TERAMO – Hanno dominato per anni la politica teramana, e anche quella dell’intera Regione. Ora sono chi più chi meno defilati, tornati alle loro professioni, e non ricoprono incarichi politici. 

Eppure rappresentano nella loro provincia ancora un punto di riferimento, godono di fiducia e consenso, muovendo i fili di una capillare e influente rete di potere, targata centrodestra che non disdegna alleanze trasversali e che ha come nodi sindaci, amministratori pubblici, imprenditori, piccoli e grandi gruppi di potere. 

Tanto da giocare in perfetto stile bipartisan, anche in queste ultime settimane segnate dall’emergenza coronavirus, un ruolo decisivo, seppur dietro le quinte, in importanti partite, a cominciare da quella per la nomina del nuovo direttore generale della Asl provinciale teramana, ora retta pro-tempore dal direttore amministrativo, Maurizio Di Giosia, e ancora la nomina del presidente della potente Fondazione Tercas, dei direttori delle Asp 1 e 2, le Azienda pubbliche dei servizi alla persona, competenti rispettivamente per il territorio settentrionale e meridionale della provincia teramana. 

Ci si riferisce, innanzitutto, ex assessore regionale di Forza Italia, l’avvocato Paolo Gatti, figlio dello storico sindaco di Teramo Antonio Gatti, oggi ancora in corsa per diventare giudice non togato della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, da poco nominato direttore generale di ‘Giulianova patrimonio’, società in house del Comune di Giulianova. In entrambi i casi provocando polemiche e sconquassi, ed anche una quasi crisi nella maggioranza di centrodestra in Regione, vista la contrarietà della Lega alla designazione, poi stoppata, alla Corte dei conti dell’ex “mister 10mila preferenze”, carica da 1 milione di euro per cinque anni, voluta dal presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, con il benestare del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia. 

E ancora il riferimento è all’ex assessore regionale alla Sanità del centrodestra, il forzista Lanfranco Venturoni, anche lui uscito dai riflettori, dopo aver subito un lungo processo, finito con l’assoluzione, nell’ambito dell’inchiesta di Rifiutopoli. E che come medico, oltre che come ex assessore, ha ancora però considerevole influenza negli ambienti della sanità teramana. Tanto da essere considerato, come si vedrà in seguito nel dettaglio, il “suggeritore” delle mosse del sindaco del centrosinistra, Gianguido D’Alberto, soprattutto nll’azione di critica, in particolare mediatica, contro Di Giosia, manager facente funzioni di area Lega, in odore di nomina denfinitiva.

C’è poi Paolo Tancredi, ex consigliere regionale di Forza Italia, ex parlamentare di Pdl e di Ncd dell’ex ministro Angelino Alfano, e poi dopo lo strappo con Berlusconi di Alfano, passato con i centristi di Ncd nel governo di centrosinistra, oggi consulente aziendale ed imprenditore. Anche lui figlio d’arte, erede politico del padre parlamentare della Democrazia cristiana Antonio Tancredi, fondatore nel 1996 della Banca di credito cooperativo di Teramo.

E sul fronte opposto, ma ora dialogante con il centrodestra, c’è l’ex assessore regionale della giunta di centrosinistra guidata da Ottaviano Del Turco ed ex deputato del Partito democratico, il rosetano Tommaso Ginoble, ora passato armi e bagagli in Italia Viva, che sta conducendo una guerra di logoramento nel comune di Teramo al sindaco D’Alberto. 

Infine, ma non da ultimo, all’ex sindaco di Teramo ed ex presidente della Regione di Forza Italia, Gianni Chiodi, tornato a fare il commercialista, dopo la mancata elezione al parlamento nel marzo del 2018 con Noi con l’Italia-Udc.

Quando erano loro sulla cresta dell’onda, mai Teramo e il suo centrodestra hanno contato così tanto nella politica regionale, con Chiodi governatore dal 2009 al 2014, e anche commissario della Sanità e commissario straordinario alla ricostruzione post-sisma, Venturoni e Gatti potentissimi assessori, in comparti chiave come Sanità, Lavoro e Sociale. Con alle spalle una rete di potere di vecchio e solido conio, capillarmente diffusa sul territorio di appartenenza. 

Non stupisce che sono almeno per ora armi spuntate, davanti a a questa intramontabile corazzata, quelle che può brandire innanzitutto la Lega, ora primo partito in Regione e anche nella provincia teramana, dove nelle elezioni del febbraio 2019 ha preso ben 46 mila voti pari 33,1%, con Fi secondo partito del centrodestra appena al 10,8%.  

Eleggendo il capogruppo in Consiglio regionale, Pietro Quaresimale, ex sindaco di Campli, con 8.838 voti, Emiliano Di Matteo con 8.477 voti e Tony Di Gianvittorio con 6188 voti, a cui poi si è aggiunto, nominato come assessore esterno, Piero Fioretti, ex fedelissimo dell’ex coordinatore regionale salviniano, il deputato di Roseto degli Abruzzi Giuseppe Bellachioma, poi rimpiazzato anche per fatti addebitati allo stesso ex “pupillo” Fioretti, dal deputato aquilano Luigi D’Eramo. 

Un’ampia rappresentanza, una vagonata di voti, che però alla prova dei fatti non si traduce in potere reale e concreto, nè in Regione, dove c’è un solo teramano assessore, e dove la Lega ne suo complesso,che pure ha 10 consiglieri e 4 assessori, è di gran lunga prima forza del centro destra di Marco Marsilio, ma sono divisi tra loro, subiscono spesso e volentieri le scelte dell’asse Fi-Fdi. 

E anche in provincia la Lega ha pochissimi sindaci e amministratori locali influenti tra le sue schiere, anche qui divisa al suo interno, visto che in particolare tra Fioretti e gli altri esponenti regionali non corre affatto buon sangue. 

Tanto da consigliare a D’Eramo il commissariamento della segreteria provinciale con il dirigente Gianfranco Giuliante, ex assessore regionale del Pdl, ora presidente dell’azienda unica di trasporto regionale Tua. 

Fuori dai giochi anche il centrosinistra, dopo la sconfitta alle elezioni regionali del febbraio 2019, ora rappresentato, nei banchi dell’opposizione dai soli Dino Pepe del Pd e da Sandro Mariani di Abruzzo in Comune, giovane ex capogruppo del Pd a palazzo dell’Emiciclo. Il Pd e il sindaco di Teramo D’Alberto hanno poi perso potere con la scissione di Italia Viva, con Ginoble che si è portato dietro più di un sindaco e portatore di voti. 

Ecco dunque spiegata la forza di fuoco dei “sempreverdi”, anche per la capacità di tessere alleanze trasversali, come nella migliore tradizione della Democrazia cristiana, su cui in fondo questo potere ha le radici antiche. 

Ne è prova, cominciando ad entrare nel dettaglio, la partita che si sta giocando nella sanità.

Qui chi conosce le dinamiche della politica teramana assicura che a dettare legge è ancora Venturoni. Per di più considerato  il vero ispiratore delle recenti mosse del sindaco D’Alberto, di cui Venturoni è amico di vecchia data, e che sta conducendo una guerra di logoramento, contestandone la gestione dell’emergenza covid, al direttore generale facente funzione della Asl Di Giosia. 

Inizialmente vicino politicamente al consigliere regionale di Abruzzo in Comune Mariani, Di Giosia si è avvicinato alla Lega, che esprime l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì, mossa che gli è valsa la promozione a dg facente funzione.

Il tema dunque non è solo il giudizio su come si è organizzata la macchina sanitaria provinciale per far fronte all’epidemia, che qui ha colpito duro, ma anche in prospettiva la nomina del nuovo direttore generale, che farà terminare l’interregno di Di Giosia, iniziato con la morte a ottobre scorso, del compianto Roberto Fagnano, appena nominato capo dipartimento della Sanità.

Interesse di Forza Italia, con Venturoni regista, è quello di contrastare senza se e senza ma le mire, legittime, della Lega, di avere l’ultima parola nella nomina, come è stato già fatto ed assodato nel tavolo regionale.  

Passiamo dunque corso per la presidenza della Fondazione Tercas. 

Qui il candidato designato è proprio Paolo Tancredi, pare addirittura suo malgrado. E a lavorare per lui, manco a dirlo, sono Gatti, Chiodi e Ginoble. 

La nomina andrà fatta a novembre. La ex presidente, Enrica Salvatore, è stata sfiduciata dal consiglio di indirizzo, composto da dieci membri, a novembre scorso. Era una fedelissima di Tancredi, poi ha rivendicato un’autonomia decisionale che gli è stata fatale. A rimpiazzarla Gianfranco Mancini, titolare di Consorform, molto vicino a Gatti e Tancredi. Il Ministero dell’economia e delle Finanze ha però contestato  la regolarità della sua nomina e a inizio marzo si è così  autosospeso, ma non dimesso. A novembre prossimo andrà però rinominato anche il consiglio di indirizzo, che poi a sua volta nominerà il Cda. Mancini che è nel consiglio da dieci anni non potrà essere in nessun modo riconfermato, al di là delle contestazioni del Mef. 

Ed ecco dunque l’ipotesi di mettere direttamente Tancredi a capo della Fondazione, operazione che tranne sorprese andrà in porto, visto che i “sempreverdi” hanno dalla loro parte chi determina da sempre le sorti della fondazione, ai vertici delle associazioni di categoria rappresentate nel consiglio di indirizzo.  

Appoggia questa manovra, va evidenziato, anche il renziano Ginoble e non c’è nulla di cui stupirsi: è già accaduto a gennaio per la nomina del cda del Ruzzo, società che gestisce il ciclo idrico integrato in 35 comuni del teramano, dove l’asse Ginoble-Gatti-Tancredi è stato determinate per piazzare alla presidenza Alessia Cognitti e alla vice presidenza Alfredo Grotta. 

Non facendo toccare palla alla Lega, che non ha nemmeno un sindaco dalla sua parte nell’assemblea consortile, e men che meno al centrosinistra, uscito con le ossa rotte, pur amministrando il Comune più importante di competenza della Ruzzo. 

Molto probabilmente sia la Lega che il centrosinistra non toccheranno palla nemmeno in un’altra partita che si sta definendo in queste settimane: la nomina dei direttori della Asp 1 e 2, che gestiscono le attività ed il patrimonio delle ex Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, istituite proprio da una legge regionale voluta da Gatti, quando era assessore al sociale. 

La carica da direttore vale 80 mila euro l’anno e per essa la cordata dei “sempreverdi” dominus della politica teramana ha già un nome pronto, per quanto riguarda la Asp 2: quello dell’ex sindaco di Atri, Gabriele Astolfi, gattiano di ferro, primo dei non eletti alle regionali del febbraio 2019 nelle file di Forza Italia. 

Astolfi, di professione imprenditore, sarebbe dovuto subentrare in consiglio regionale al sottosegretario forzista Umberto D’Annuntiis, se fosse passata la sua equiparazione ad assessore, in modo tale da potersi dimettere temporaneamente dal consiglio ed essere surrogato appunto da Astolfi. 

Peccato però che nella tesissima seduta del 3 marzo la Lega, contraria alla norma della surroga, ha fatto mancare il numero legale, mandando tutto all’aria. 

Poi è arrivata l’emergenza coronavirus, a congelare anche questa partita.

Lo scontro con la Lega si riproporrà proprio alle due Asp.

Nella Asp 2 è ora presidente, nominato da poche settimane, Luca Di Pietrantonio, già candidato sindaco della Lega alle passate elezioni comunali, dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore al Sociale Piero Fioretti. 

Lo stesso Fioretti, ha avuto un ruolo determinante per far nominare presidente dell’Asp 1, l’avvocato Elisabetta Cantore. Nomina che ha provocato polemiche in quanto – hanno accusato esponenti politici teramani, anche salvinviani, Cantore farebbe parte del team di avvocati dello studio Macè di Roseto degli Abruzzi dove presta la sua opera di avvocato anche la collega Caterina Longo, compagna di Fioretti, al centro di un caso politico per una nomina nazionale nella commissione Pari opportunità, senza compenso, finita con le sue dimissioni. 

Anche l’accostamento dell’avvocato Cantore con la sua collega Longo è stato smentito, i due legali sono solo amiche. 

In entrambi i casi, va però precisato, i presidenti non percepiscono compensi, pur gestendo ingenti risorse e un bacino di consenso non indifferente. 

Quello che si profila anche qui è uno scontro tra la Lega, e segnatamente Fioretti, e i “sempreverdi”. Che manco a dirlo, hanno ottime possibilità di spuntarla. 

Anche se i presidenti Di Pietrantonio e Cantore sono chiaramente dalla parte dell’assessore Fioretti e del suoi eventuali candidati alla direzione, Gatti e Tancredi possono contare sull’appoggio di buona parte dei sindaci, delle associazioni, cooperative e altri portatori di interesse che siedono nel consigli di entrambe le Asp. 

Fuori dai giochi, ancora una volta sarà il centrosinistra, ammenochè non azzardi un’alleanza con la Lega, ipotesi alquanto imbarazzante. 

C’è infine una quarta partita, che riguarda in particolare Gatti e che ha come protagonista Giacomo D’Ignazio, geometra dipendente della Provincia di Teramo, collaboratore della Neo sas, importante società di comunicazione teramana, nonché ex vice coordinatore provinciale di Forza Italia. Ma soprattutto molto vicino all’ex assessore, un quasi braccio destro, che ha avuto un ruolo determinante per far vincere le elezioni comunali di Giulianova ad Iwan Costantini, civico di centrodestra. Che poi ha scelto Gatti nell’ambito di un bando a dirigere Giulianova patrimonio. Anche per D’Ignazio si è alla ricerca di un meritato ruolo di prestigio. (f.t.)