L’AQUILA – Morti e malattie.
Queste le conseguenze del terremoto del 6 aprile 2009 secondo le testimonianze di familiari delle vittime e personale medico, ascoltati oggi nell’udienza del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo consultivo della presidenza del Consiglio accusato di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose nella sua composizione del 2009.
Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati testimoni di parte civile chiamati dagli avvocati Maria Teresa Di Rocco e Roberto Madama.
Tra gli ascoltati, Fabio Lauri, fratello del custode della Casa dello studente, che si è salvato per miracolo, e Alessandra Rambaldi, sorella di Ilaria, studentessa deceduta nel crollo di una palazzina in via Campo di Fossa.
In particolare i familiari delle vittime hanno confermato che l’atteggiamento dei loro cari era mutato dopo la diffusione di notizie ritenute rassicuranti al termine della riunione Cgr del 31 marzo 2009.
Ascoltati anche alcuni tecnici, psichiatri e psicologi che hanno portato alla luce le problematiche di salute mentale che accusano i familiari a quasi tre anni dalla tragedia.
Nella prossima udienza, che sarà il 7 marzo, ci sarà l’ascolto di un esperto straniero, Vladimir Kossobokov, geofisico russo chiamato dall’avvocato Wania Della Vigna come consulente.
IL FRATELLO DEL CUSTODE: “CI CREDEVAMO”
“Ci credevamo. Avevamo bisogno di crederci e quindi ci tranquillizzammo tutti quanti”.
Queste le parole di Fabio Lauri, fratello di Piergiorgio, quest’ultimo custode della Casa dello studente coinvolto nel crollo della struttura scolastica dopo la scossa delle 3.32 e già chiamato come teste nelle scorse udienze.
Lauri ha evidenziato un atteggiamento mutato in seguito alla riunione della Cgr, dopo aver sottolineato che prima, invece, “noi uscivamo quando c’erano le scosse, cosi come faceva nostro padre”.
Drammatico il racconto del salvataggio del fratello. “Sono andato davanti la Casa dello studente, dove sapevo che lavorava – ha ricordato – C’era un’ala incantata, sotto sentivo la sua voce, ma non riuscivo a raggiungerlo”.
“Il cumulo di macerie dove stava mio fratello – ha aggiunto – era la parte dove erano crollati i solai, sopra la testa dei vigili del fuoco pendeva una colonna di calcestruzzo e a ogni scossa dovevano interrompersi. Siccome era un problema gli chiesero se potevano spezzargli una gamba per tirarlo fuori”.
I FAMILIARI DI ILARIA: “SI ERA TRANQUILLIZZATA”
“Ricordo espressamente che quando è stato diffuso il parere degli esperti lei si era un po’ tranquillizzata anche nel suo atteggiamento”.
Non ha avuto dubbi Alessandra Rambaldi, sorella di Ilaria, studentessa di Ingegneria originaria di Lanciano (Chieti) che ha perso la vita il 6 aprile 2009 assieme al fidanzato Paolo Verzilli. Nelle precedenti udienze era già stata ascoltata la madre, Maria Grazia Piccinini, oggi è stato il turno della sorella e del padre.
Prima della Cgr, ha detto Alessandra Rambaldi, “Ilaria lasciava ogni edificio in cui si trovava. Mi ricordo – ha aggiunto – che una volta raggiunse la piazza principale della città, piazza Duomo, per precauzione. Una condotta che mi raccontava telefonicamente o via chat. So che mamma raccontava che rimaneva fuori anche mezz’ora o un’ora”.
Circostanza confermata anche da Giuseppe Rambaldi, padre della sfortunata studentessa.
“Di solito – ha testimoniato – mi chiamava da piazza Duomo, che era il punto di raccordo di tutti i ragazzi dopo le scosse. Il 30 marzo mi ha chiamato mia figlia come mi chiamava ogni volta che c’era una scossa”.
“La notte del 5, a mezzanotte – ha proseguito – le dissi che la volevo andare a prendere, ma lei mi disse che non era il caso. Mi disse che c’era stata una riunione di esperti che la rassicurarono e dunque non era il caso di andarla a riprendere”.
PSICHIATRI E PISCOLOGI
Nell’ambito della triste storia della Rambaldi è stato ascoltato anche Maurizio Cupillari, psichiatra della Asl aquilana, che ha affermato che la madre, Maria Grazia, “soffre di disturbo post-traumatico da stress, unico disturbo in psichiatria che ha un rapporto di causa-effetto, in questo caso quello di aver perso la figlia”.
“Aveva ansia e senso di colpa e rabbia – ha ricordato il medico – dovute soprattutto alla rassicurazione che tutti avevano avuto. Il disturbo post-traumatico da stress interessa anche Giuseppe Rambaldi, un disturbo che ha peggiorato la sua dato che è già cardiopatico”.
Cupillari, tra l’altro, ha ricordato che che altri due testimoni già ascolti, Carlo ed Enrico Tassoni, che hanno perso la madre, hanno questo disturbo.
“Carlo mi ha raccontato che si sveglia ogni notte alle 3.30”, ha svelato Cupillari.
È stato poi il turno di Monica Mazza, ricercatrice della facoltà di Psicologia dell’Università dell’Aquila, che ha avuto in cura Ivana Cincis, madre del forestale Luigi Giugno (scomparso in un crollo a via Fortebraccio), anche lei parte civile, per disturbo post-traumatico da stress.
“Ha subìto un lutto enorme – ha affermato – ed è stata sottoposta a una serie di analisi comparative e una valutazione per capire se già aveva qualche patologia ma prima del terremoto era completamente sana”.
“Dopo il sisma – ha concluso – presenta grave patologia, stress, ansia, depressione, e stati di sofferenza psicologica continui”.
A chiudere Noemi Taddezio, psicologa che lavora nel Centro di salute mentale.
“Ho visitato Marco Castellano – ha detto – che si è rivolto a me per una sofferenza psicologica molto intensa, le sue condizioni erano molto gravi, presentava una tristezza profonda. Non riusciva a farsi una ragione della morte della madre”.
Originario della frazione aquilana di Tempera, anche Castellano è già stato ascoltato come teste assieme al fratello Fabrizio, e nella sua deposizione ha accusato apertamente quelli che ha chiamato i “dottori della Terra”, ricordando le parole della madre morta.
Tra i motivi della sua sofferenza, “perché non l’ha fatta dormire fuori casa e non è riuscito a tirarla fuori dalle macerie. Non era riuscito a fare un’elaborazione del lutto – ha concluso la Taddezio – è una persona piuttosto fragile che aveva una sindrome post-traumatica da stress”.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni chiamati dall’accusa, oltre 70 persone chiamate in causa dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile.
Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice
|
<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||



