L’AQUILA – Si riaprono le indagini sull’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nella vicenda delle false rassicurazioni date agli aquilani alla vigilia del sisma del 6 aprile 2009 dalla commissioni Grandi rischi, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio, nonostante la procura della Repubblica dell’Aquila per ben due volte ne abbia chiesto l’archiviazione.

Sarà la procura generale a decidere le sorti di Bertolaso, indagato nell’ambito del cosiddetto procedimento “Grandi rischi 2”. L’inchiesta “satellite” si ricollega a quella conclusa nel 2012 che ha visto sette scienziati ed esperti, che avevano partecipato alla riunione del 31 marzo 2009, condannati a 6 anni di carcere per aver dato false rassicurazioni agli aquilani e sottovalutato il rischio sismico.

Bertolaso è stato tirato in ballo per alcune intercettazioni in funzione delle quali si deve stabilire se abbia “incaricato” lui i rappresentanti della Cgr a tranquillizzare la popolazione che, così, non ha preso le precauzioni tradizionali, tra cui quella di uscire di casa dopo le scosse forti.

Per due volte i pm titolari dell’inchiesta, Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, hanno chiesto l’archiviazione, ma il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella ha disposto prima nuove indagini mentre oggi ha comunicato che la procura generale ha accolto un’istanza di alcuni avvocati di parte civile e ha avocato a sé tutto il fascicolo per svolgere nuove indagini e poi decidere sulla posizione di Bertolaso.

Avvalendosi di un potere gerarchico, dopo aver esaminato la voluminosa documentazione portata alla sua attenzione, il procuratore generale Giuseppe Falcone ha infatti deciso di avocare a sé l’indagine, che ora verrà affidata a un magistrato del suo ufficio.

Un termine ipotizzabile è di 30 giorni ma potrebbe essere inferiore o superiore. Potrebbero essere risentiti testimoni già ascoltati dai pm aquilani e sarà comunque riesaminato l’intero fascicolo.

Le richieste di avocazione erano due. Una firmata dagli avvocati Angelo Colagrande e Stefano Parretta per conto delle parti lese Vincenzo Vittorini, Pierpaolo Visione e Massimo Cinque, mentre l’altra dall’avvocato Gianfranco Iadecola, ex magistrato, per conto della parte offesa Maurizio Cora.

“Con cautela ma con ottimismo siamo soddisfatti e fiduciosi, se la procura avesse ritenuto infondati i nostri rilievi non avrebbe accolto la nostra istanza, un risultato più unico che raro e mai visto all’Aquila”, ha sottolineato ad AbruzzoWeb l’avvocato Colagrande.

L’INCHIESTA BIS

L’inchiesta ‘satellite’ intende chiarire se i componenti Cgr rilasciarono le dichiarazioni rassicuranti che li hanno portati alla condanna perché indotti a farlo proprio dal capo dipartimento.

Dopo l’archiviazione già avvenuta per l’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati, Bertolaso è rimasto l’unico indagato di questo filone, con i capi di imputazione di omicidio colposo e lesioni colpose, gli stessi dei 7 già condannati.

Stati e Bertolaso erano stati tirati in ballo dopo la pubblicazione sui media di una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sul G8 della procura della Repubblica di Perugia.

Il 25 gennaio 2012 il pm Picuti aveva acquisito la telefonata come prova nel processo principale e Bertolaso, già chiamato come testimone dell’accusa, era diventato un indagato in procedimento connesso. Nella registrazione audio si sente l’ex sottosegretario affermare all’assessore di voler convocare la riunione per un’operazione mediatica con cui tranquillizzare la gente.

Bertolaso, infatti, dice che la riunione “non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente” e, in un passaggio successivo, parlando degli esperti, rincara: “Li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi tanto a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito?”.

Interrogato su queste frasi in aula all’Aquila il 15 febbraio 2012, Bertolaso ha chiarito che “intendevo un’operazione da fare attraverso i media per informare la popolazione su quello che stava accadendo, non era intesa in senso negativo o dispregiativo”, mentre la rassicurazione la voleva “non sul fatto che non ci sarebbero state mai scosse, ma sul fatto che i terremoti non si possono prevedere, c’è uno sciame, lo stiamo seguendo, c’è uno stato d’attenzione e più di questo non si può fare”.

Dichiarazioni che, assieme agli accertamenti, hanno indotto Picuti a chiedere l’archiviazione. Ma il gip Giuseppe Romano Gargarella gli ha intimato nuove indagini.

Nell’ordinanza, il gip ha sottolineato appunto che le frasi di Bertolaso suonano estremamente simili al verbale della riunione divenuto elemento cardine del processo, inoltre ha evidenziato che “la telefonata suddetta coincide parzialmente nel suo contenuto con le dichiarazioni rilasciate dai membri della commissione dopo la riunione”.

Di qui la richiesta a Picuti di scoprire eventuali pressioni, contatti preliminari e pressioni. Rinforzata dall’uscita, pochi giorni prima dell’udienza chiave, di nuove intercettazioni tra Bertolaso e il suo predecessore Franco Barberi, presidente della Cgr, che affermava: “Tutto bene, abbiamo rassicurato”.

Quelle nuove intercettazioni non sono entrate nell’inchiesta e, in definitiva, per il pm Bertolaso non ha influenzato l’esito infausto di quella riunione.

Per questo motivo, Picuti ha inoltrato una seconda richiesta di archiviazione alla quale si sono opposte le parti lese, contestandola e chiedendo l’intervento della procura generale.

I condannati in primo grado a 6 anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che è stato sempre presente in aula in tutte le udienze), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.