ROMA – La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha votato a favore dell’arresto dell’ex sottosegretario del Popolo della libertà, accusato dai magistrati campani di essere il “referente politico del clan dei Casalesi”.
Si sono registrati 11 voti favorevoli all’arresto e 10 contrari.
L’aula di Montecitorio dovrebbe poi dire la sua, in via definitiva, giovedì prossimo a mezzogiorno.
“In quell’occasione però – avverte un altro esponente della Lega che preferisce l’anonimato – alcuni di noi potrebbero votare contro l’arresto perché il quadro accusatorio è piuttosto fragile”.
Accoglie “con rispetto” la decisione della Lega, pur non condividendola, il capogruppo del Pdl in Giunta Maurizio Paniz, mentre buona parte del Pdl ammonisce il Carroccio: “Non lo fate”. E parla di “una nuova rottura della vecchia maggioranza”, possibile frutto di uno scontro tra Umberto Bossi e Roberto Maroni in seguito alle decisioni sul tesoretto dei fondi investiti all’estero.
Nell’ordinanza trasmessa alla Camera, il Tribunale del riesame di Napoli conferma a carico del deputato Nicola Cosentino l’esistenza di un grave quadro indiziario a carico e un livello di pericolosità sociale tale da giustificare la custodia cautelare in carcere del deputato.
Al riguardo, i giudici segnalano che dalle indagini svolte sono emersi “il consolidamento e la continuità dei rapporti criminali che hanno agevolato l’onorevole Cosentino nella sua carriera politica; la pluralità di competizioni elettorali nelle quali lo stesso risulta essere stato sostenuto dall’organizzazione criminale; la persistenza del debito di gratitudine, e gli inevitabili intrecci ricattatori, cui egli deve, almeno in parte, le sue fortune”.
“Un esempio da manuale di riciclaggio”: così il Tribunale del riesame di Napoli definisce il progetto, mai attuato, per la costruzione del centro commerciale “Il principe” a Casal di Principe (Caserta): operazione avviata “con il contributo consapevole e decisivo” dell’onorevole Nicola Cosentino.
L’ordinanza del riesame è stata depositata due giorni fa alla Camera, che deve decidere sulla richiesta di arresto del deputato. La giunta per le autorizzazioni di Montecitorio si pronuncerà domani.
Nicola Cosentino è indagato per riciclaggio ed altri reati, con l’aggravante di aver agevolato gli interessi del clan camorristico dei Casalesi. Nei suoi riguardi, su richiesta dei pubblici ministeri di Napoli Antonio Ardituro, Francesco Curcio e Henry John Woodcock, è stata emessa dal gip Egle Pilla, ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Il provvedimento è stato confermato il 15 dicembre scorso dal Tribunale del riesame, che ha ora depositato le motivazioni, trasmesse alla Camera.
L’inchiesta che, oltre a Cosentino, coinvolge altri 84 indagati, riguarda, per gran parte, proprio il progetto per il centro commerciale “Il principe” intorno al quale si sarebbero realizzate, secondo l’accusa, una serie di operazioni illecite: dal “voto di scambio” all’irregolare concessione di un finanziamento di oltre cinque milioni di euro da parte di Unicredit, all’illecita concessione di autorizzazioni urbanistiche.
Quel progetto di centro commerciale a parere dei giudici del riesame altro non era che “un tentativo di costruire un contenitore apparentemente pulito dove poter impiegare capitali mafiosi” del clan dei Casalesi.
Cosentino, interrogato il 21 dicembre scorso dal gip, ha escluso qualsiasi sua attività illecita legata alle vicende di Casal di Principe, ma i giudici del riesame, sulla base di documenti acquisiti durante l’inchiesta, intercettazioni telefoniche ed ambientali, non hanno ritenuto veritiere le sue dichiarazioni.
Inoltre, sempre secondo i giudici del riesame, il deputato aveva “piena consapevolezza” che quel progetto fosse finalizzato ad agevolare gli interessi dei Casalesi: consapevolezza “dimostrata – è scritto nell’ordinanza – dalla conoscenza approfondita dei soggetti coinvolti (ammessa dallo stesso on. Cosentino nel suo interrogatorio), tutti legati, direttamente o indirettamente, al clan dei Casalesi, nonchè nella sua stessa attitudine a favorire gli interessi del clan che lo sosteneva elettoralmente”.



