L’AQUILA – Sarà un processo “flash”, altro che giustizia lenta, quello alla commissione Grandi rischi in corso all’Aquila, con l’organo consultivo della presidenza del Consiglio accusato di aver fornito false rassicurazioni e sottovalutato il rischio sismico, causando la morte di 309 persone il 6 aprile 2009.

Oggi, infatti, nella 17ª udienza, si sono concluse le testimonianze di parte civile, che erano seguite a quelle dell’accusa, e il giudice Marco Billi ha fissato un rigido calendario d’udienze per le testimonianze conclusive, quelle delle difese, che avrà un solo mercoledì di pausa, il 25 aprile, festivo.

Per il resto si procederà a spron battuto e già il 23 maggio comincerà l’esame degli imputati, da chiudere nelle migliori previsioni in un paio di appuntamenti. La previsione è che si possa arrivare alla sentenza in estate, molto probabilmente prima della pausa estiva.

Grande commozione oggi tra le testimonianze, sono state rievocate vicende dolorose e diventate nel tempo molto note anche all’opinione pubblica. Come quelle dell’avvocato Maurizio Cora, che nel sisma ha perso la moglie Patrizia e le figlie Antonella e Alessandra, e della famiglia Giallonardo.

Tra i testi anche Giulio Carnevale, imprenditore che nel sisma ha perso la figlia Giulia, studentessa universitaria al capoluogo, che abitava nello stesso palazzo dei Cora. Terribile la cronaca minuto per minuto raccontata dall’uomo, visibilmente commosso nel ritirare fuori dalla memoria momenti così terribili.

Tutti i testimoni hanno ribadito il refrain delle altre numerose deposizioni già ascoltate: gli aquilani hanno sempre temuto il terremoto ed erano spaventati per lo sciame del 2009, ma hanno cambiato atteggiamento dopo la riunione della Cgr, una scelta che per molti di loro si è rivelata fatale.

È proprio questo il nocciolo del dibattimento, dimostrare prove alla mano il nesso causale tra gli esiti della riunione e il comportamento degli aquilani, un nesso che non esiste per gli avvocati difensori, che parlano di “processo alla scienza”.

Da notare che tra i testi ancora da sentire ci saranno anche l’ex prefetto dell’Aquila e oggi capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, e l’ingegnere e attuale sottosegretario alle Politiche agricole e forestali del governo Monti, Franco Braga.

IL CALENDARIO

Procederà a ritmo serratissimo il processo alla commissione Grandi rischi. Il giudice Marco Billi ha già calendarizzato tutte le prossime udienze che porteranno a cominciare l’esame dei sette imputati a fine maggio.

Tra i testi ancora da sentire, l’ex prefetto dell’Aquila e oggi capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, e l’ingegnere e attuale sottosegretario alle Politiche agricole e forestali del governo Monti, Franco Braga.

La prossima settimana ci sarà una pausa, il 28 marzo saranno sentiti alcuni testimoni e visionati alcuni video. Mercoledì 4 aprile, quattro giorni prima di Pasqua, dovrebbero essere ascoltati alcuni testi dell’avvocato Filippo Dinacci, tra cui l’ex prefetto del capoluogo e appunto Gabrielli.

Mercoledì 11 aprile i testi dell’avvocato Francesco Petrelli, mercoledì 18 quelli dell’avvocato Alfredo Biondi e altri. Il 25 aprile non ci sarà udienza per il giorno festivo, il 2 maggio ancora proiezione di video, il 9 consulenti dell’avvocato Alessandra Stefano, il 16 consulenti di Dinacci tra cui anche Braga.

Il 23 maggio il clou, comincerà infatti l’esame degli imputati in due-tre udienze se Billi correrà come ha fatto fin qua.

Al termine si deciderà sui confronti richiesti dall’accusa e dalle difese che coinvolgono il sindaco dell’Aquila uscente, Massimo Cialente (che potrebbe essere stato riconfermato o meno dal voto amministrativo), l’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati e il dirigente regionale dello stesso settore Altero Leone. (alb.or.)

LE TESTIMONIANZE


GIULIO CARNEVALE E MAURIZIO CORA, UNITI NELLA TRAGEDIA

Si sono conosciuti nella notte dell’incubo e dopo quasi tre anni sono più che mai uniti nella tragedia, tanto che parlano fitto tra loro e si abbracciano al termine dell’udienza.

Nel sisma del 6 aprile 2009 ‘imprenditore frusinate Giulio Carnevale è stato protagonista di una vicenda orribile, la morte della figlia Giulia sotto le macerie, ma è stato anche testimone di un’altra altrettanto tremenda, quella dell’avvocato aquilano Maurizio Cora, che ha perso la moglie Patrizia Massimino e le figlie Antonella e Alessandra.

“Ho conosciuto l’avvocato Cora dopo il 6 aprile, ho perso mia figlia nel suo stesso palazzo – ha raccontato al giudice – Arrivai all’Aquila verso le 5.30 del mattino, sulla scena impressionante del crollo vidi l’avvocato praticamente nudo, scalzo, gli detti un paio di ciabatte. Era scosso, sotto shock, ferito. Vidi i vigili del fuoco e sentivo strillare da sotto le macerie”.

“Chiamai i miei operai (ha una ditta, ndr) – ha proseguito – e li feci venire con tutta l’attrezzatura per cercare di agire subito e recuperare questa ragazza che era la figlia di Cora, Antonella. Capii subito che mia figlia non c’era più, la chiamavo incessantemente ma non rispondeva”.

Carnevale ha proseguito il racconto in un silenzio assoluto ricordando che “si sentiva strillare, erano lamenti isterici, la ragazza strillava, piangeva, rideva, diceva che era ferita, si sentiva un occhio fuori dall’orbita e un ginocchio rotto. Alle 8 – ha aggiunto – trovammo il primo corpo, sdraiato sul letto. Dallo smalto capii che non era mia figlia, chiamai Cora e riconobbe la moglie”.

“C’erano i vigili del fuoco di Ostia, chiesi loro com’era possibile che fossero già arrivati all’Aquila due ore dopo la scossa. Mi dissero che erano partiti subito, ma capii che c’era stato una sorta di preallarme”.

Il teste ha poi affermato che “alle 10 riuscimmo a tirare fuori la figlia di Cora, Antonella, che era ancora viva. Mi stupì – ha aggiunto – il senso di soddisfazione di questa ragazza. Fu subito portata via, l’avvocato rimase perché aveva ancora un’altra figlia sotto le macerie”.

“Si scavava con tutti i mezzi possibili – ha sospirato Carnevale – Io chiamavo continuamente il nome di Giulia per vedere se rispondeva, chiamavo con il cellulare per vedere il posto dove stava. Fra il lunedì e il martedì fu estratta la figlia più piccola dell’avvocato, giaceva sul suo letto. L’avvocato mi disse che voleva abbandonare anche lui questa Terra e si chiese perché era stato graziato”.

IL PRIMARIO: ”ANTONELLA ERA IN CONDIZIONI GRAVISSIME”

Della vicenda di Antonella Cora ha parlato anche Massimo Antonelli, primario del reparto di Rianimazione dell’ospedale Gemelli di Roma dove la ragazza fu ricoverata dal 7 al 9 di aprile, proveniente dall’ospedale di Teramo, prima di perdere la vita.

La testimonianza è stata chiamata principalmente per i risvolti civili e risarcitori che avrà il processo Cgr.

“Era una situazione di estrema gravità – ha spiegato – con una compressione molto grave dei tessuti a seguito delle macerie che l’hanno schiacciata. A causa di questo, aveva una grave insufficienza renale dovendo ricorrere alla dialisi. All’arrivo le condizioni erano notevolmente compromesse, rischio di vita molto alto”.

“In quell’occasione – ha aggiunto – ho conosciuto il papà che era già in condizioni stressanti vista la perdita della moglie e dell’altra figlia. Capendo che era una situazione al limite, abbiamo tentato tutto quello che potevamo: dialisi, ventilazioni meccanica, supporti a tutte le funzioni vitali, ma alla fine abbiamo dovuto arrenderci perché la situazione neurologica ha avuto un ulteriore peggioramento”.

Alla fine, ha spiegato il medico, “ho preso la decisione, concordata anche con il papà, di non continuare cure che le avrebbero prolungato la vita solo per altre due o tre ore. È stato molto difficile anche per noi, coinvolti dall’emergenza e dalle circostanze”.

GLI AMICI DELL’AVVOCATO CORA: ”PAURA, POI SI FIDARONO DELLA SCIENZA”

Sul caso Cora ascoltata anche Giovanna Equizi, rispettivamente moglie e mamma degli avvocati Leandro e Gregorio Equizi, che avevano lo studio nello stesso palazzo ed erano grandi amici della famiglia Cora.

“La famiglia era terrorizzata e sfiancata dal terremoto – ha ricordato – la mia amica Patrizia, moglie dell’avvocato, una volta mi ha chiamato anche se era a Roma. Io avevo paura, ho esortato mio figlio a non comprare la casa in centro, cosa che poi ha fatto”.

È stato anche ascoltato il signor Tiberti, un amico di famiglia, che ha ricordato come dopo una delle scosse precedenti si incontrarono al parco del Castello.

“Alessandra era rimasta in macchina perché aveva la febbre, anch’io avevo paura, siamo rimasti quasi tre ore al Castello – ha ricordato – L’avvocato mi disse che si era tranquillizzato dopo la riunione per il rispetto delle istituzioni e del ruolo rivestito dagli scienziati”.

Lo stesso Cora, presente tra il pubblico, ha rinforzato questa sua valutazione: “per il totale affidamento nella voce ufficiale espressa”, ha mormorato.

GLI AMICI DI AURELIO E GIUSEPPINA: ”DOPO QUEL 31 MARZO LE COSE SONO CAMBIATE”

“Parlai della riunione della Grandi rischi e presi l’assunto che non c’era da preoccuparsi, perché la commissione diceva ai cittadini di stare tranquilli”.

Questa l’accusa alla commissione ribadita questa mattina dai familiari delle vittime del sisma del 6 aprile 2009, in questo caso le parole sono di Rinaldo Aristotile, che nei crolli in via Campo di Fossa ha perso entrambi i suoceri, Aurelio Giallonardo e Giuseppina Vasarelli, genitori della moglie Franca Giallonardo.

“Aurelio – ha detto – era tranquillo sia perché aveva una casa in cemento armato sia perché aveva appreso gli esiti della riunione della Cgr. Aurelio aveva appreso la notizia dai giornali e dalle tv locali. La notte tra il 5 e il 6 aprile sono stato l’ultimo a sentirlo e a parlare con lui: alla scossa delle 23 lo chiamai, voleva che andassimo da loro perché la casa era in cemento armato, chiesi a mia moglie se volevamo andare ma i bambini dormivano e siamo rimasti a casa”.

Altro teste di parte civile, Armenuhi Passayan, che conosceva i coniugi Giallonardo.  “Abitavamo in via Campo di Fossa – ha ricordato – Eravamo tutti allarmati e a ogni scossa che sentivamo uscivamo e ci riunivamo in piazzale Paoli, che si trova di fronte il palazzo. Ricordo bene la madre di Franca che era impaurita da tutte queste scosse”.

Dopo la riunione del 31 marzo per il teste le cose sono cambiate, “la moglie di Aurelio si sentiva tranquillizzata e come lei tutti noi. Mi disse – ha concluso – che era stata tranquillizzata dal marito che aveva appreso dell’esito della Cgr, che diceva di stare tranquilli”.

Versione, questa, ribadita anche da Ennio Ciambrone, che ha premesso che “Aurelio Giallonardo e la moglie erano gli unici amici che avevo perché ero stato fuori città per molti anni, a Milano”.

“Eravamo tutti preoccupati – ha detto il teste – pensavamo se uscire o rimanere a casa, io cercavo di rassicurarli. Con le scosse del 30 marzo uscimmo fuori e anche Aurelio mi riferì di essere uscito in piazzale Paoli. Sapevamo tramite il giornale e appresi da lì che si era riunita la Grandi rischi e che dissero di stare tranquilli, e noi ci fidammo vista la loro posizione di scienziati. Ci tranquillizzammo”.

E’ stata poi sentita la teste Patrizia Di Virgilio, amica di Paola Tomei, che ha perso la vita nei crolli a via Luigi Sturzo.

“La conoscevo da due anni – ha detto – ha sempre avuto paura del terremoto. Le scosse del 2009 le ho sentite ed eravamo tutti impauriti”. “La sua preoccupazione più grande – ha aggiunto – erano le sue figlie. Quando ci fu la scossa del 30 marzo uscimmo tutti fuori, quella notte lei restò in macchina. Dopo aver sentito alla radio che le scosse stavano diminuendo, invece, stavano tutti più tranquilli”.

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile.

Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci