L’AQUILA – Si chiude tra le polemiche e in un clima di tensione la nona udienza del processo alla commissione Grandi rischi, l’ultima del 2011.

In una testimonianza molto articolata e contrastata, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, chiamato come testimone dell’accusa, ha di fatto scagionato l’organo consultivo della presidenza del Consiglio, accusato di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani.

In alcuni passaggi del suo racconto, Cialente ha dichiarato che dopo aver partecipato alla riunione del 31 marzo 2009 “non mi sono tranquillizzato” e addirittura che “la mia preoccupazione era cresciuta”, tesi contraria a quella dell’accusa e ribadita per una terza volta quando il giudice Marco Billi gli ha chiesto “La sua percezione del pericolo era immutata?” e il primo cittadino ha confermato la sua sensazione.

Proprie le domande finali del giudice, circa una decina, sono state un altro elemento singolare della testimonianza, così come il fatto che né gli avvocati difensori né l’avvocatura dello Stato (citato come responsabile civile) abbiano rivolto una domanda al teste.

Tanto che alla fine una delle parti civili, Vincenzo Vittorini, ascoltato come testimone nell’udienza precedente a questa, ha gridato al complotto: “C’è una non belligeranza tra istituzioni. Il sindaco – ha tuonato – è il capo locale della Protezione civile ed è assurdo, assurdo, assurdo che gli avvocati difensori non gli abbiano voluto chiedere nulla”.

Ancora, nel corso della testimonianza sono emersi una serie di aspetti secondari alla vicenda processuale ma importanti per ricostruire la storia delle giornate prima e dopo il sisma.

In particolare sul piano di protezione civile, aspetto su cui il sindaco ha annaspato, rinviando le responsabilità della sua pubblicizzazione alla gente all’amministrazione precedente del sindaco Biagio Tempesta, che l’aveva approvato.

Un altro aspetto secondario emerso, il rapporto tra Cialente e il tecnico Giampaolo Giuliani, che da sempre asserisce di poter prevedere i terremoti, e che l’avvocato di parte civile Attilio Cecchini ha svelato aver intrattenuto una corrispondenza telefonica e via email con il primo cittadino nei giorni precedenti al sisma delle 3.32.

Giuliani fin qui è formalmente estraneo a questo processo ma nelle prossime udienze potrebbe entrarci: “Lo sentiremo”, ha promesso l’avvocato Cecchini, che dall’inizio del dibattimento sta interrogando ogni testimone con quesiti specifici sulle previsioni di Giuliani.

L’udienza si è chiusa con molto nervosismo in aula. Saltata la data del 14 dicembre, si riprenderà nelle giornate del 12 e 13 gennaio (giovedì e venerdì) e, di seguito, tutti i mercoledì.

LA TESTIMONIANZA COMPLETA

LE ALTRE TESTIMONIANZE


STATI: ”DISSERO CHE SCIAME ERA SEGNALE FAVOREVOLE”

“In questo verbale mancano le domande che facevo come amministratore e le risposte che mi venivano date. Che non c’era da preoccuparsi, che non dovevamo fare inutili allarmismi, io non l’ho letto”.

Così l’ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, all’epoca del sisma in carica da circa un mese (“e dopo il dipartimento ci ha totalmente commissariato”), ha contestato il verbale ufficiale della riunione del 31 marzo 2009 della commissione Grandi rischi, che ha asserito di non aver “mai letto”.

Viceversa, ha riconosciuto un altro verbale, una bozza, da lei firmata, in cui erano presenti anche le sue domande e altri interventi.

Una testimonianza in cui la Stati ha ricordato passo passo il clima e le dichiarazioni che la portarono a fare rassicurazioni alla stampa in virtù del suo ruolo istituzionale: “Mi ricordo – ha dichiarato – di aver chiesto più volte dopo gli interventi tecnici che cosa dovevamo dire alla cittadinanza, perché come ruolo politico avevo questo mandato da parte del presidente Chiodi. Mi fu detto che si poteva fare questa comunicazione: si diceva, non ricordo da chi, che non era sicuro che queste piccole scosse fossero un sentore d’allarme per una grande scossa”.

Il pubblico ministero Fabio Picuti le ha ricordato una dichiarazione resa durante i primi colloqui di sommarie informazioni in procura: “Mi ricordo bene – ha letto il pm dal verbale di febbraio 2010 della Stati – che uno dei partecipanti, non so indicare chi, sicuramente però uno dei tecnici, disse che le continue scosse rappresentavano un segnale favorevole perché c’era un continuo scarico di energia che allontanava il pericolo di forti scosse e lo sciame sismico era normale per la zona”.

Dopo questa lettura, l’ex assessore ha ricordato e confermato il particolare del “segnale favorevole”.

La Stati ha anche contestato la gogna mediatica a cui è stata sottoposta dopo la scossa del 6 aprile 2009. “Non c’era motivo di creare inutili allarmismi, questo mi veniva detto e questo io dicevo alla stampa – ha ricordato – Poi è stata mandata solo la mia dichiarazione come fossi stata l’unica a non dare un allarme. Moralmente mi sono sentita in colpa pur non dovendo sentirmici. Vedevo in tv il mio filmato, mi si stava quasi caricando agli occhi della gente di essere quella che non aveva dato l’allarme”.

Nel finale l’avvocato di Franco Barberi, Francesco Petrelli, ha contestato alla teste alcune affermazioni nel verbale di sommarie informazioni di febbraio 2010 in cui sembrava chiamare in causa anche gli allarmi del tecnico Giampaolo Giuliani come motivazioni per chiamare la Cgr, ma la Stati ha corretto il tiro.

“Dell’errata verbalizzazione non va fatto carico alla polizia giudiziaria ma al Pm Picuti”, ha sbottato l’avvocato. “Me ne assumo la responsabilità: mi metta il voto, mi metta 4!”, la replica ironica del procuratore.

IL VERBALE CONTESTATO DALLA STATI

BRAGA: ”UN GRANDE EVENTO FU DEFINITO IMPROBABILE”

La seconda testimonianza è stata quella di Gianluca Braga, vice prefetto aggiunto in servizio presso la prefettura dell’Aquila nell’area protezione civile.

“Una circostanza rilevante – ha ricordato rievocando i giorni precedenti al sisma – fu la scossa del 30 marzo: alla prefettura si crearono alcune lesioni superficiali, i vigili del fuoco un paio di giorni dopo ci rassicurarono. Si fece una riunione e il punto della situazione sull’ordine pubblico in città. Non si sapeva ancora della convocazione per il giorno successivo della Cgr, lo apprendemmo la mattina dopo attraverso un fax in prefettura”.

Quanto alla riunione, Braga ha ricordato che “prima parlarono i componenti della commissione e poi il sindaco Cialente e l’assessore Stati. Un grande evento fu definito improbabile”.

“A conclusione della riunione – ha concluso il vice prefetto – fu detto che la prevenzione più efficace rimaneva quella legata alle costruzioni antisismiche, nell’impossibilità di prevedere gli eventi”. Quanto alle criticità strutturali del palazzo del Governo, che poi hanno portato al crollo, Braga ha detto che “non sapevo nulla”.

DEL PINTO: ”UNA GROTTESCA PANTOMIMA”

“Una grottesca pantomima”.

Questa la valutazione della riunione del 31 marzo 2009 della commissione Grandi rischi fornito all’epoca da Christian Del Pinto geofisico, sismologo, in servizio presso il centro funzionale della Protezione Civile della Regione Molise come responsabile scientifico.

“Ero stato invitato come privato cittadino e come esperto della materia – ha ricordato – Mi sono sentito tutti gli interventi e poi ho dissentito, parlando con i miei superiori sul contenuto della riunione”.

L’esperto ha spiegato che “avevo dubbi perché secondo me uno sciame sismico non può essere considerato una cosa normale. Per me – ha concluso – è una deviazione dall’ordinario, è un qualcosa di anomalo”.

IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i 2 minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni chiamati dall’accusa, un primo gruppo delle quasi 300 persone chiamate in causa dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio.

Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose.

De Bernardinis, fin qui, ha seguito tutte le udienze, qualcuna ha visto la presenza di Dolce, mentre Boschi si è visto in aula due volte sole compresa quella di oggi. Eva è alla prima presenza. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana.

Le prossime udienze: giovedì 12 e venerdì 13 gennaio e poi fissi tutti i mercoledì seguenti.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci