CHIETI – Il ministero dello Sviluppo economico emana il Decreto di autorizzazione per il gasdotto Larino – Chieti. Un’opera fortemente contestata, “un errore strategico per l’Abruzzo e il Molise che vanno verso la trasformazione in distretto minerario, a totale vantaggio dei petrolieri”, spiega in una nota il Coordinamento No Hub del Gas.

“Il consumo di gas è in calo rispetto al picco del 2005 in Italia – spiega il Coordinamento -, come ricordato recentemente anche dal neo ministro Costa, e ancora di più nelle due regioni interessate dal progetto, il Molise e l’Abruzzo. Inoltre a causa dei cambiamenti climatici bisogna abbandonare quanto prima le fossili”.

“L’opera – spiega ancora il Coordinamento -, della lunghezza di 111 chilometri, per stessa ammissione del proponente, Gasdotti Italia, servirà a collegare pozzi di estrazione e stoccaggi esistenti (come il “Fiume Treste” gestito da Stogit) o in progetto, come quelli di San Martino sulla Marrucina e del Sinarca. Per la posa dei tubi si dovranno fare enormi sbancamenti in numerose aree perimetrate come Siti di Interesse Comunitario per la fauna e la flora. Inoltre saranno sacrificati vigneti ed oliveti per decine di ettari”.

Per il Coordinamento No Hub del Gas “l’approvazione del progetto è un fatto estremamente grave perché contribuisce alla trasformazione della penisola italiana in un territorio di mero passaggio di grandi opere per trasportare il metano verso il Nord Europa ad esclusivo vantaggio delle multinazionali coinvolte. Il tutto gravando sulla bolletta, un’ulteriore beffa. Hanno sbagliato anche le due regioni ad esprimere parere favorevole”.

“Ora stiamo studiando il decreto per verificare che fare. Certo ci aspettavamo almeno una pausa nel varo di nuovi interventi così invasivi da parte dei dirigenti ministeriali in considerazione della nuova compagine di Governo che si è insediata da poco. Attendiamo una risposta dalla maggioranza in merito a questa scelta e auspichiamo un immediato e reale cambio di rotta sull’energia”, conclude il Coordinamento.

Sulla questione interviene anche Legambiente. “Le aree interessate sono fortemente sensibili sia dal punto di vista naturalistico-paesaggistico che dal punto di vista del dissesto idrogeologico.  Il gasdotto – dichiara Luzio Nelli di Legambiente Abruzzo – non è strategico ai fini dei consumi del gas in quanto ci troviamo di fronte a una consistente riduzione, ma è strumentale solo per chi lo realizza, in quanto per stessa ammissione del proponente serve a connettere le aree per realizzare pozzi di stoccaggio”. 

“Tutto questo sarà meramente funzionale a sole logiche privatistiche e di mercato e non di servizio pubblico. Va ricordato che la Sen (Strategia energetica nazionale) prevede la totale decarbonizzazione entro il 2025 con il raggiungimento del 55 per cento dei consumi energetici da fonti rinnovabili (184 miliardi di chilowattore all’anno)”.

“Per raggiungere questi obiettivi bisogna aumentare del 70 per cento  l’energia prodotta da fonte rinnovabile cioè dovremmo raddoppiare la potenza fotovoltaica installata – continua Nelli -. Visto il calo della produzione di energia rinnovabile in questi ultimi anni ,causata soprattutto dai ritardi del nostro paese sulle pianificazioni di fonti alternative, viene spontaneo chiedersi come faremo a colmare e a  raggiungere entro il 2025 la quota del il 55 per cento?”.

“Riuscirà questo governo a dare forza alla sen e a fermare nella nostra regione la deriva ad un eccessiva infrastrutturazione del gas (estrazione lago di Bomba con annessa raffineria comune di Paglieta e centrale Snam di Sulmona)? Se continuiamo a far finta di scegliere – conclude Nelli -, continuando a puntare sul gas con questi numeri la rivoluzione energetica si fermerà e con essa anche le già deboli politiche inerenti i cambiamenti climatici”.