L’AQUILA – Manca solo la sentenza per concludere il processo alla commissione Grandi rischi, cominciato oltre due anni fa a partire dall’esposto di alcuni cittadini.

Con l’udienza di oggi, la 29ª, si è chiusa la fase dibattimentale, durata poco più di un anno e nella prossima udienza, lunedì 22, una volta ascoltate le repliche arriverà la sentenza del giudice Marco Billi, che ha condotto il procedimento a marce forzate.

Oggi gli ultimi interventi degli avvocati difensori, che hanno chiesto tutti l’assoluzione per i sette imputati, contestando le richieste dell’accusa di quattro anni di reclusione per omicidio colposo e disastro colposo.

Ma le difese si sono pizzicate tra loro sul ruolo dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, indagato in un procedimento connesso a questo filone principale.

Nella scorsa udienza l’avvocato Franco Coppi, che assiste Giulio Selvaggi, lo aveva definito “il grande assente di questo processo”. Oggi a lui ha replicato il collega Filippo Dinacci, che assiste due degli imputati, Mauro Dolce e Bernardo De Bernardinis, ma che è avvocato di Bertolaso in altri processi e in questo lo ha anche interrogato al banco dei testimoni.

Parole, quelle di Dinacci, che hanno evidenziato un certo dissidio tra le difese. “Non ci dobbiamo preoccupare dei grandi assenti ma dei finti presenti”, ha detto inizialmente, alludendo agli imputati, a suo dire accusati ingiustamente. E poi, rivolto probabilmente a Coppi, “Bertolaso è un giustamente assente di questo processo”.

Dinacci ha anche contestato l’accusa, parlando di un processo che “sfida il diritto penale contemporaneo per tornare a quello medievale”

Prima degli ultimi due difensori era stata la volta dei legali dell’avvocatura dello Stato, che intervengono poiché la presidenza del Consiglio è stata citata come responsabile civile.

“Questa commissione è giuridicamente nulla. Con meno di dieci componenti sarà una chiacchierata tra esperti ma non è riunione. E questo processo dovrebbe già finire qua”, ha detto Carlo Sica sostenuto dal collega Massimo Giannuzzi.

LE ARRINGHE

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DINACCI: ”PROCESSO DA DIRITTO MEDIEVALE”

“Non bisogna trovare un colpevole, come dice la procura, ma il colpevole, senza cercare consensi di piazza. Con questo processo si è lanciata la sfida al diritto penale contemporaneo per reintrodurre un diritto penale medievale”.

Questa la dura accusa dell’avvocato Filippo Dinacci, che assiste sia Mauro Dolce che Bernardo De Bernardinis, nel corso della sua arringa difensiva al processo alla Cgr.

“Si sta chiedendo – ha attaccato – la condanna sulla base di un giudizio probabilistico, peraltro molto improbabile. E questo non va bene. E’ impossibile per il giudice sulla base di una mera probabilità arrivare a una condanna, lo dice la legge”.

Su uno dei temi caldi, Dinacci ha ricordato che “quando si dice che lo sciame non è precursore (come scritto nel verbale, ndr), si dice la verità. Ne abbiamo anche una dimostrazione empirica con gli sciami del 1985. Gli sciami non sono precursori 997 volte su 1.000”.

Anche se nel caso del 2009 all’Aquila quella minuscola probabilità si è poi in effetti concretizzata. Sui suoi assistiti, Dinacci ha polemizzato affermando che “se De Bernardinis è una vittima perché è un ingegnere idraulico (come scritto nella requisitoria del pm, ndr) si abbia il coraggio di chiederne l’assoluzione, non si capisce perché debba stare qua e vedersi anche una richiesta di condanna”.

Per quanto riguarda Dolce, invece “nel capo di imputazione non gli viene contestata alcuna condotta, potrebbe alzarsi e andarsene”.

”BERTOLASO GIUSTAMENTE ASSENTE IN QUESTO PROCESSO”

“Qui non ci dobbiamo preoccupare di grandi assenti, ma di finti presenti. Bertolaso è invece un giustamente assente”, ha detto Dinacci in un altro passaggio.

Contrariamente a quanto sostenuto da altri colleghi difensori, come ad esempio Franco Coppi, legale di Giulio Selvaggi, (anche lui alla sbarra), che nella scorsa udienza aveva definito Bertolaso come “il grande assente di questo processo”, Dinacci ha evidenziato il proprio stupore nel vedere nascere un “processo che non doveva esistere” e ha chiesto al giudice: “Se la sente di dare quattro anni a queste persone che non hanno previsto un evento imprevedibile?”.

Bertolaso è, peraltro, indagato in un procedimento connesso a quello principale.

<span style=’BIONDI: ”CI SONO LE VITTIME E QUELLI CHE NON DEVONO DIVENTARLO”

Appassionata e ‘old style’ l’arringa difensiva di Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, amico personale del suo assistito, Claudio Eva.

“Se lei guarda in faccia questo galantuomo dovrebbe chiedersi perché dovrebbe farsi 2.460 giorni di carcere – ha esordito rivolgendosi al giudice Billi – Claudio Eva era nel tepore della sua famigliola quando alle 19.30 gli è arrivata una comunicazione per sapere se aveva ricevuto la convocazione”.

Al giudice Biondi ha riservato parole di zucchero, sottolineando la “garanzia di obiettività che ella sprigiona. Poche volte ho vissuto una cosa così delicata, importante e commovente – ha ammesso – con la serenità di parlare con un giudice terzo. Dissi infatti subito di no all’ipotesi di uno spostamento del processo”.

Parole di miele anche per il pm Picuti, “è un fascinatore, non so in altre cose”, ha detto il legale, strappando un sorriso a tutti.

“Picuti è un mago, dal cappello a cilindro tira fuori un mucchio di conigli perché fa diventare tutti collaboratori della commissione – ha detto poi – È meglio di Houdini nella tecnica affabulatoria straordinaria”.

Nel merito, poi, sono arrivate le controaccuse alla procura: “alti silenzi e profondissima quiete – ha attaccato parafrasando Giacomo Leopardi – su cosa hanno detto Massimo Cialente, Altero Leone e Daniela Stati, un paradiso di bugie”.

Riferimento ai due amministratori e al dirigente regionale conteggiati dal pm come presenti a comporre il numero legale di quella riunione del 31 marzo 2009.

Biondi ha poi rivolto una parola di conforto ai familiari delle vittime. “Il 31 agosto 1943 – ha ricordato – ho visto uno spigolo di casa mia a Pisa, quando le fortezze volanti (i bombardieri pesanti Usa della seconda guerra mandiale, ndr) ne fecero scempio: so cosa vuol dire vedere le macerie. Ecco perché non ho fatto neanche una domanda alle parti lese”.

Alla fine la prevedibile richiesta d’assoluzione per Eva. “Ci sono le vittime e ci sono quelli che non devono essere vittime – ha concluso Biondi – Chi altro se non un giudice monocratico può risolvere questo problema?”.

Con l’ammonizione finale: “‘Non processiamo la scienza’ lo dissero anche a Galileo Galilei, è facile dirlo”.

<span style=’SICA (AVVOCATO DI STATO): ”BERTOLASO NON HA MANDATO 7 KILLER”

Lo Stato è chiamato come responsabile civile, dopo Sica c’è stato anche l’intervento del suo collega Massimo Giannuzzi.

“Il verbale della riunione non era conoscibile perché redatto e sottoscritto dopo il 6 aprile 2009, mentre gli altri presupposti erano rimasti interna corporis”, ha detto Sica cercando di smontare le accuse dei pm.

Sica ha anche evidenziato che “sotto la cenere c’è un’idea, che Bertolaso abbia organizzato una sorta di pantomima mediatica mandando 7 killer a dire agli aquilani state tranquilli. Se questo fosse stato il suo intendimento – ha aggiunto – non avrebbe telefonato alla Stati (Daniela, allora assessore regionale, ndr) ma lasciato le cose come stanno: c’era il comunicato della Protezione civile regionale che diceva che non ci sarebbero state più scosse, quale migliore occasione? Invece no”.

“Il verbale – ha detto sempre Sica, parlando di uno dei documenti chiave del processo – è uno solo ed è quello del 31 marzo. Nel corso della riunione giravano fogli bianchi, fatti al volo in cui gli elementi erano il nome, l’ente di appartenenza e la firma, tutto ciò non è attribuibile ad una bozza ma serviva a sapere chi fosse presente. Si tratta di un errore di lettura delle carte processuali. I due verbali, tra l’altro, non sono dissonanti”.

”GLI IMPUTATI SI SENTONO VITTIME, ASSOLVETELI TUTTI”

L’assoluzione di tutti i sette imputati con la formula “perchè il fatto non sussiste e con il rigetto delle domande risarcitorie delle parti civili”.

Queste le richieste di Sica alla luce della sua arringa difensiva.

“Non ci sono colpe – ha detto l’avvocato di Stato – ma il fatto, ovvero il terremoto e non è colpa di nessuno si si è materializzato nella rappresentazione sociale che ha indotto nella notte del 5 aprile alcune persone a rimanere in casa”. Per Sica, gli imputati “si sentono delle vittime”.

”TERREMOTO PEGGIO DI UN MALE, NON SI POTEVA FARE NULLA”

“Il terremoto è peggio di una malattia incurabile, ai parenti delle vittime chiedo di non avere il cruccio di non aver potuto far niente per salvarle”.

Questa la conclusione dell’arringa difensiva dell’avvocato Sica, durata due ore e mezzo.

Al termine del suo intervento il legale ha paragonato il sisma a una sua vicenda personale.

“Ho un carissimo amico – ha detto – che ha perduto una figlia per un male incurabile. Scrisse un necrologio in cui chiedeva scusa per non averla salvata. Ancora oggi me lo chiede e dico che non poteva fare nulla”.

Allo stesso modo il legale, che si è commosso, si è rivolto ai parenti delle vittime.

<span style=’IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 30 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato all’ipotesi di una sentenza di primo grado che potrebbe arrivare a poco più di un anno dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini
I DOCUMENTI
Il verbaleIl castello accusatorio – La requisitoria