L’AQUILA – “Ancora oggi penso alle vittime del terremoto”.
È uno dei passaggi dell’interrogatorio dell’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, durante il processo alla commissione Grandi Rischi, nella fase pomeridiana dedicata alle domande delle parti civili.
Bertolaso ha risposto con questa frase a una domanda dell’avvocato di una delle parti civili, Fabio Alessandroni, che ha evocato un articolo pubblicato dal quotidiano il Centro del 15 settembre 2009, a cinque mesi dal tragico terremoto, nel quale Bertolaso, tra le altre cose, rimandava al 31 dicembre dello stesso anno, quando cioè avrebbe lasciato l’incarico di commissario per l’emergenza, la risposta alla domanda se si poteva agire prima.
“Ho dato quella data – ha continuato Bertolaso – perché oltre a lasciare L’Aquila sarei andato in pensione come avevo richiesto e quindi mi sarei sentito più libero di valutare e fare considerazioni non essendo più un dirigente dello Stato”.
“Noi in questo Paese abbiamo una enorme responsabilità soprattutto sui terremoti, ad esempio nell’attività di prevenzione e messa in sicurezza degli edifici che si sapevano fossero vulnerabili”.
In relazione a un’altra domanda sul rispetto dell’ordinanza datata marzo 2003 seguita al terremoto di San Giuliano di Puglia “quando riuscimmo a convincere la politica a una attività per la riclassificazione sismica – ha spiegato Bertolaso – quell’attività che noi chiedemmo di effettuare alle Regioni di indagine sulla vulnerabilità degli edifici non fu completata, alcune regioni erano più avanti, altre meno, in Abruzzo fu avviata, e non so quanti ponti, caserme ed edifici furono verificati, non solo per carenze economiche ma anche per mancanza di volontà, insomma c’è una totale assenza di prevenzione”.
In particolare Bertolaso ha evocato un fatto in relazione al terremoto dell’Aquila ricordando che “qualche giorno prima era stato stabilito che la sala operativa sarebbe stata insediata nella Prefettura. Ebbene la prefettura il 6 aprile crollò e le sedi della questura e i vigili del fuoco subirono gravi danni, i problemi che sottolineavo sono questi, non parlo ancora di queste cose con serenità perché andai via dall’Aquila qualche mese dopo il 31 dicembre 2009 anche per vicende giudiziarie che non mi rendono sereno”.
In relazione alle domande dell’avvocato Attilio Cecchini sui rapporti tra Guido Bertolaso e il ricercatore Giampaolo Giuliani, che fece previsioni su scosse dello sciame sismico, Bertolaso ha sottolineato di non aver incontrato Giuliani ma di aver sentito parlare di lui a marzo e di aver cercato di capire di che cosa parlasse; di non avergli dato dell’imbecille, e che sulla ricerca sul radon, “i nove scienziati sui terremoti che si riunirono all’Aquila su mia richiesta dopo il sisma stabilirono con quella ricerca che il gas radon non aveva alcun valore come precursore sismico”.
“NON HO NULLA DA NASCONDERE”
“Non ho nulla da nascondere, per questo ho accettato di partecipare a quella trasmissione televisiva il cui contenuto si è rivelato poi determinante per il mio coinvolgimento in questo processo”.
Così Guido Bertolaso ha commentato la sua deposizione, durata circa quattro ore e mezza, al processo alla commissione Grandi Rischi in cui è imputato di reato connesso (omicidio plurimo colposo).
Ai giornalisti che gli chiedevano se fosse soddisfatto dell’andamento della sua deposizione, Bertolaso ha replicato: “Questo sta ai giudici stabilirlo. Per quanto mi riguarda io ho sempre agito in maniera corretta e quindi non ho avuto difficoltà sia a intervenire a quella trasmissione, sia a deporre oggi. Sono talmente tranquillo della correttezza del mio operato che, pur sapendo che andando a quella trasmissione avrei corso il rischio di essere indagato, come è successo, ci sono andato comunque”.
Infine, alla domanda su quali siano i suoi sentimenti nei confronti degli aquilani, ha risposto: “C’è sempre grande amore”.






