L’AQUILA – La “faglia di Paganica”, che ha originato il terremoto del 6 aprile 2009, non era nota agli esperti alla vigilia della scossa delle 3.32, quella di magnitudo 6.3 che ha devastato l’Aquilano.

Questo l’insospettabile colpo di scena venuto fuori oggi nel corso della 18ª udienza del processo alla commissione Grandi rischi, organo consultivo della presidenza del Consiglio, in corso al tribunale dell’Aquila che, tra l’altro, si trova proprio nella zona della faglia.

Ad ammettere l’ignoranza è stato uno dei testimoni della difesa, Gianluca Valensise, geologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma, ascoltato oggi assieme ad Antonio Moretti, collega dell’Università dell’Aquila.

Dopo queste uniche due testimonianze è cominciata la proiezione sul lato destro della parete frontale dell’aula C di una serie di video prodotti dall’accusa e dalle parti come fonti di prova.

Al termine il giudice Marco Billi ha rinviato l’udienza a mercoledì prossimo, 4 aprile. In quella successiva, l’11, con tutta probabilità dovrebbe essere ascoltato l’attuale capo della Protezione civile ed ex prefetto dell’Aquila all’epoca del sisma, Franco Gabrielli, chiamato come teste della difesa dall’avvocato Filippo Dinacci.

LE TESTIMONIANZE


VALENSISE (INGV), ”LA FAGLIA DI PAGANICA ERA IGNOTA”

“Nella zona dell’Aquilano – ha ammesso – la faglia che ha causato il sisma non era nota con esattezza, infatti ci siamo accorti che era leggermente più a Ovest rispetto a dove pensavamo si trovasse”.

Valensise ha poi ribadito che “nel 2009 non si sapeva la faglia sarebbe stata nel punto esatto dove si è manifestata, si era solo a conoscenza che nel corridoio tra L’Aquila e Sulmona si sarebbero avuto terremoti come sempre in passato”.

Perciò questa ignoranza, ha precisato, “non deve fuorviare: che questo sia un territorio soggetto alle scosse era noto e quindi andavano messe in atto tecniche diverse e più specifiche di conoscenza delle faglie”.

Sempre parlando di queste fratture del territorio, l’esperto ha spiegato che “prima del 6 aprile pensavamo esistesse una faglia da Ocre vero l’Altopiano delle Rocche, poi si è scoperta quella di Paganica che passa anche per Bazzano. Si trova sotto i nostri piedi, a tre quattro chilometri – ha evidenziato Valensise – e prosegue verso Bussi”.

“È una faglia di distensione – ha concluso, spiegando poi in termini comprensibili – è come se qualcuno tirasse l’Appennino dall’Adriatico verso il Tirreno, provocando a un certo punto un cedimento e una frattura”.

MORETTI: “IO GEOLOGO E VIVO SULLA FAGLIA, MA NON MI HANNO INVITATO”

È stata poi la volta di Antonio Moretti, geologo nonché prof dell’Università dell’Aquila, che ha ribadito quanto sostenuto in un’intervista alla trasmissione Presa diretta del giornalista Riccardo Iacona e nel verbale di acquisizione di sommarie informazioni relativo alla sua deposizione durante la fase delle indagini preliminari.

“Ero in disaccordo – ha detto – sull’opportunità di tranquillizzare la gente in quelle condizioni, quando c’era in atto uno sciame sismico. Avevo chiesto di essere invitato alla riunione della Cgr, visto che mancava un esperto in sismotettonica sulla faglia”.

Oltretutto Moretti ha sottolineato che “oltre a essere un geologo vivo sulla faglia di Pettino perciò mi ero mosso per essere invitato: pur essendoci luminari conoscevo e conosco bene il territorio. Mi fu risposto che non potevo essere invitato, la riunione aveva solo lo scopo di ordine e sicurezza pubblica”.

Una circostanza, questa del mancato invito, che era stata confermata in una precedente testimonianza anche dal rettore uscente dell’ateneo aquilano, Ferdinando Di Orio.

I VIDEO

Successivamente è cominciata la maxi proiezione dei filmati dei telegiornali prodotti dalla procura.

Su alcuni servizi si è scatenato il dibattito degli avvocati delle varie parti a seconda che il tono dei cronisti e delle interviste fosse rassicurante o meno.

Tanto che a un certo punto il pm Fabio Picuti ha alzato le braccia in segno di resa: “Noi i video li abbiamo prodotti, poi ognuno li valuterà come vuole, ma i commenti ora non servono”.

Non è mancato qualche siparietto. “Ne volete vedere altri?”, ha chiesto alla fine il giudice Billi. “Meglio quello di Belen”, ha chiosato l’avvocato Marcello Melandri.

GABRIELLI ASCOLTATO DOPO PASQUA

Nel rifare il calendario dei prossimi appuntamenti, l’avvocato Dinacci ha comunicato che nella prossima udienza, mercoledì 4, l’ultima prima di Pasqua, non potrà essere presente Franco Gabrielli, attuale capo della Protezione civile e all’epoca del sisma prefetto dell’Aquila.

Chiamato come teste, Gabrielli non ci sarà perché impegnato in operazioni legate alla messa in sicurezza della Costa Concordia naufragata vicino all’isola del Giglio, ma sarà disponibile già dall’udienza di mercoledì 11.

L’avvocato Dinacci ha poi comunicato che ci sono problemi per far venire a testimoniare Thomas Jordan, direttore del Centro terremoti dell’Università della California a Los Angeles e presidente della Commissione Internazionale sulla Previsione dei Terremoti (Icef).

Per non procrastinare la testimonianza, si ricorrerà all’invio di domande scritte e all’acquisizione delle risposte. Stessa procedura in caso di richiesta di contraddittorio delle altre parti, che hanno accettato l’escamotage.

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile mentre a breve cominceranno le deposizioni della difesa.

Fino a oggi i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci