L’AQUILA – Si sono ritirati poco prima delle 11 in Camera di Consiglio i giudici del processo d’Appello alla Commissione Grandi rischi, chiudendo di fato la fase dibattimentale. Il pronunciamento della sentenza di secondo grado è atteso tra le 16 e le 17 di questo pomeriggio.
L’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato in primo grado nella sua composizione del 31 marzo 2009 per aver falsamente rassicurato i cittadini aquilani e sottovalutato il rischio sismico a 5 giorni da quella che sarebbe stata la scossa distruttiva del 6 aprile, causando la morte di una trentina tra le 309 vittime.
Nel 2012, con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose 7 esperti sono stati condannati ciascuno a 6 anni di reclusione dal giudice monocratico del capoluogo Marco Billi.
Con le dichiarazioni spontanee di Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, è cominciata la sesta e ultima udienza del processo.
La parola è poi passata all’avvocato Filippo Dinacci, difensore di Bernardo De Bernardinis e Mauro Dolce, rispettivamente ex vice capo del settore tecnico della Protezione Civile e direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
A chiudere il giro delle controreplice proprio il difensore di Selvaggi, Franco Coppi.
“Penso che non ci sia nulla di più importante che un sismologo debba fare in un Paese sismico che mettersi a disposizione della società per aiutare a capire cosa succede. Con questa convinzione sono andato nella riunione del 31 marzo del 2009, e ci riandrei oggi”.
Sono le dichiarazioni spontanee rese dal sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) Giulio Selvaggi, in apertura dell’ultima udienza in Corte d’Appello all’Aquila in cui sono imputati i sette esperti della Cgr.
Ripercorrendo il lavoro svolto negli anni dal suo gruppo di lavoro, Selvaggi ha ribadito l’importanza di essersi espresso “con rigore scientifico e con onestà”.
“L’unico prodotto utile per difendersi dai terremoti – ha detto in aula Selvaggi – è la mappa sulla pericolosità sismica del territorio nazionale, che rappresenta la sintesi del lavoro di molti e racchiude i risultati positivi e negativi e tra questi ultimi anche l’impossibilità di fare previsioni a breve termine”.
Tale mappa, ha aggiunto, “è lo strumento che la scienza ha fornito alla società civile. Il suo valore non sta solo nella funzione normativa – ha sottolineato – perché richiama le pubbliche autorità a costruire bene e a vigilare, non è soltanto un monumentale riassunto di tutti i buoni lavori di sismologia, ma anche un grande valore educativo”.
“Da un’immediata lettura per tutti, è di facile comprensione anche per chi non sa nulla di sismologia, che attraverso una scala di valori il colore viola rappresenta il pericolo maggiore. Questo abbiamo detto il 31 marzo e L’Aquila è rappresentata dal colore viola”.
“Dobbiamo esserci, perché ci riguarda”.
Con questo slogan gli aquilani si stanno dando appuntamento sulla rete sociale di Facebook, e già ci sono 150 adesioni, per radunarsi oggi pomeriggio all’esterno della sede della Corte d’Appello, dove è prevista la sentenza di secondo grado del processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio condannato in primo grado per aver falsamente rassicurato gli aquilani e sottovalutato il rischio sismico nella riunione del 31 marzo 2009, 5 giorni prima della scossa distruttiva di terremoto del 6 aprile.
“È un appuntamento che ci riguarda tutti, non solo come aquilani. È l’Italia intera a doversi interrogare e mobilitare sui temi della sicurezza e della corretta informazione”, si legge nella descrizione dell’evento Facebook.
“Quello che sta accadendo in questi giorni con le alluvioni indica che ci sono ancora gravi carenze su questi temi – proseguono i cittadini – Facciamo sentire la nostra presenza, partecipe e composta: la ricerca della verità non può essere un fardello lasciato ai parenti delle vittime: è un fatto che ci riguarda tutti”.
Inizialmente fissato alle 16.30, l’appuntamento per chi vorrà partecipare è stato anticipato alle 15.30 vista la velocità dell’udienza di questa mattina che ha portato il Collegio giudicante a ritirarsi in camera di Consiglio poco prima delle 11. (alb.or.)





