L’AQUILA – Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella si è riservato la decisione sull’ammissione all’interno del processo alla commissione Grandi rischi di 30 parti civili per le quali la pubblica accusa aveva chiesto l’archiviazione, una richiesta su cui c’è stata opposizione.

Da quanto si è appreso, la decisione potrebbe arrivare entro massimo una settimana, anche se lo slittamento ha inviperito alcune di queste parti civili che da tempo attendono il verdetto.

Si tratta di una ‘costola’ del procedimento principale, che si è concluso lo scorso 22 ottobre con la condanna a sei anni di reclusione per ciascuno dei sette imputati, componenti dell’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio che si riunirono all’Aquila il 31 marzo 2009, a una settimana dal tragico sisma.

Una costola che, qualora le parti venissero ammesse, potrebbe portare a sviluppi impensabili, una “realtà parallela”, come disse l’avvocato difensore Alfredo Biondi in una delle prime udienze.

MELANDRI: ”IL GIUDICE DOVREBBE ARCHIVIARE”

“Secondo me il giudice dovrebbe archiviare, le argomentazioni del pubblico ministero sono molto serie, non solo quelle contenute nelle richieste ma anche quelle espresse oggi in aula”.

L’avvocato Marcello Melandri, uno dei difensori dei sette imputati del processo alla commissione Grandi rischi, in particolare di Enzo Boschi, commenta così ad AbruzzoWeb l’udienza interlocutoria di oggi sul procedimento satellite per le opposizioni alla richieste di archiviazione di una trentina di parti civili fatte dalla procura della Repubblica.

“Il discorso di Picuti – spiega Melandri – è questo, non ho le prove che effettivamente le cose siano andate così, come faccio a chiedere il rinvio a giudizio?”.

“L’esempio – aggiunge – è quello di alcuni studenti, tutti fuori sede, tutta gente che non aveva esperienza di terremoto: non hanno mai avuto occasione di uscire prima delle scosse perché non avevano mai sperimentato il terremoto e non potrebbero venire a testimoniarlo”.

Quanto al clima dell’udienza, l’avvocato racconta che “gli avvocati di parte civile hanno discusso molto, ma l’avvocato Alessandra Stefano che ha svolto la causa per tutti noi, prendendo i testimoni uno per uno lo ha dimostrato anche lei: il processo non si può fare con queste fonti di prova”.

<span style='IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è stato messo sotto accusa nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 29 persone.

Quattro le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale; 22 ottobre 2011, la sentenza di primo grado.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i quasi 300 testimoni tra quelli dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Nelle deposizioni i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoveravano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

I condannati in primo grado a sei anni di reclusione sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Tutti sono stati condannati per omicidio colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato alla sentenza di primo grado dopo un anno e un mese dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti – Marcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini – Fabio Picuti – Gli altri protagonisti
I DOCUMENTI
Il verbale – Il castello accusatorio – La requisitoria