L’AQUILA – “L’ex assessore Daniela Stati ha confermato che, alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009, lei voleva dare informazioni alla cittadinanza, sentire gli esperti, ma ha confermato anche che la riunione della commissione Grandi rischi del 31 marzo 2009 fu una semplice operazione di rassicurazione: quando le sono stati letti alcuni passaggi della sua telefonata intercettata con Bertolaso, non ha potuto negare”.
Così, nel racconto dell’avvocato di parte civile Stefano Parretta, il cuore dell’udienza di oggi del processo “bis” alla commissione Grandi rischi in corso presso il tribunale dell’Aquila, che vede come unico imputato l’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, con le accuse di omicidio colposo plurimo e lesioni.
Oggi è stato il giorno della testimonianza attesa perché rinviata più volte della Stati, già indagata per le stesse accuse e poi archiviata, testimone della chiamata in cui Bertolaso affermava platealmente di voler convocare la Cgr per mettere in piedi una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”.
Il processo si avvicina a grandi passi verso la prescrizione del reato, prevista il 6 ottobre prossimo, 7 anni e 6 mesi dopo il sisma secondo i termini di legge.
E si è fatto via via più difficile, anzi, quasi impossibile da centrare, l’obiettivo di arrivare a una sentenza di primo grado prima di quella data.
Ecco perché, secondo quanto riferiscono i protagonisti in aula, nella prossima udienza del 20 settembre si procederà a tappe forzate solo se l’avvocato di Bertolaso, Filippo Dinacci, oggi assente e sostituito da un altro legale, formalizzerà la volontà di rinunciare alla prescrizione da parte del suo assistito.
“Non lo so, né lo saprò la prossima volta”, ha detto oggi il sostituto di Dinacci alla domanda del giudice, Giuseppe Grieco, ripetuta, tra l’altro, più volte.
Il 20 diventa, insomma, l’appuntamento decisivo: sempre da quanto appreso, qualora Bertolaso rinunci, verrà drasticamente sfalciata la lista dei testimoni della difesa rimasti da ascoltare, una sessantina in partenza, e il giudice cercherà di ritirarsi al più presto in camera di Consiglio, una volta ascoltate requisitoria, arringhe, repliche e controrepliche, per emettere in tempo la sentenza.
Se invece non si avranno notizie certe, non ci sarà alcuna accelerazione e il processo potrebbe estinguersi lentamente con la prescrizione del reato.
Peraltro Bertolaso, soprattutto quando era in corsa per la candidatura poi sfumata a sindaco di Roma con il centrodestra, ha annunciato che, appena la legge glielo consentirà, secondo lui il 7 ottobre, rinuncerà alla prescrizione, senza mai prendere in considerazione, invece, l’invito dei familiari delle vittime a farlo già ora attraverso un impegno scritto.
Tra le testimonianze di oggi ritenute favorevoli al castello accusatorio, quella dell’ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi, uno dei sei esperti già assolti nel processo principale alla Cgr che ha visto condannato in via definitiva a 2 anni di carcere il solo ex vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis.
“Boschi ha confermato che si è sentito strumentalizzato perché fu una riunione del tutto anomala rispetto alle altre – racconta Parretta – A un certo punto De Bernardinis l’ha interrotta senza fare il verbale perché era l’ora della conferenza stampa e quello era il vero obiettivo, non era una vera riunione della Grandi rischi ma contava solo la comunicazione ai media”.
“Il processo è stato snaturato, il capo di imputazione riguardava solo il comportamento di Bertolaso e le rassicurazioni attraverso la logica mediatica che, con l’ausilio della Stati, avrebbe dato contattando il vice capo De Bernardinis”, ha ricordato l’avvocato Angelo Colagrande, autore insieme a Parretta del complicato ricorso che ha portato la procura generale della Repubblica ad avocare a sé questo procedimento e Bertolaso a finire sotto processo dopo ben due richieste di archiviazione.





