L’AQUILA – Qualche giorno prima della riunione della commissione Grandi rischi, Guido Bertolaso al telefono “preannuncia sostanzialmente il contenuto del comunicato che sarebbe stato rilasciato al termine della riunione”, di qui l’esigenza di accertare se abbia “compiuto pressioni sui membri suindicati al fine di indurli a rilasciare un comunicato avente lo scopo di tranquillizzare la popolazione”.
Ecco perché sono stati disposti sei mesi e mezzo di nuove indagini per scoprire anche se qualche componente della Cgr “abbia rivelato a Bertolaso in anticipo le decisioni, da loro autonomamente prese, o comunque il loro orientamento, che sarebbero state prese dalla commissione e comunicate successivamente alla stampa”, come si legge nell’ordinanza disvelata in anteprima da AbruzzoWeb.
Vuole insomma vederci chiaro al 100%, il giudice per le indagini preliminari dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, prima di definire la posizione dell’ex capo dipartimento della Protezione civile e commissario per l’emergenza sisma nell’ambito del processo all’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio, i cui 7 componenti che si riunirono all’Aquila 5 giorni prima del sisma del 6 aprile 2009 sono stati condannati in primo grado a 6 anni di carcere ciascuno.
Bertolaso è entrato nel processo a causa di una telefonata intercettata in cui alla vigilia della riunione affermava all’allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, la cui posizione è stata archiviata, di voler compiere un’operazione mediatica per rassicurare gli aquilani.
E su questo punto Gargarella ha ordinato nuove indagini al pubblico ministero Fabio Picuti, che per l’ex sottosegretario chiedeva invece l’archiviazione, scongiurando la nascita di un “processo bis”.
Il sostituto procuratore in aula ha spiegato di non essersi mai tirato indietro di fronte a indagini su personalità di spicco ma anche di aver esaurito gli accertamenti su Bertolaso, chiedendo, qualora la sua richiesta di archiviazione fosse stata bocciata, che il gip gli indicasse su quali aspetti concentrarsi.
Richiesta esaudita, con quattro quesiti che Gargarella gli pone direttamente, disponendo anche di riascoltare, ancora una volta, i 7 condannati.
Nell’ordinanza, il gip sottolinea appunto che le frasi di Bertolaso suonano estremamente simili al verbale della riunione divenuto elemento cardine del processo, inoltre evidenzia che “la telefonata suddetta coincide parzialmente nel suo contenuto con le dichiarazioni rilasciate dai membri della commissione dopo la riunione”.
In particolare, nota Gargarella, “con l’affermazione secondo la quale più scosse di terremoto avrebbero scaricato energia, mentre la situazione complessiva dell’Aquilano non avrebbe dovuto preoccupare, in quanto non allarmante”.
Secondo il gip, “non può essere considerato casuale che vi sia tale coincidenza, atteso che Bertolaso è laureato in medicina e non possedeva, dunque, anche su sua espressa ammissione in udienza, conoscenze tecniche specifiche che gli consentissero di indicare linee guida ovvero disposizioni alla commissione”.
1. Il giudice ritiene che “debba farsi luce, in particolare, sul rapporto tra Bertolaso e ciascuno dei membri, nonché sulle reali indicazioni ovvero istruzioni fornite dal primo alla seconda in vista della riunione”.
2. Gargarella chiede di appurare se “qualcuno dei membri della commissione abbia rivelato a Bertolaso in anticipo le decisioni”.
3. Il pm dovrà accertare “se vi siano stati, prima del 31 marzo 2013 (refuso per 2009, ndr), contatti diretti tra l’indagato Bertolaso e ciascuno dei membri”.
4. A Picuti anche il compito di accertare se l’indagato “abbia compiuto pressioni sui membri suindicati al fine di indurli a rilasciare un comunicato avente lo scopo di tranquillizzare la popolazione”.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.
Cinque le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato e si è sviluppato in oltre due anni e mezzo: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2012, la sentenza di primo grado; 18 gennaio 2013, il deposito delle motivazioni.
Nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese. Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, da sempre spaventati dalle scosse sismiche, hanno invece cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile più noti anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.
I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.
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<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
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