L’AQUILA – “Mi sento forte per la condanna confermata di Bernardo De Bernardinis, significa che lo Stato all’Aquila ha sbagliato e non siamo dei visionari, è così e basta”.

Lo afferma Vincenzo Vittorini, chirurgo aquilano che nel sisma del 6 aprile 2009 ha perso la moglie Claudia e la figlia Fabrizia, dopo la sentenza di Cassazione del processo alla commissione Grandi rischi.

Vittorini si dice “dispiaciuto, con le lacrime dentro, per le parti civili che sono state tirate fuori dal processo”, non essendo stati accolti i ricorsi per condannare De Bernardinis, unico non assolto dei 7 componenti, anche per altri decessi oltre ai 13 per cui è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo e lesioni.

Ma a Vittorini, che è anche consigliere comunale con il gruppo civico Appello per L’Aquila che vogliamo, non vanno bene le 6 assoluzioni ora definitive.

“Mi fa male che abbiano trovato un escamotage per tirare fuori i componenti della Grandi rischi che, come ormai deciso, non hanno compiuto azioni di rilevanza penale ma solo perché non era formalmente una riunione della commissione. Qualcuno allora mi deve dire – prosegue – perché quegli uomini di scienza sono arrivati all’Aquila. C’è amarezza per questo, ma la forza per andare avanti sulla via della verità, e parlo del processo a Guido Bertolaso, ora si è visto qual era l’anello di congiunzione”, in riferimento al processo satellite rinviato oggi al 4 marzo 2016 al diretto superiore di De Bernardinis, l’ex capo dipartimento.

“Questo Paese deve fare un passo avanti sulla comunicazione e la gestione del prima delle emergenze, non può essere come è stato gestito qui – conclude – All’Aquila c’è stato un default totale dello Stato”.