L’AQUILA – Ancora qualche giorno per sapere se dovrà nascere o meno il processo “Grandi rischi 2”, che sarebbe una propaggine di quello già concluso con una condanna di sette esperti che hanno dato false rassicurazioni agli aquilani prima del sisma del 6 aprile 2009, una sentenza che ha fatto il giro del mondo.

Oggi, dopo cinque ore di udienza, infatti, il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, si è infatti preso un termine per decidere le sorti di due nuovi indagati, Guido Bertolaso (ex capo della Protezione civile e sottosegretario, nonché primo commissario per l’emergenza sisma) e Daniela Stati (ex assessore regionale al ramo) per i quali è stata richiesta l’archiviazione dalle accuse di omicidio colposo e lesioni colpose.

Gargarella ha ascoltato tutte le parti, tra cui le parti civili che si oppongo alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero Fabio Picuti e chiedono al giudice l’imputazione coatta, ossia di imporre al pm la richiesta di rinvio a giudizio o, in alternativa, di disporre nuove indagini.

In aula ci sono stati anche momenti delicati perché perché alcune parti hanno chiesto l’aggravamento del capo di imputazione a omicidio volontario, mentre il pm Picuti è rimasto fermo sulla linea dell’archiviazione e ha chiesto al magistrato, in caso di imputazione coatta, di specificare quali aspetti di indagine dovrà approfondire.

Secondo Picuti non ci sono elementi per un rinvio a giudizio della Stati e di Bertolaso. A carico dei due era stata aperta un’inchiesta parallela a quella principale dopo la pubblicazione su un giornale online di una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sul G8 della procura di Perugia.

Nella registrazione audio si sente l’ex sottosegretario affermare all’assessore di voler convocare la riunione per un’operazione mediatica con cui tranquillizzare la gente.

“Daniela Stati era invitata come osservatore in questa commissione per conoscere il parere degli esperti e divulgarlo – ha dichiarato ad AbruzzoWeb l’avvocato Alfredo Iacone, che assiste l’ex assessore assieme a Roberto Verdecchia – Certo non può aver avuto nessun ruolo nella formazione del parere della commissione poi oggetto della condanna”.