L’AQUILA – “Il fatto non sussiste”. Gli atei esulteranno, perché essere infastiditi dalla presenza di un crocifisso e rifiutarsi di svolgere le proprie attività alla presenza del simbolo religioso, non è reato.
Questo almeno il caso del giudice Luigi Tosti, assolto con formula piena dopo essere stato accusato di omissione e rifiuto di atti di ufficio per essersi rifiutato, anni fa, di tenere udienza in un’aula di Camerino dove era esposto un grande crocifisso.
In un primo momento il giudice era stato condannato dal tribunale aquilano a un anno e due mesi di reclusione con i benefici di legge; ieri però, dopo una camera di Consiglio durata un’ora, i componenti del collegio Fabrizia Francabandiera, Luigi Cirillo e Carla De Matteis hanno acconsentito alla richiesta dell’accusato di tenere l’udienza in un’aula diversa da quella dove si trovava il simbolo religioso.
Il processo è stato dunque trasferito presso l’aula magna del palazzo della Corte d’appello e non annullato.
Per Dario Visconti, uno dei legali di Tosti, “è meritevole di tutela, alla luce dei principi costituzionali, il diritto dei difensori e dell’imputato a presenziare e a esercitare le prerogative difensive in una aula di giustizia priva di espliciti simboli religiosi”.
Il pm Stefano Gallo, d’altro canto, ha chiesto che l’imputato venga assolto: la sentenza ha così annullato la condanna inflitta il 21 febbraio 2008.
I difensori di Tosti hanno addirittura fatto istanza al ministero della giustizia affinché il crocifisso venisse rimosso e un gruppo di atei ha partecipato soddisfatto all’udienza di ieri.
Il deposito delle motivazioni è previsto entro il 15 settembre 2012 ma è poco probabile che la procura dell’Aquila ricorra contro questa assoluzione.





