L’AQUILA – Si definisce “un cantante prestato alla recitazione”, ma il suo curriculum e i giudizi positivi della critica sugli ultimi spettacoli teatrali lo contraddicono.

Falsa modestia? Forse. Fatto sta che di Giò Di Tonno si ricordano ancora le applauditissime interpretazioni di Quasimodo nel Gobbo di Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante e poi quella del Dottor Jeckyll e mister Hyde, qualche anno dopo.

Ora è in giro per l’Italia con il musical dei Promessi Sposi di Michele Guardì dove è un cattivissimo, ma anche molto “guascone”, don Rodrigo, il malvagio signorotto che mette i bastoni tra le ruote dell’amore manzoniano tra Renzo e Lucia.

Ma prima di tutto, per lui il poliedrico Giò (vero nome Giovanni) c’è il canto, l’amore per la musica, che lo ha portato nel 2008 a vincere il festival di Sanremo insieme alla bella argentina Lola Ponce, con la quale ha cantato Colpo di fulmine.

Tra loro, però, nessuna love story. “Sono felicemente accompagnato da anni”, racconta ad AbruzzoWeb mentre è in macchina, in uno dei suoi innumerevoli viaggi su e giù per lo stivale

Sei ancora in tournée con i Promessi sposi?

Dopo cinque mesi molto intensi è rimasta una sola tappa. Poi riprenderemo in estate.

Com’è stato vestire i panni di don Rodrigo dopo essere passato per Quasimodo e poi per il dottor Jeckyll e il suo alter ego malvagio?

Innanzitutto divertente. È bello interpretare i ruoli estremi, da cattivo. In questo caso si tratta di un personaggio che nell’immaginario collettivo rappresenta il cattivo per eccellenza. Un personaggio anche odiato, perché studiato per forza a scuola.

Lo hai odiato anche tu?

Ovviamente. Tutto quello che è forzato non è fatto mai con piacere. A distanza di più di vent’anni, ahimè, ho invece scoperto un romanzo molto intenso, pieno di significati e di risvolti, che mi ha appassionato molto.

Un personaggio da portare in teatro lo puoi rappresentare anche in maniera didascalica, bastano pochi tratti per delinearlo. In questo caso, invece, studiando il romanzo, abbiamo costruito un personaggio che si rivela tramite le interazioni con gli altri. In questo modo ci si avvicina un po’ di più a com’è fatto davvero.

C’è qualche caratteristica di questo personaggio che senti anche tua e in cui ti riconosci?

Con il regista abbiamo scelto di renderlo un po’ guascone. Non è il classico nobile pantofolaio, che fa fare tutto agli altri, ma uno a cui piace vivere. In questo senso sì, mi ci rivedo. Comunque credo che quando lavori su un personaggio, ci metti sempre qualcosa di tuo.

Sei salito su tanti palchi, dal teatro ai tuoi concerti, fino anche a quello dell’Ariston. Esibirsi davanti al pubblico è ancora una forte emozione per te oppure con il tempo ci si fa l’abitudine?

In molti rispondono che è sempre una grande emozione. Le cose per me sono un po’ diverse. Quando lavori con una “corazzata”, come in questo caso, ti senti comunque protetto, perché non sei solo. Quando invece sei sul palco con la tua band le cose sono diverse: lì devi conquistarti il pubblico semplicemente con le tue canzoni, come nel mio caso, visto che mi ostino a voler fare il cantautore..! In questo caso l’emozione è maggiore, che comunque quando si apre il sipario c’è sempre.

Ricorre il terzo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009, che ha devastato L’Aquila, città in cui tu sei stato per lavoro proprio per il musicale stevensoniano, prodotto dal teatro stabile d’Abruzzo. Qual è la tua impressione a tre anni di distanza?

Ho visto L’Aquila prima e dopo il terremoto e l’ho vissuta anche intensamente. Ho un ricordo bellissimo, quello che mi porto dietro è soprattutto la vitalità di tutti i ragazzi che ho conosciuto e con cui ho lavorato, la stessa energia che ha dato la forza a tutta la gente d’Abruzzo di reagire.

Il problema è stata la stasi e l’incapacità di gestire la situazione. Questo è quello che addolora maggiormente. La gente ha voglia di ripartire subito, questo fa parte un po’ del carattere degli abruzzesi. Quando sono tornato all’Aquila dopo il terremoto sono rimasto molto impressionato da come fosse la situazione.

Per quanto tu possa essere a conoscenza di ciò che è accaduto, quando lo vedi con i tuoi occhi è tutta un’altra cosa. È davvero una città fantasma, vedere il centro storico ridotto in quelle condizioni fa davvero male.

Hai anche cantato una canzone, Cento fontanelle, al terremoto aquilano. Ascoltarti cantarla dal vivo è stato molto emozionante. Eseguirla altrettanto?

Sempre. Quella è un’emozione vera, che si rinnova ogni volta. La differenza, quando canti, la fa il pubblico. E quando l’ho cantata in Abruzzo, sapere di stare davanti a persone toccate nel profondo, fa emozionare. La canzone è nata senza intenti particolari. È nata da un sentimento, dalla voglia di raccontare un punto di vista.

Non era legata a raccolte fondi, che già erano state fatte in precedenza. Come la canzone Domani, in cui non hanno coinvolto neanche un artista abruzzese. Si sono giustificati dicendo che per mancanza di tempo non l’hanno fatto. Potevano però pensarci, sarebbe stata una cosa carina.

Quando c’è stato il terremoto ho pensato agli anziani: proprio quella terra che gli ha dato tutto, poi glielo ha tolto. Il mio è stato quindi un omaggio a loro.

Com’è il rapporto con la tua città natale? Torni spesso dai tuoi amici?

Sono tornato a vivere a Pescara, ma più che altro ci dormo! Tra una tappa e l’altra del tour ci torno più che altro per riposarmi, quindi non la sto vivendo molto.

Forse è proprio il mio mestiere che mi porta a questo. Ci sto bene sapendo che riparto subito. Mi piace perché c’è il mare e poi è il posto dove sono nato, come tutti gli abruzzesi sono legato alle mie radici. 

Hai vinto Sanremo nel 2008. Secondo te il festival è ancora la vetrina per eccellenza della musica italiana?

In termini di promozione è sempre un evento molto importante. Sono di quelli che pensa che c’è chi va al festival per prendere e chi per dare. Diciamo che ultimamente si va più per prendere quanto di più utile dal punto di vista della pubblicità. Si va molto meno, invece, per dare, nel senso di portare belle canzoni.

Deo talent show musicali che vanno tanto in televisione ultimamente, che idea ti sei fatto?

I talent ultimamente hanno un po’ soppiantato proprio il sistema-Sanremo.

Penso che l’intento di chi li ha costruiti sia un po’ speculativo. Se avessi un figlio gli consiglierei di farlo perché tanto adesso c’è questo, è un modo per sfondare e affermarsi.

C’è un collegamento stretto tra questi talent e Sanremo, nel senso che molti di questi talenti vincitori alla fine arrivano primi anche all’Ariston. Questo credo sia da collegare al fatto che escono dai talent e sono molto conosciuti, di conseguenza anche votati.
 
Sono di quelli nostalgici che sognano un Sanremo in cui si torni a valutare solo la canzone.

Insieme a Lola hai lavorato in teatro e poi cantato Colpo di fulmine, brano con cui avete vinto Sanremo. Secondo te i media hanno un po’ giocato sul fatto di una possibile storia d’amore tra voi due?

Scherzando dicevo che l’equazione era: se Giò di Tonno e Lola Ponce non stanno insieme, allora vuol dire che Giò di Tonno è gay. (ride)

È ovvio che a Sanremo si è sottoposti anche a questo, della canzone si parla poco. Si cerca lo scandalo perché attira l’attenzione. Però tra noi non c’era niente di studiato, il ‘far credere’ qualcosa non rientra proprio nel mio modo di concepire questo mestiere.

Lola ha anche partecipato a qualche puntata di Mai dire Grande Fratello show nelle vesti di conduttrice-spalla del Mago Forest. Ti ci vedresti come presentatore comico?

Devo dire che mi piace scherzare. Forse lo farei più in radio, come ho fatto in passato insieme proprio alla Gialappa’s, perché la telecamera un po’ mi inibisce. Non mi dispiacerebbe farmi conoscere anche sotto questo aspetto, anche se poi il canto è la priorità.

Una cosa che potresti aggiungere al tuo ricco curriculum da attore, doppiatore, ospite televisivo…

Cerco di fare tutto con grande impegno, ma da qui a definirmi attore ce ne vuole. Se però mi chiedi cosa faccio, dico che sono un cantante prestato alla recitazione.

Come vivi la celebrità, l’essere riconosciuto per strada? Ti imbarazza?

La vivo serenamente forse perché non è così opprimente. Magari ci sono stati periodi in cui, tipo dopo Sanremo, forse era più forte. Però di solito non è così. Una volta mi è capitato proprio a Pescara, dove mi riconoscono di più, di stare al supermercato a fare la spesa.

All’improvviso una signora si è messa a guardare il mio carrello per vedere cosa ‘Giò di Tonno stesse comprando’. Da quel giorno vado a fare la spesa tipo dieci minuti prima che chiuda il supermercato, quando è deserto!

Domanda ‘gossip’ numero due. Tra i tuoi mille impegni, riesci a trovare spazio per l’amore?

Assolutamente sì. Sono felicemente accompagnato da anni e con il lavoro riesco comunque a organizzarmi, anche perché non sono sempre in tour.

Chiariamo che la tua donna non è Lola Ponce…

Per carità! Nulla contro Lola, ma non vorrei mai stare con qualcuna dello stesso ambiente. In fondo credo che un po’ uno di questo ambiente è portato a fare la primadonna. Se ce ne fossero due, inevitabilmente ci sarebbero scontri.

Progetti per il futuro?

Saremo in tour anche questa estate con i Promessi sposi. Ci sono anche un altro paio di cose in ballo, tra cui un disco pronto, ma non avrei il tempo materiale per promuoverlo.

Sanremo è nei tuoi pensieri?

Tra i miei desideri ci sarebbe di tornare come cantautore, mi piacerebbe molto. Staremo a vedere…

Con chi passerai questa giornata di Pasqua?

Con la mia compagna e qualche amico. Dove, però, ancora non lo sappiamo. Visto che ho girato tanto ultimamente, forse me ne starò a casa. Mentre tutti andranno fuori, io probabilmente me ne starò al mare, che ho la fortuna di avere così vicino!