L’AQUILA – Si sdoppia ufficialmente l’intricatissimo caso giudiziario dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, indagato in un procedimento satellite del processo alla commissione Grandi rischi, con un corto circuito tra diversi livelli del sistema giudiziario e un concreto rischio di prescrizione del reato che potrebbe far cadere ogni accusa in ogni caso.
L’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è stato condannato in primo grado e assolto in Appello per aver falsamente rassicurato gli aquilani e sottovalutato il rischio di una scossa distruttiva a 5 giorni dal sisma del 6 aprile 2009.
La procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello ha avocato a sé l’indagine su Bertolaso, dividendola in due tronconi: ne chiede l’archiviazione dall’accusa di aver contribuito a causare la morte di alcune vittime del sisma, da un lato, e il rinvio a giudizio, e quindi il processo, per aver determinato altri decessi, dall’altro.
Di qui i due appuntamenti in aula: il 26 maggio il giudice per le indagini preliminari (gip) Giuseppe Romano Gargarella dovrà discutere l’opposizione alla richiesta di archiviazione, presentata da alcuni avvocati di parte civile delle famiglie delle vittime: un rito che va in scena per la terza volta, visto che già altre due la procura aveva chiesto l’archiviazione e il gip l’ha rigettata.
Gargarella potrà archiviare definitivamente, rigettando le opposizioni; disporre nuove indagini, una via che pare improbabile vista la gran mole di accertamenti svolti; o infine disporre l’imputazione coatta, imponendo al pubblico ministero di chiedere il processo anche per il primo gruppo di vittime, riunificando i procedimenti.
Nell’uno e nell’altro caso, il 16 settembre, invece, Bertolaso comparirà in aula dove un giudice per l’udienza preliminare (gup), non Gargarella, valuterà se rinviarlo a giudizio oppure no.
Lo sdoppiamento è avvenuto dopo le prime due richieste di archiviazione, effettuate dal sostituto procuratore della Repubblica Fabio Picuti, entrambe non accolte dal giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella.
Dopo questo “tilt” tra chi sostiene l’accusa e chi è chiamato a giudicare, su istanza degli avvocati di parte civile Angelo Colagrande e Stefano Parretta, il fascicolo è stato avocato dalla procura generale della Repubblica, gli uffici del pubblico ministero presso la Corte d’Appello, e affidato all’avvocato generale Romolo Como.
Quest’ultimo ha svolto ulteriori indagini e alla fine ha appunto diviso la posizione di Bertolaso in due filoni, chiedendo il rinvio a giudizio, e quindi che venga processato, per una serie di posizioni, e invece l’archiviazione, e quindi che venga discolpato dalle accuse, per un’altra serie.
In particolare, allineandosi a quanto deciso dal collegio giudicante dell’Appello presieduto dal magistrato Fabrizia Francabandera, il processo è stato chiesto rispetto alle 13 parti civili, vittime del sisma di 6 anni fa, per la cui morte è stato condannato in secondo grado l’ex vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis, l’unico a non essere assolto.
L’archiviazione, invece, è stata richiesta per le altre vittime per la cui morte De Bernardinis è stato assolto, 16.
Ma il numero di entrambi i filoni è più alto perché la procura generale ha aggiunto, nel conto delle une e delle altre, anche parti che erano state già escluse dal totale di 29 nella sentenza di primo grado del giudice Marco Billi.
Con il primo deposito dell’avvocato teramano Wania Della Vigna, è cominciata la nuova sfilza di opposizioni, non moltissime, per la verità, perché non tutti i legali, secondo quanto si è appreso, hanno fatto richiesta scritta di essere informati sugli sviluppi della vicenda.






