L’AQUILA – L’approvazione di delibere che impediscono la mobilità ai dipendenti degli uffici territoriali della ricostruzione, da parte dei Comuni capofila che ospitano gli Utr, sembra non stia bastando ad arginare l’esodo del personale.

Così i sindaci del cratere sismico sono pronti a rivolgersi al sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione Paola De Micheli, affinché si intervenga, magari nella legge di stabilità, con una norma che impedisce per cinque anni i trasferimenti, che stanno invece continuando da parte di coloro che vincono nuovi concorsi altrove.

L’apprensione degli amministratori è accresciuta dai contenuti incerti della delibera che il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha approvato in sordina il 10 agosto che, tra le altre cose, stanzia circa 290 milioni per il sisma, di cui 220 per lo sviluppo economico, 57,4 per la ricostruzione pubblica e 13 per la funzionalità degli uffici.

“Non vorrei che abbiamo i soldi ma non il personale”, dice ad AbruzzoWeb il sindaco di Barisciano Francesco Di Paolo, che insieme a Sandro Ciacchi coordina i sindaci del cratere.

I sindaci temono insomma un nuova fase di stallo nel processo di ricostruzione, ormai in fase persino avanzata in alcuni centri e comunque con una macchina piuttosto rodata, dopo che già tra la fine del 2015 e l’inizio di quest’anno passarono alcuni mesi prima che vennero rinnovati i contratti ai titolari degli Uffici speciali. 

I dubbi sorgono anche dal “giallo” dei fondi destinati al personale di questi ultimi due (Usra e Usrc), 13 milioni di euro che non è chiaro se siano per l’annualità in corso o per il 2017.

Mentre restano nel dettaglio ignoti i contenuti della delibera. Ciascun sindaco ha portato avanti gli interessi della propria comunità, ma è stato il coordinatore della struttura tecnica di missione istituita a palazzo Chigi, Gianpiero Marchesi, a fare la sintesi costruendo la delibera, che tra l’altro è una sorta di provvedimento omnibus, visto che contiene circa 40 miliardi di stanziamenti per una serie di interventi in giro per l’Italia con particolare attenzione al Mezzogiorno.

“I contenuti della delibera sono un vero mistero”, dice infatti Di Paolo, che ammette di conoscere solo gli interventi del proprio comune e solo i più rilevanti del resto del comprensorio.

“Soprattutto riguardo al personale e all’assistenza tecnica non ne so niente”, aggiunge, spiegando che “c’è stato l’input politico, ma su cifre e interventi specifici l’ultima parola l’hanno data i burocrati”.