L’AQUILA – “Parlai della riunione della Grandi rischi e presi l’assunto che non c’era da preoccuparsi, perché la commissione diceva ai cittadini di stare tranquilli”.

Questa l’accusa all’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio ribadita questa mattina dai familiari delle vittime del sisma del 6 aprile 2009, in questo caso le parole sono di Rinaldo Aristotile, che nei crolli in via Campo di Fossa ha perso entrambi i suoceri e genitori della moglie Franca Giallonardo.

“Aurelio Giallonardo – ha detto – era tranquillo sia perché aveva una casa in cemento armato sia perché aveva appreso gli esiti della riunione della Cgr. Aurelio aveva appreso la notizia dai giornali e dalle tv locali. La notte tra il 5 e il 6 aprile sono stato l’ultimo a sentire e a parlare con lui: alla scossa delle 23 lo chiamai, voleva che andassimo da loro perché la casa era in cemento armato, chiesi a mia moglie se volevamo andare ma i bambini dormivano e siamo rimasti a casa”.

Altro teste di parte civile, Armenuhi Passayan, che conosceva i coniugi Giallonardo.  “Abitavamo in via Campo di Fossa – ha ricordato – Eravamo tutti allarmati e a ogni scossa che sentivamo uscivamo e ci riunivamo in piazzale Paoli, che si trova di fronte il palazzo. Ricordo bene la madre di Franca che era impaurita da tutte queste scosse”.

Dopo la riunione del 31 marzo per il teste le cose sono cambiate, “la moglie di Aurelio si sentiva tranquillizzata e come lei tutti noi. Mi disse – ha concluso – che era stata tranquillizzata dal marito che aveva appreso dell’esito della Cgr, che diceva di stare tranquilli”.

Versione, questa, ribadita anche da Ennio Ciambrone, che ha premesso che “Aurelio Giallonardo e la moglie erano gli unici amici che avevo perché ero stato fuori città per molti anni, a Milano”.

“Eravamo tutti preoccupati – ha detto il teste – pensavamo se uscire o rimanere a casa, io cercavo di rassicurarli. Con le scosse del 30 marzo uscimmo fuori e anche Aurelio mi riferì di essere uscito in piazzale Paoli. Sapevamo tramite il giornale e appresi da lì che si era riunita la Grandi rischi e che dissero di stare tranquilli, e noi ci fidammo vista la loro posizione di scienziati. Ci tranquillizzammo”.

E’ stata poi sentita la teste Patrizia Di Virgilio, amica di Paola Tomei, che ha perso la vita nei crolli a via Luigi Sturzo.

“La conoscevo da due anni – ha detto – ha sempre avuto paura del terremoto. Le scosse del 2009 le ho sentite ed eravamo tutti impauriti”. “La sua preoccupazione più grande – ha aggiunto – erano le sue figlie. Quando ci fu la scossa del 30 marzo uscimmo tutti fuori, quella notte lei restò in macchina. Dopo aver sentito alla radio che le scosse stavano diminuendo, invece, stavano tutti più tranquilli”.  

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile.

Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice

<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti – Marcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci