluzione è il dialogo. Se tutti fossero in buona fede, si metterebbero da parte le armi e si farebbero riunire Assad e oppositori attorno a un tavolo, a discutere davvero del futuro della Siria.
Per poi far decidere al popolo, attraverso il voto, il governo migliore. Ma né America (e quando dico America intendo Israele) né la Russia permetteranno mai una cosa del genere. Elisa Marulli






