L’AQUILA – È cominciata con un passo falso, lo slittamento al 26 febbraio 2011 per un difetto di notifica, l’udienza preliminare del filone d’inchiesta sulla commissione Grandi rischi, accusata in blocco di omicidio colposo plurimo per aver causato la morte di tutte le 308 vittime del terremoto con le rassicurazioni prima della scossa del 6 aprile 2009.

Un’udienza in cui, nonostante non si sia entrati nel merito, non sono mancate le schermaglie:  mentre il giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Grieco, invitava alla serenità, i familiari delle vittime hanno contestato il comportamento dei legali degli indagati, accusandoli sostanzialmente di voler fare “melina”; gli stessi legali si sono poi scontrati con il pubblico ministero, Fabio Picuti, sulla data della prossima udienza.

Al termine dell’udienza, in una conferenza stampa fuori dall’aula di giustizia, il presidente dell’associazione “309 martiri”, Vincenzo Vittorini, ha letto una nota in cui vengono chieste le dimissioni di numerosi esponenti politici e della protezione civile in carica al 6 aprile 2009, in particolare del commissario, Gianni Chiodi, dell’ex presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, e del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, quest’ultimo accusato anche di non aver mai svelato alla città una dichiarazione del presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, che avrebbe potuto allarmare la popolazione.

Altro aspetto importante emerso è che, come per la Casa dello studente, anche il processo alla Grandi rischi si svolgerà di sabato: tutte le parti presenti si sono dette d’accordo con la precisa richiesta del Gup.

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IL RINVIO

Dopo aver saputo che non era tornato indietro da uno degli indagati, Claudio Eva, l’avviso di ricevimento dell’atto di notifica della fissazione dell’udienza di oggi, in gergo la “cartolina”, il giudice Grieco non ha potuto far altro che disporre il rinvio.

Interrogato dal Gup, infatti, l’avvocato di Eva, l’ex ministro della Giustizia Alfredo Biondi, ha spiegato di non essere in condizioni di sapere se il suo assistito ha ricevuto o meno la notifica. “Non posso disporre io”, ha detto. A quel punto il rinvio era inevitabile.

“Non è pedanteria, ma rischiamo una nullità”, ha ricordato il Gup, che ha anche disposto il rinnovo della notifica tramite la polizia giudiziaria.

LO SCONTRO SULLA DATA

Al momento di decidere la data, l’avvocato Biondi ha segnalato una richiesta specifica, quella di “fissare la prossima udienza a quando sarà stata decisa l’altra questione per un’unicità di valutazione”. L’“altra questione” sarebbe l’udienza del 2 febbraio per l’opposizione alle archiviazioni chieste dal Pm.

Paventato anche l’accorpamento dei diversi mini procedimenti a quello principale. “Il processo è già una pena”, ha aggiunto Biondi in questo senso, citando il giurista Francesco Carnelutti, ma a quel punto uno dei familiari delle vittime ha sbottato: “Anche per chi è morto, e voi dovete avere rispetto!”.

Mentre l’avvocato di Enzo Boschi, Marcello Melandri, sbottava “Ancora non cominciamo e già ci contestano!” e il Pm Picuti invitava a fare silenzio, il Gup Grieco ha ordinato la calma e la situazione è tornata tranquilla.

Tornando alla questione, l’accusa ha ricordato che “il 2 potrebbero essere chiesti altri sei mesi per le indagini, e poi ancora una richiesta di archiviazione, e a quel punto avremmo perso sei mesi. Inoltre – ha aggiunto Picuti – a me risultano altri quattro procedimenti di questo tipo, inseguire tutto non è nell’economia di questo processo, ma solo una perdita di tempo”.

Tesi sostenuta anche dall’avvocato Antonio Valentini, ma alla fine Grieco ha optato per un rinvio comunque successivo al 2 febbraio. In prima battuta aveva deciso per il 12 marzo, ma poi, vista l’indisponibilità di un legale, il Gup ha spostato indietro di due sabati, fissando la nuova udienza al 26 febbraio.

UN PROCESSO AL SABATO

“Sono costretto a chiedere alle parti la disponibilità per celebrare questo processo di sabato, per questioni di carichi miei e di logistica. E poi questo non è un processo come gli altri, non nascondiamoci dietro un dito: è opportuna un’eccezione alle normali abitudini”.

Così Grieco ha spiegato la sua intenzione di celebrare le udienze di questo processo di sabato, come già è solito fare per quello sul crollo della Casa dello studente.

Le parti offese, per bocca dell’avvocato Valentini, si sono dette d’accordo. Il Pm Picuti ha replicato che “per me si potrebbe fare anche di domenica!”, mentre gli avvocati degli indagati non hanno avuto obiezioni.

Solo l’avvocato Melandri ha spiegato che potrebbero esserci problemi con le udienze concomitanti al tribunale di Roma del processo Fastweb, in cui è impegnato.

EX MINISTRO BIONDI (LEGALE EVA): ”COMMISSIONE E’ SOLO ORGANO CONSULTIVO”

L’AQUILA – “La commissione Grandi rischi deve dire qual è la situazione, non deve dire ‘fate questo o fate quello’, perché è un compito dell’esecutivo. Se dopo quello che è emerso, dicendo ‘i fatti sono questi e gli eventi possono verificarsi’, le misure di carattere correttivo, sistemazione delle zone di accoglienza e decisioni sul comportamento della popolazione non spettano a un organo consultivo”.

Lo ha detto l’avvocato Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, legale del professore di Fisica terrestre Claudio Eva, componente della commissione Grandi rischi, al termine della prima udienza preliminare su questo filone d’inchiesta, che si è conclusa con un nulla di fatto.

Sul contestato verbale della riunione del 31 marzo 2009, Biondi ha detto che “c’è stata una verbalizzazione da parte di un funzionario con nomi, cognomi e indirizzi, poi è stato fatto il riassunto del verbale, e non è stato scritto, come si legge, che c’è stata una conclusione, ma c’è stata una serie di dichiarazioni. Ognuno – ha affermato – in scienza e coscienza. Non c’era scritto alla fine ‘state tranquilli’”.

Sull’udienza di oggi, Biondi ha commentato che “è stata molto serena, abbiamo sollevato questioni importanti sulla presenza di più procedimenti sullo stesso fatto e mi è parso che il giudice con grande equilibrio ne abbia tenuto conto”.

Il legale di Eva ha anche parlato dello scontro sul rinvio della data della prossima udienza e sul possibile accorpamento del procedimento principale a quelli sulle opposizioni alle richieste d’archiviazione.

“Il processo – ha ricordato Biondi – è uno, hanno discusso sul sesso degli angeli. Il fatto è uno, le parti lese sono quelle che erano qua presenti più le altre che potrebbero avere accesso. Se si dovesse immaginare che si fa più processi per quante sono le parti lese, come ho sentito dire da qualche avvocato come dire, un po’ avventuroso, tecnicamente è una cosa che non va”.

ROSSINI: ”HANNO DETTO DI RESTARE A CASA, ALTRIMENTI…”

L’AQUILA – “Quando c’è il terremoto, la gente prende la valigia e se ne va da casa, in un prato, in un campo, insomma si allontana. Lo sanno, che questa è una zona sismica. Questi ragazzi se ne sarebbero andati, ne abbiamo le prove specifiche e le porteremo al processo, e non sarebbero morti”.

Lo ha detto il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini, al termine della prima udienza preliminare sul filone della commissione Grandi rischi.

“Quello che invece sembra sia avvenuto – ha aggiunto parlando della Grandi rischi – è che questi professori che hanno fatto questi studi hanno detto no, no, potete tornare a casa. Queste persone singolarmente sono testimoni nel processo: non è una cosa teorica, abbiamo la prova che sarebbero andati via e non sarebbero morti. Per questo noi procediamo, non perché diciamo che i terremoti sono prevedibili o non prevedibili. Ci sono testimoni, genitori e altri, che deporranno in questo processo, ed è su questa base che li abbiamo rinviati a giudizio”.

Sullo stato della maxi inchiesta terremoto, dopo aver ricordato che “abbiamo sempre detto che entro un anno avremmo portato le persone davanti ai loro processi”, Rossini ha detto che “in questo dicembre completiamo sostanzialmente l’inchiesta della procura della Repubblica e la portiamo davanti ai giudici e sentiremo le loro decisioni, non è che possiamo condannare noi qualcuno”.

“Va sottolineata – ha concluso Rossini – la grande civiltà degli abruzzesi. Per la strada mi fermano e mi ringraziano per quello che stiamo facendo, ma nessuno ha mai espresso propositi di ‘vendetta’ per ‘questi mascalzoni’ eccetera. Vogliamo solo sapere come sono andate, le cose, che è successo, e se per caso ci sono responsabilità, quello che prevede la legge”.

 FAMILIARI VITTIME: ”ORMAI E’ CERTO, NON AVVERTIRONO”

L’AQUILA – Per i familiari delle vittime del terremoto dell’Aquila, non solo la commissione Grandi rischi fornì indicazioni troppo rassicuranti in relazione allo sciame sismico in atto, ma anche gli amministratori non seppero fare il loro dovere.

Così oggi hanno chiesto le dimissioni da ogni incarico pubblico ricoperto prima del terremoto del 6 aprile 2009 sia dei componenti della commissione sia dei presidenti di Regione, Gianni Chiodi, Provincia, all’epoca Stefania Pezzopane, e del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Altri esponenti invitati a dimettersi, l’assessore comunale dell’epoca alla Protezione civile, Roberto Riga, i dirigenti del servizio di Protezione civile della Regione Abruzzo, Altero Leone, Carlo Visca e Marinello Mastrogiuseppe.

A quest’ultimo, in particolare, si rimprovera di avere affermato ufficiosamente solo qualche giorno fa, durante un convegno, che durante la riunione all’Aquila della Commissione, il 31 marzo 2009, il presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, disse: “mettetevi in mente che non sarà oggi, non sarà domani ma un terremoto forte colpirà L’Aquila”.

Secondo il presidente dell’associazione “309 Martiri dell’Aquila”, Vincenzo Vittorini, questa affermazione non risulta riportata nel verbale della commissione né, tantomeno, nella bozza dello stesso.

“In ogni caso – ha detto – il sindaco Cialente ha omesso di riferire tale affermazione alla cittadinanza aquilana. Ove recepita, avrebbe potuto salvare vite umane”.

“Taluno dei suddetti rappresentanti al termine della riunione della Commissione grandi rischi del 31 marzo 2009, ha addirittura rassicurato la cittadinanza aquilana inducendola così a sottovalutare le pericolose potenzialità degli eventi sismici in atto ormai da sei mesi”, ha spiegato ancora il presidente dell’Associazione, Vincenzo Vittorini.

“I rappresentanti degli Enti locali hanno omessi di informare adeguatamente la cittadinanza aquilana sui contenuti del cosiddetto ‘Piano di Protezione civile comunale’ che peraltro non solo non risulta essere stato tempestivamente approvato ma, addirittura monco e incongruo, così come è stato affermato da taluno dei consiglieri comunali che ne ha addirittura chiesto il ritiro proprio nel corso della seduta consiliare per l’approvazione dello stesso.

“Gli amministratori – ha detto ancora Vittorini – hanno omesso di adottare provvedimenti atti alla salvaguardia dell’incolumità degli studenti aquilani e non, di ogni ordine e grado, frequentando i corsi tenuti in edifici scolastici e universitari gravemente inidonei a garantire la sicurezza e l’incolumità degli alunni medesimi. Con ciò esponendo questi ultimi al rischio di morte”.

Secondo Vittorini, amministratori, dirigenti e tecnici, nonché la commissione Grandi rischi, “hanno agito con negligenza, imprudenza, imperizia e superficialità determinando così la strage della notte del 6 aprile 2009 e quindi devono dimettersi da ogni incarico pubblico ancora oggi ricoperto”.

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