L’AQUILA – Con una stretta di mano intensa, prolungata, significativa, tra uno degli accusatori, Vincenzo Vittorini, e uno degli imputati, Bernardo De Bernardinis, si è chiusa l’ottava udienza del processo alla commissione Grandi rischi, organo consultivo della presidenza del Consiglio, finito alla sbarra nella sua composizione del 2009 con l’accusa di aver fornito ai cittadini aquilani false rassicurazioni sullo sciame sismico culminato con la scossa del 6 aprile, impedendo alla popolazione di prendere le giuste contromisure.
Davanti al giudice Marco Billi hanno sfilato nuovi testimoni dell’accusa, tra gli altri l’avvocato Maurizio Cora, che la notte del sisma nel crollo della sua casa in via XX settembre ha perso la moglie e due figlie, e appunto il chirurgo Vittorini, che nel crollo dell’edificio in via Luigi Sturzo ha perso la moglie e la figlia, salvandosi assieme all’altro figlio.
Entrambi nel post sisma si sono impegnati per lanciare un messaggio sulla sicurezza delle costruzioni con l’associazione 309 martiri, chiedendo al Comune dell’Aquila di costituirsi parte civile in tutti i procedimenti della maxi inchiesta crolli e reclamando le dimissioni di numerosi esponenti politici in carica all’epoca del sisma, mai arrivate.
Vittorini si è anche candidato sindaco per le elezioni amministrative del 2012, anche se ha sempre detto di voler tenere separato il suo impegno civico dalla sua vicenda processuale e umana.
Dopo le due testimonianze-fiume, circa due ore ciascuna, il giudice Billi ha disposto una pausa e l’udienza è ripresa nel primo pomeriggio con la testimonianza di altri familiari delle vittime, in particolare dei genitori dello studente Nicola Bianchi e di parenti e amici del giovane avvocato Claudia Carosi, entrambi morti a causa dei crolli.
CORA: ”LA GRANDI RISCHI ERA IL TOP IN MATERIA”
“Sono un morto vivente”, ha detto Maurizio Cora in uno dei passaggi più strazianti. L’avvocato ha ricordato che la sua famiglia si era fidata a tal punto dei pareri della Cgr tanto da aver fatto ritornare Antonella, una delle sue figlie, entrambe scomparse, da Napoli.
“Se è vero che la commissione Grandi rischi era costituita dal top della professionalità in materia, tutto quello che prima era stato espresso non veniva da chi era deputato a farlo”, ha aggiunto.
“Nessuno della Cgr – ha ribadito – ha contraddetto le affermazioni del sindaco. Abbiamo avuto la conferma sull’efficacia delle dichiarazioni precedenti”.
“Dopo sei mesi di angoscia, eravamo affamati di avere notizie che non c’erano e gli esperti fecero una prognosi fausta, normale”, ha ricordato con amarezza l’avvocato.
Per spiegare il cambiamento di atteggiamento dopo le rassicurazioni, Cora ha ricordato di come dopo la scossa del 30 marzo, prima della riunione della Cgr, la figlia Alessandra, nonostante avesse la febbre a 39, si fosse vestita e con il padre e la madre si fossero spostati tutti al Castello.
L’avvocato ha ricordato che per sua moglie gli esperti erano stati “bravi, puntuali”, alla luce delle affermazioni date, cioè che lo sciame sismico in atto stava scaricando man mano, e del loro riscontro sui giornali, visto che il quotidiano Il Centro pubblicava la statistica delle scosse.
“Io e la mia famiglia – ha aggiunto Cora – abbiamo vissuto sei mesi di tensione, sei mesi di trepidazione e istintività nelle reazioni. Eravamo affamati di avere notizie, non c’era nulla, nessuno ci diceva nulla. Poi ci fu la riunione della Grandi rischi, in cui venne fatta una prognosi fausta, normale, sullo sciame sismico in atto. Per questo abbiamo richiamato Antonella“, la figlia che si trovava a Napoli per prepararsi all’esame da notaio.
VITTORINI: ”QUELLA MALEDETTA RIUNIONE CI HA ANESTETIZZATO”
“Eravamo come anestetizzati, come se qualcuno ci avesse tolto l’atavica paura del terremoto con la quale da sempre conviviamo perché L’Aquila nella storia è stata distrutta più volte dalle scosse. L’anestesia ti toglie la percezione, il dolore e la coscienza. Dopo quella maledetta riunione ci hanno inculcato che qualcosa di tremendo non potesse accadere”
Questa l’accorata testimonianza del chirurgo Vincenzo Vittorini.
“Un consesso del genere – ha aggiunto Vittorini – avrebbe dovuto dire alla popolazione, senza allarmare, indicazioni precisa su cosa fare e dove andare. Dove potevamo andare se il Comune non aveva diffuso le normali misure di protezione per la popolazione?”.
“Se qualcuno – ha concluso – ci avesse detto che gli edifici dell’Aquila erano deboli, fragili, che era una città di cartapesta e per motivi storici può andare incontro a terremoti, che era meglio passare qualche notte in più al freddo. Non volevo far evacuare la città, ma scegliere il mio futuro”.
Dopo la lunghissima testimonianza Vittorini non ha ricevuto domande dagli avvocati degli imputati, primo caso in questo processo.
I GENITORI DI NICOLA: ”NOSTRO FIGLIO UCCISO DA MANCATI AVVERTIMENTI”
I primi a essere sentiti nel pomeriggio sono stati Sergio Bianchi e Marinella Fiore, genitori di Nicola Bianchi, studente di Biotecnologie originario del Frusinate, scomparso a 22 anni nel crollo di un edificio in via D’Annunzio dove ci sono state 13 vittime.
Il padre del giovane, che è operatore del 118, ha ricordato lo scambio epistolare avuto con l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che nei giorni dell’emergenza divenne un caso mediatico di rilevanza nazionale.
“Subito dopo il sisma – ha ricordato – ho scritto una email al sito web del dipartimento, invitandolo a dimettersi. Ne ho ricevuta una in risposta, non firmata, ma sono certo che fosse lui perché il 19 aprile, intervistato dal Tg1, Bertolaso citò proprio il caso di mio figlio morto”.
Il filmato del Tg1 è stato acquisito assieme alle email e se ne parlerà nelle prossime udienze quando anche Bertolaso sarà chiamato a testimoniare.
“Abbiamo perduto i nostri figli perché nessuno ci ha avvertiti del pericolo”, si legge nella lettera che prosegue: “Nicola, caro vice ministro Bertolaso, è stato ucciso come tutti gli altri dall’ imprudenza delle istituzioni”. Il contenuto della replica giunta dalla Protezione civile è al momento ancora sconosciuto.
SORELLA, AMICHE E IL FIDANZATO DI CLAUDIO: ”DOPO LA CGR CAMBIO’ DAL GIORNO ALLA NOTTE”
Nell’ultima parte dell’udienza sono stati ascoltati testimoni legati alla triste storia di Claudia Carosi, giovane avvocato aquilano scomparso a trent’anni la notte del sisma.
Per prima è stata sentita la sorella Ilaria, che ha ricordato quanto già affermato nel processo specifico per il crollo di via XX settembre 123, in cui hanno perso la vita in cinque: quando alcuni degli inquilini del palazzo scesero in strada spaventati dalle scosse, passarono uomini in divisa, a oggi non specificati, che li invitarono a tornare in casa.
Poi è stata la volta di Daniele De Nuntiis, che era fidanzato della giovane donna scomparsa. “La Grandi rischi mi ha rassicurato – ha affermato al pm D’Avolio – dopo la riunione sono entrato dentro locali bellissimi ma che sono quasi scantinati e dove ora non rientrerei mai, neanche se lei mi desse un milione di euro”.
De Nuntis ha ricordato di aver chiamato Claudia “dopo la scossa delle 23, le ho chiesto di andare a casa dei suoi per non farci preoccupare. Mi rispose ‘Non mi angosciate, ormai ha fatto e non succede nulla’”.
“Dopo le rassicurazioni della Cgr – ha proseguito il giovane – l’atteggiamento di Claudia cambiò dalla notte al giorno, tornò non dico sorridente come prima ma quasi”.
Un cambiamento confermato da Alessia De Amicis, amica stretta di Claudia. “Era tranquilla – ha testimoniato – perché dopo la riunione del 31 si rassicurò dalle parole che uscirono. Le scosse erano uno scarico di energia, chi più di loro poteva dirci cosa succedeva, dovevamo fidarci. Mi disse ‘Mia madre neanche dopo questa riunione è tranquilla, mi chiama sempre'”.
Concetti simili a quelli espressi da un’altra amica, Irene Tomassi. “Quando abbiamo saputo del team di esperti che si era riunito per dirci cosa succedeva – ha ricordato – lei si era molto tranquillizzata. Eravamo così tranquille che il 1° aprile ci riunimmo a cena a casa di amici. Fece un’altra scossa che non sentimmo ma chiamò lo stesso sua madre e lei le rispose che non dovevamo più preoccuparci perché con la scarica di energia andava diminuendo il rischio di un evento più forte”.
“E il fatto che non fosse presente Guido Bertolaso in commissione significava che la situazione era tranquilla”, ha concluso.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i 2 minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni chiamati dall’accusa, un primo gruppo delle quasi 300 persone chiamate in causa dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio.
Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose.
De Bernardinis, fin qui, ha seguito tutte le udienze, quasi come lui Dolce, mentre Boschi si è visto in aula una sola volta. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Già fissato il calendario fino al 2012, poi si andrà avanti tutti i mercoledì.
Le prossime udienze: mercoledì 7 dicembre, mercoledì 14 dicembre, mercoledì 11 gennaio e poi fissi tutti i mercoledì seguenti.
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