TERAMO – Torna anche in Abruzzo “lo spettro” di nuove trivelle di estrazione di gas e petrolio sulla terraferma e in mare.
Le richieste di permesso di ricerca e le autorizzazioni di ricerca già assegnate ma congelate, 84 in tutta Italia di cui ben 15 in regione, potrebbero essere a breve sbloccate e proseguire il loro iter.
Questo dopo che nel decreto Milleproroghe, approvato il 24 dicembre, non è stata rinnovata la moratoria di 24 mese, fortemente voluta dal Movimento 5 stelle stabilito con la legge 12 approvata nel febbraio 2019, nel primo governo di Giuseppe Conte, finalizzata alla redazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai). In assenza di questo Piano i procedimenti e le istanze di permesso riprenderanno efficacia, a partire febbraio.
La norma per la proroga della moratoria era stata inserita nella prima bozza ma poi è sparita misteriosamente.
Ad essere additati come responsabili di questa “dimenticanza”, paradossalmente, sono i due ministri pentastellati Sergio Costa, all’Ambiente e Stefano Patuanelli, allo Sviluppo economico, che non hanno redatto il Piano che loro stessi avevamo proposto, e non hanno prorogato la moratoria.
Esponenti pentastellati si sono affrettati a rassicurare che a breve si porrà rimedio al pasticcio, il punto vero è però che se M5s e Leu sono contrari “senza se e senza ma” alle trivelle, Italia viva, che minaccia in questi giorni la crisi di governo, e anche parte del Partito democratico sono invece favorevoli a dare il via libera alle estrazioni di idrocarburi, argomentando che i rischi ambientali sono limitati, grazie alle nuove tecnologie e protocolli di sicurezza, come dimostra l’effettivo impatto delle tante attività estrattive già in essere, anche al largo delle coste abruzzesi, e soprattutto che in tempi di crisi economica provocata dalla pandemia del covid-19 non si può dire di no a cuore leggero a investimenti miliardari delle multinazionali del calibro delle italiane Eni ed Edison e l’inglese Rockhoperr in testa, con creazione di molti posti di lavoro, royalty per enti locali, oltre alla riduzione delle importazioni di greggio dall’estero. Il resto lo fanno le potentissime pressioni del settore energetico.
Dall’altra parte anche in Abruzzo, già affila le armi il fronte ambientalista, lo stesso che dopo anni di battaglie è riuscito nel 2017 a far naufragare la realizzazione della piattaforma petrolifera Ombrina Mare 2 al largo della costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, progetto contro cui, va sottolineato, si è schierata anche la politica regionale e i sindaci del litorale di tutte le parti politiche, contrari ad una presenza ritenuta incompatibile, ieri come oggi, alla vocazione turistica del territorio, ed anche ad una politica energetica che sempre di più si orienta verso le fonti rinnovabili e pulite, che a breve godranno anche dei fondi del Recovery plan varato per contrastare la catastrofe economica provocata dalla pandemia.
Vediamo dunque, consultando la mappa e i tabulati pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo economico, quali sono in Abruzzo le istanze di permessi di ricerca, che non erano stati conclusi con l’assegnazione dell’area al momento della moratoria, e i permessi di ricerca già assegnati, le cui attività di esplorazione (airgun in mare, perforazioni di pozzi esplorativi) erano stati anch’essi sospesi dalla legge del febbraio 2019.
Va anche ricordato che con la fine della moratoria si potranno presentare altre istanze per ulteriori aree, possibilità finora preclusa.
Sul mare abruzzese insiste innanzitutto il permesso di ricerca “B.R268.RG” di della Petroceltic italia e Cygam energy Italia a ridosso delle coste di Francavilla e Ortona.
Più a sud e più al largo della celebrata costa dei Trabocchi ci sono poi i permessi di ricerca “B.R270.EL” , “B.R271.EL” e “B.R272.EL” della sola Petroceltic Italia, per un estensione complessiva di 900 chilometri quadrati
Spostiamoci sulla terraferma e cominciando dalla provincia di Teramo c’è l’istanza di ricerca “Corropoli”, presentato dalla Rockhopper a cavallo tra Marche e Abruzzo, che in regione riguarda 151 chilometri quadrati tra Martinsicuro e Roseto degli Abruzzo.
C’è poi l’istanza di ricerca “Villa Carbone”, presentata da Canoel Italia e Gas plus italiana, che riguarda i comuni di Canzano, Castellalto, Cellino Attanasio, Cermignano, Mosciano Sant’Angelo, Notaresco, e il capoluogo Teramo.
L’istanza di ricerca “Villa Mazzarosa” presentata da Rockhopper Italia, interessa invece i comuni di Pineto e Roseto degli Abruzzi.
Il permesso di ricerca “Settecerri” riguarda in Abruzzo 363 chilometri quadrati, da Montorio al Vomano ai comuni della Val Vibrata, passando per Teramo, e interessando anche la provincia di Ascoli Piceno nelle Marche.
Il permesso di ricerca “Mutignano” dell’Eni e di Gas plus italiana, si estende per 75 chilometri quadrati sul territorio da Martinsicuro a Montesilvano, abbracciando tutta la costa teramana e parte di quella pescarese.
C’è poi il permesso di ricerca “Bucchianico” dell’Eni che da Bucchianico in provincia di Chieti si estende per 190 chilometri anche nella val Pescara e il territorio del capoluogo Chieti.
Il permesso di ricerca “Ortona” dell’Eni, per 140 chilometri quadrati insiste su tutta la costa dei Trabocchi da nord di Ortona fino a Fossacesia, estendendosi anche sul territorio di Lanciano.
E ancora c’è il permesso di ricerca “Civita” della Rockhopper, da Fossacesia a San Salvo, investendo anche Vasto e la riserva di Punta Aderci, inoltrandosi nella val di Sangro.
C’è poi il famigerato permesso di ricerca “Monte Pallano” di Cmi energia e Intergie che insiste in provincia di Chieti sul lago di Bomba e contro cui il fronte ambientalista e i sindaci del territorio si battono da anni.
La ricerca di gas e petrolio riguarda anche l’entroterra aquilano.
Tre infatti sono i permessi di ricerca in essere è che ora potrebbero essere sbloccati, tutti della Lumax oil.
C’è quello denominato “Sora” che oltre a Sora nel Lazio e si estende in Abruzzo lungo tutta la valle Roveto a lambire il Fucino.
Il permesso di ricerca “Fiume Aniene” si estende dal Lazio anche nella Marsica., in particolare nei territori di Capistrello e Castellafiume.
Infine il permesso di ricerca “Lago Del Salto” che interessa in Abruzzo anche la valle del cavaliere e il territorio di Carsoli e Tagliacozzo.






