L’AQUILA – Le dichiarazioni di alcuni familiari delle vittime del 6 aprile 2009 rese durante le indagini della procura della Repubblica vanno considerate “fallaci e inattendibili, poiché frutto di una serie di condizionamenti che hanno inciso sia sulla percezione delle notizie e sull’efficacia causale delle medesime, sia sulla memoria”.

È la tesi difensiva dell’avvocato Alessandra Stefano, che difende Gian Michele Calvi nell’ambito del processo alla commissione Grandi rischi, a sostegno della richiesta di archiviazione di 41 parti civili escluse dal processo principale e che si erano opposte a questa estromissione.

Un’archiviazione chiesta mesi fa dal pubblico ministero Fabio Picuti e accolta ieri dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, che ha preso atto dell’ammissione dell’accusa.

Ovvero, che per questo gruppo di 41 vittime non si ritiene provato il nesso causale tra le risultanze della riunione dell’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio e la loro decisione di rimanere in casa la notte del 6 aprile 2009, che le ha portate alla morte. Al contrario delle altre 29 del filone principale per le quali sia l’accusa che il giudice Marco Billi hanno giudicato esistente la relazione.

Ora non resta che una chance per gli esclusi, quella di ricorrere contro l’ordinanza di archiviazione in Corte di Cassazione. Il ricorso, tuttavia, potrà riguardare solo vizi formali o procedurali, senza entrare nel merito. Qualora emergessero nuove prove si potrebbe anche chiedere la riapertura delle indagini al pm, ma sembra un’ipotesi poco probabile.

Nella sua ordinanza di quattro pagine, Gargarella ha anche citato la memoria difensiva dell’indagato Calvi, anche perché l’avvocato Stefano ha curato questo particolare aspetto della causa per tutti i sette imputati. Tre le memorie presentate, in relazione ad altrettanti filoni che si sono poi riunificati in un unico procedimento, chiuso ieri dal Gip.

Nell’affrontare la vicenda in generale, prima di confutare caso per caso la costituzione delle parti, l’avvocato cita la consulenza tecnica dei prof Stefano Cappa, docente di Neuropsicologia, ed Enrico Smeraldi, che insegna Psichiatria, entrambi all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

“Anche un messaggio proveniente da una fonte altamente credibile – affermano gli esperti – avrebbe dovuto avere poca probabilità di modificare un atteggiamento pre-esistente, come il comportamento di fuga, se questo era frutto di una esperienza diretta degli abitanti”.

“È molto probabile, insomma, che il ricordo delle parole delle vittime sia inconsciamente ricostruito (…) sulla base degli eventi che si sono successivamente verificati”, concludono.

Tesi ovviamente rigettata con forza da molti avvocati delle parti escluse, che promettono battaglia e assicurano che la vicenda non è chiusa qui.

TUTTI I NOMI DELLE PARTI ESCLUSE

Valentina Orlandi Argenis, Nicola Bianchi, Tonino Colonna, Carmelina Iovine, Enza Terzini, Roberta Zavarella, Sara Persichitti, Vinicio D’Andrea, Angela Belfatto, Noemi Tiberio, Liliana Fiorentini, Giuseppina Zugaro, Berardino Bruno, Elisa Colaianni, Davide Centofanti, Antonio Centi, Fabiana Andrea Passamonti, Ludovica Centi, Martina Di Battista, Ivana Lannutti, Daniela Bortoletti, Michele Strazzella, Maria Urbano, Edvige Sbroglia, Luana Mastracci, Lorenzo Cinì, Arianna Pacini, Iolanda Capasso, Alessia Di Pasquale, Rosina Di Filippo, Anna Mazzarella, Elena Papola, Carmine Alessandri, Elisabetta Biondi, Giovanni Cosenza, Giulio Brunelli, Silvana Balassone, Carmine Marotta, Maria Grazia Semperlotti, Flavio Pace, Ezio Pace.

<span style='IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Quattro le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2011, la sentenza di primo grado.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti – Marcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini – Fabio Picuti – Gli altri protagonisti
I DOCUMENTI
Il verbale – Il castello accusatorio – La requisitoria