L’AQUILA – Ballano 222 milioni di euro. Ovvero quelli che quantificano i danni della grandinata che ha falcidiato l’Abruzzo lo scorso 10 luglio. 

Fondi che, se tutto andrà come sembra, il governo non stanzierà: non ci sono i presupposti per concedere lo stato di emergenza, come richiesto dalla Regione. 

L’indiscrezione arriva dalla Protezione civile nazionale e sarà resa ufficiale nei prossimi giorni. 

Due le ragioni: manca il “rischio residuo”, ovvero la possibilità che si verifichino ancora pericoli per la popolazione; non è stata prestata assistenza alla popolazione, per sgomberi, sfollati e assistenza in strutture ricettive. 

Lo stesso criterio sarà applicato in altre regioni. 

Ovviamente l’Abruzzo non ci sta e prova a tenere aperta la partita. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha scritto al presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, nella qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, e ai presidenti delle Regioni Marche, Molise e Puglia, per sollecitare un intervento comune nei confronti del Governo ai fini del riconoscimento dello stato di emergenza. 

Il presidente Bonaccini, informa una nota ufficiale, ha pienamente condiviso l’iniziativa e assicurato che se ne farà portatore a nome di tutte le regioni interessate.

I danni sarebbero così ripartiti: 652 mila euro alla provincia dell’Aquila, 106 milioni in quella di Chieti, 114 a Pescara e 1,8 milioni a Teramo.

A Pescara, in particolare, la situazione è molto tesa. Piove in centinaia di abitazioni popolari, oltre duecento appartamenti con tetti rotti ormai da quasi quattro mesi.

Per i tanti cittadini abruzzesi che in questi mesi si recavano e continuano a recarsi all’Ater, società pubblica dell’edilizia popolare, la risposta agli sportelli è sempre la stessa: “Non abbiamo un euro in cassa, toccherà aspettare lo stato d’emergenza. Da lì, due mesi per le gare d’appalto, poi finalmente i lavori”. 

Nelle prossime ore, però, da Roma arriverà la doccia fredda: i requisiti per dichiarare lo stato d’emergenza non ci sono -la decisione assunta- perché la forte grandinata non ha richiesto misure straordinarie di assistenza alla popolazione, ovvero evacuazioni, o interventi urgenti non fronteggiabili a livello locale.