L’AQUILA – Botta e risposta rovente tra i familiari delle vittime del terremoto e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, dopo l’udienza del processo alla commissione Grandi rischi, nel quale il primo cittadino ha “scagionato” l’organo consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri, accusato di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani poi colpiti dal drammatico sisma del 6 aprile 2009. 

L’associazione “309 martiri”, presieduta da Pierpaolo Visione dopo le dimissioni del dottor Vincenzo Vittorini, candidato sindaco alle amministrative del 2012, ha annunciato questa mattina in conferenza stampa che chiederà alla Procura di avviare un’indagine per falsa testimonianza in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Cialente.

“Tutelerò in ogni sede la mia onorabilità, personale e di amministratore e, al riguardo – ha replicato Cialente – ho già dato ampio e formale mandato al mio avvocato di fiducia di verificare la possibilità di procedere giudizialmente per i reati evidentemente commessi a mio danno a seguito di dichiarazioni calunniose e diffamatorie a mezzo stampa, in riferimento al reato di falsa testimonianza”.

“Chiediamo un confronto – ha detto Vittorini – tra le dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino e dagli altri testimoni, che hanno detto l’esatto contrario. C’è qualcosa che non quadra, qualcuno dice il falso e questo qualcuno va indagato”.

Sempre Vittorini ha dato notizia che l’associazione dei familiari delle vittime, prima dell’estate di quest’anno, ha presentato un esposto alla Procura con lo scopo di sollecitare la magistratura a fare luce sull’azione del sindaco dell’Aquila e di tutta la macchina comunale per quanto riguarda l’aspetto della prevenzione sismica.

È inoltre stato diffuso dalla stampa il documento diramato dalla Protezione civile il 30 marzo 2009, nel quale annunciava la riunione della Grandi rischi del giorno dopo e rassicurava: “È utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del dipartimento della Protezione civile, ma una continua attività di monitoraggio e di attenzione”.

Sulla vicenda interviene anche l’assessore Stefania Pezzopane che afferma: “La Grandi rischi ci rassicurò”.

ESPOSTO CONTRO IL SINDACO: “QUALCUNO HA DETTO IL FALSO”

“Chiediamo alla Procura un confronto tra le dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino e dagli altri testimoni, come l’ex presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane (che ha parlato in sede di indagini, ndr), il sismologo, in servizio presso il centro funzionale della Protezione Civile della Regione Molise come responsabile scientifico Christian Del Pinto Daniela Stati, all’epoca dei fatti assessore regionale, che hanno detto l’esatto contrario del sindaco. Chiediamo quindi che vengano presi provvedimenti nel caso in cui venga ravvisato il reato di falsa testimonianza”.

Un annuncio carico di rabbia quello di Vincenzo Vittorini, ex presidente dell’associazione “309 martiri” durante la conferenza stampa convocata questa mattina dopo le dichiarazioni lasciate qualche giorno fa dal sindaco, ascoltato come teste dell’accusa nel processo contro la Grandi Rischi, ma che ha di fatto scagionato la commissione dicendosi affatto tranquillizzato dopo la famosa riunione del 31 marzo 2009.

Ad illustrare le ragioni dell’azione legale, assieme ad altri parenti delle vittime del terremoto, anche l’avvocato di fiducia, Fabio Alessandroni.

“C’è qualcosa che non quadra – ha detto Vittorini – qualcuno dice il falso e questo qualcuno va indagato. Si rende conto il sindaco di essersi costituito in nome della città come parte civile contro la Grandi rischi? Ciò significa che si è sentito danneggiato dal suo operato. E poi, invece, ha dichiarato il contrario. Qualcuno dice il falso, qualcuno va indagato. A questo punto, data questa incontrovertibile differenza di testimonianze, qualcuno mente”.

Vittorini ha poi ribadito quanto dichiarato a margine della scorsa udienza in relazione all’esistenza di un complotto: “C’è una non belligeranza tra istituzioni, lo ripeto. Questa mia affermazione è anche dovuta al mancato contraddittorio da parte degli avvocati della difesa, che in passato hanno invece operato dei veri e propri massacri nei confronti di altri testimoni. Nei confronti del sindaco, invece, non si è fatto nulla. Continuo a pensare che si sia dietro la logica del ‘io non accuso te e tu non accusi me’”.

Nel corso dell’incontro con i giornalisti è anche venuto fuori che l’associazione dei familiari delle vittime, prima dell’estate, ha presentato un esposto alla Procura nei confronti del sindaco e dell’amministrazione comunale per far luce su quanto è stato fatto “in ordine alla mancata predisposizione di atti e provvedimenti concreti riguardo la prevenzione sismica”, in primis l’organizzazione di aree di raccolta per la popolazione che avesse paura di stare in casa nei giorni dello sciame sismico.

“Anche in quella riunione – ha spiegato Visione – doveva parlare di prevenzione sismica. Il sindaco è il rappresentante locale della Protezione civile ed è lui che doveva garantire la tutela dei cittadini, ma non ha fatto nulla di ciò che per legge è tenuto a fare”.

“Chiedo dunque al procuratore Rossini di rivalutare con forza quell’esposto – ha concluso Vittorini – anche alla luce di quanto dichiarato dal sindaco in sede di udienza”.

CIALENTE/1: IL SINDACO ANNUNCIA QUERELE

“Sono molto amareggiato dalle interpretazioni fantasiose e fuorvianti delle dichiarazioni testimoniali da me rese rispetto a domande circostanziate rivoltemi dal giudice, dagli avvocati di parte e dal pubblico ministero. Interpretazioni che, evidentemente, non possono essere solo frutto di superficialità e dilettantismo politico”. È quanto dichiara il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sulla vicenda delle dichiarazioni rese durante il processo alla Commissione Grandi Rischi.

“Le mie sono dichiarazioni rese in perfetta coscienza dopo aver pronunciato la formula di giuramento. Ribadisco, solo per evitare polemiche sterili e offensive, di non aver inteso scagionare né accusare nessuno, ma di aver solo riferito quanto alla mia conoscenza”.

“Tutelerò in ogni sede la mia onorabilità, personale e di amministratore e, al riguardo, ho già dato ampio e formale mandato al mio avvocato di fiducia di verificare la possibilità di procedere giudizialmente per i reati evidentemente commessi a mio danno a seguito di dichiarazioni calunniose e diffamatorie a mezzo stampa, in riferimento al reato di falsa testimonianza”.

“Da amministratore avverto, già da ora, la pericolosità intrinseca di una campagna elettorale selvaggia e senza regole, nonché irrispettosa del dramma collettivo che abbiamo vissuto il 6 aprile 2009 e che stiamo vivendo ancora oggi. Sento il dovere di ricordare che, in quei drammatici giorni, feci tutto quello che dovevo e anche di più, a cominciare dalla richiesta dello stato di emergenza”.

CIALENTE/2: “RIUNIONE INUTILE, HO DETTO LA VERITA'”

“Ho ricevuto domande precise, ed avendo io giurato di dire la verità, ho detto la verità: che io dalla riunione della Commissione grandi rischi uscii affatto tranquillizzato, tanto che ritenni inutile la stessa riunione perché si chiedeva agli esperti qualcosa sulla quale non si poteva dare una risposta”.

Lo ha detto, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, chiamato stamane come teste nell’ambito del processo sul crollo del Convitto nazionale, in cui sono morti tre giovani studenti e per il quale due persone sono imputate di omicidio e disastro colposo.

Il primo cittadino ha risposto così agli attacchi mossi da alcuni cittadini attraverso delle lettere e soprattutto al medico aquilano Vincezo Vittorini, che dopo la testimonianza di Cialente aveva gridato al “complotto” affermando: “C’è una non belligeranza tra istituzioni”.

“Il sindaco – aveva tuonato Vittorini (che nel crollo della propria abitazione ha perso la moglie ed una figlia e che questa mattina terrà una conferenza stampa) – è il capo locale della Protezione civile ed è assurdo, assurdo, assurdo che gli avvocati difensori non gli abbiano voluto chiedere nulla”.

Cialente ha rimarcato come Calvi e Boschi (membri della Commissione grandi rischi) “si espressero in maniera tutt’altro che rassicurante. Da parte di qualcuno si è voluto fare un uso non corretto di quello che era emerso in sede di riunione”.

“Ricordo – ha detto sempre il sindaco – che la sera prima della riunione, uscì un comunicato della Protezione civile in cui si diceva che quello che stava accadendo era normale”.

“Io non avevo il prefetto con me, lo sciame sismico continuava, le scosse avevano procurato dei danni con una città in allamre. Io non ci credevo – ha detto Cialente – come sindaco scelsi di dichiarare lo stato di emergenza e misi appunto la macchina comunale di Protezione civile, non ho partecipato a rassicurare la città, erano giorni frenetici. Da una parte avevo il comunicato stampa della Protezione civile, dall’altro sentivo gli esperti che dicevano che si trattava di uno sciame anomalo e che prima o poi una forte scossa sarebbe arrivata, uscii dicendo, questi non sanno cosa dire. Ho fatto tutto quello che in scienza e coscienza potevo fare da solo”.

PEZZOPANE: “COMMISSIONE GRANDI RISCHI CI RASSICURO'”

 “Una  giornata dolorosa quella in cui sono stata chiamata a testimoniare nel processo contro la Commissione Grandi Rischi. Doloroso dover ancora una volta affrontare il viso affranto e le lacrime di tristezza non solo dei parenti delle vittime, che stanno rivivendo la disperazione di quei giorni, ma di un’intera città colpita al cuore”. A dichiararlo è l’attuale assessore alle politiche sociali del Comune dell’Aquila ed ex presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane.

“La Commissione Grandi Rischi deve spiegarci perché ha rassicurato un’intera città. Ricordo perfettamente il clima di quei giorni. Subito dopo la scossa del 30 marzo eravamo chiaramente in ansia, ma fummo tranquillizzati”.

“La riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo non fu finalizzata ad informare la popolazione, ma a rassicurarla. A quella riunione non ero presente, perché la Provincia dell’Aquila (allora ne ero la Presidente) non fu invitata a partecipare. Stigmatizzammo quel mancato invito. Appresi dalla stampa e dai Tg l’esito di quella riunione, e ricordo perfettamente che le notizie erano rassicuranti”.

“D’altronde lo si evince chiaramente dal verbale della riunione in cui è scritto a chiare lettere che ‘non c’era alcun allarme in corso’,  nonostante lo sciame sismico; anzi le scosse avvertite dalla popolazione facevano ‘parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano..’. E tesa a tranquillizzare la popolazione fu anche la conferenza stampa che alcuni membri della Commissione Grandi Rischi tennero dopo quella riunione. Fummo invitati a bere il Montepulciano e a stare sereni”.

“Inoltre dalle intercettazioni del filone G8 emerge chiaramente il clima che si voleva predeterminare. L’obiettivo era di tranquillizzare, di dire alla popolazione che si trattava di fenomeni normali, che tutto rientrava nella normalità”.

“‘Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto’, dice Barberi a Bertolaso. E se c’era qualcuno che tentava di dare l’allarme, allora doveva scattare la macchina del fango”.

“Ora l’auspicio è che la giustizia faccia il suo corso. E non è un caso che il Comune si sia costituito parte civile. Il mio auspicio è si faccia chiarezza fino in fondo e che venga acclarata la verità, per rendere giustizia ai parenti delle vittime e ad una città intera”.
 

IL 30 MARZO LA PROTEZIONE CIVILE RASSICURO’ TUTTI

“Su richiesta del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, con l’obiettivo di fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane è stata convocata domani, 31 marzo, all’Aquila, alle ore 18,30 presso la sede della Regione Abruzzo, una riunione degli esperti della Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi”.

È quanto annunciava la Protezione civile il giorno di una delle scosse più sentite dalla popolazione aquilana. Il sisma, verificatosi intorno alle 15.40, fu di magnitudo 4. ovvero il 30 marzo 2009.

“All’incontro, finalizzato all’analisi della frequente attività sismica registrata nella provincia dell’Aquila dall’inizio del 2009 – informava la nota – parteciperanno, tra gli altri, il professor Franco Barberi, presidente vicario della Commissione, il professor Enzo Boschi, presidente dell’Imgv, il professor Gian Michele Calvi, il professor Claudio Eva e il Vice Capo Dipartimento, professor Bernardo De Bernardinis“.

“E’ utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio e di attenzione”.

” Secondo l’Ingv, ente preposto alla sorveglianza della sismicità del territorio nazionale – affermava la Protezione civile – le scosse avvertite dalla popolazione in data odierna fanno parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano che, negli ultimi mesi, ha registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non avvertiti dalla popolazione”.

IDV: “CIALENTE NON LANCIO’ L’ALLARME”

“Il processo contro la Commissione Grandi rischi, che si riunì il 31 marzo 2009 senza evidenziare il pericolo di possibili scosse devastanti, ha fatto registrare una nuova e incredibile cialentata : il sindaco, Massimo Cialente, con la sua testimonianza ha smentito tutti quelli che hanno dichiarato che furono rassicurati dall’esito di quell’incontro al massimo livello!”

Sono queste le parole accusatorie del segretario dell’Idv (Italia dei valori) Lelio De Santis, nei confronti delle dichiarazioni di Massimo Cialente nel processo contro la Commissione Grandi Rischi.

“Cialente ha spiegato che il super esperto, Enzo Boschi, quel giorno gli disse che ‘prima o poi un terremoto sarebbe arrivato, quindi, di prepararci’. Penso che il sindaco non abbia controllato bene le parole e che abbia dimenticato il senso delle parole pronunciate anche da lui, oltre che da tutti gli aquilani, da quel terribile 6 Aprile fino ad oggi”.

E continua: “Diversamente, il sindaco dovrebbe rispondere del perché non ha avvertito con chiarezza la città del colloquio con Enzo Boschi e del rischio reale di una forte scossa e, soprattutto, dovrebbe assumersi la sua parte di responsabilità rispetto all’assenza assoluta in quei giorni di informazione e di indicazioni”.

“Chi doveva indicare una strada o un comportamento – si chiede – se non le Autorità, sulla base dei colloqui e delle sensazioni scaturite in quell’incontro con gli esperti? La verità è che la città non era preparata all’evento sismico e la mancanza di informazione insieme alla non percezione del pericolo hanno contribuito alla morte di 309 persone indifese”.

“Evitare di riaccendere le polemiche e di buttare benzina sul fuoco è compito di tutti, a cominciare dal sindaco della città, che aspetta solo la verità”, conclude.

IRITALE: “LA PROTEZIONE CIVILE RASSICURO’ LA POPOLAZIONE”

“In merito alla discussione sviluppatasi sulla stampa in seguito allo svolgimento del processo Grandi Rischi il Partito Democratico dell’Aquila sottolinea che nei giorni precedenti il tragico sisma alti rappresentanti della Protezione Civile in più occasioni espressero dichiarazioni per rassicurare la popolazione”. È quanto afferma il segretario comunale del Pd, Francesco Iritale.

“Se è vero, e nessuno può negarlo, che i terremoti, stante le attuali conoscenze della scienza sismica, non possono essere previsti rimane grave, a nostro avviso, il fatto che esperti del settore abbiano lanciato messaggi tranquillizzanti  senza avere a disposizione informazioni certe”.