L’AQUILA – La seconda parte pomeridiana della quarta udienza del processo alla Grandi rischi è stata dedicata quasi per intero alla triste storia di Alessio Di Pasquale, studente di Ingegneria morto a vent’anni nel crollo dell’edificio in via Campo di Fossa.
Uno dopo l’altro sono sfilati alcuni familiari, l’amico e compagno di stanza e la ex fidanzata.
Tutte le persone che gli erano vicine hanno notato un cambiamento di atteggiamento nel ragazzo.
“Prima del 31 marzo – ha spiegato il padre, Mario – nessuno aveva preso in considerazione lo sciame, poi c’era stata la riunione della Grandi rischi e secondo lui se questi personaggi avevano detto così bisognava prenderli in considerazione. Mi sono permesso di dissentire, volevo far tornare mio figlio, ma non è che potevo legarlo”.
L’atteggiamento ottimista del giovane è stato precisato dalla fidanzata, Claudia Conti. “Parlammo – ha ricordato – e ci dicemmo che gli esperti avevano detto che non sarebbe successo niente, era giusto credere a loro perché sapevano di cosa parlavano. Anche lui aveva appreso da giornali e Internet di questa riunione. La mattina dopo abbiamo saputo gli esiti, io non stavo tranquilla perché avevo tanta tanta paura, lui mi disse che più c’erano le scosse più l’energia diminuiva”.
Secondo la Conti, “l’atteggiamento di Alessio era cambiato. Dopo il 31 – ha spiegato – quando arrivava la scossa mentre mangiava, restava seduto e continuava a mangiare. Alessio stava tranquillissimo dopo il 31, prima invece aveva tanta paura. Nei giorni precedenti lui usciva di casa”.
Quest’ultimo passaggio è andato in contrasto con la testimonianza seguente, quella del giovane Guido Mariani, compagno di stanza di Alessio, scampato miracolosamente alla morte dopo essere rimasto sepolto per tre ore sotto le macerie.
Secondo quest’ultimo, infatti, in occasione della scossa del 30 marzo sia lui che la vittima non erano usciti per paura dalla loro abitazione. La fidanzata invece aveva testimoniato di sì.
Dopo aver evidenziato il contrasto, il pm Roberta D’Avolio ha chiesto un confronto diretto tra i due per chiarire la situazione, il giudice Marco Billi lo ha accordato ma nemmeno così le versioni si sono unificate.
L’ultima a parlare davanti al microfono dell’aula C del tribunale dell’Aquila è stata la sorella di Alessio, Cristina, che ha ribadito che “per lui gli esperti avevano detto di stare tranquilli, lo disse a mio cugino durante un pranzo di famiglia”. (alb.or.)



