L’AQUILA – Un tirocinio, pagato dal contribuente europeo, nella stessa azienda dove aveva già lavorato, e per fare la stessa mansione, per essere poi messa alla porta sostituita da un altro tirocinante.
Accade nell’ambito del programma Garanzia giovani, almeno in uno dei 4 mila percorsi di apprendistato professionalizzante che pure, al netto di ritardi delle retribuzioni e altre disfunzionalità burocratiche, sta ottenendo buoni risultati.
Tra questi, le prime assunzioni da parte delle aziende ospitanti di 126 ragazzi, tra i 16 e 29 anni che prima non lavoravano nè studiavano, per aiutare i quali per il solo Abruzzo la Comunità europea e governo italiano hanno stanziato 31 milioni di euro.
Il caso segnalato ad Abruzzoweb da una ragazza 27 enne dell’Aquila, che preferisce restare anonima, “per paura di non trovare altri lavori”, spiega, getta ombre sul corretto utilizzo di questo strumento da parte di aziende che possono avere la tentazione di vedere nel giovane disoccupato soltanto l’occasione di usufruire di manovalanza a costo zero.
“A Garanzia giovani mi sono iscritta – spiega la ragazza – dopo che avevo perso il lavoro, essendo dunque disoccupata. Ricevevo ancora un assegno Aspi, e infatti due mensilità dell’apprendistato non mi sono state pagate, proprio perché ricevevo l’assegno di disoccupazione”.
La peculiarità è che la ragazza, trovandosi nell’impellente necessità di lavorare, dopo tanti tentativi è riuscita a trovare come azienda ospitante solo quella che gli aveva dato il benservito mesi prima, che gli ha riaperto le porte, anche perché non gli sarebbe costato nulla.
“Il mio tirocinio professionalizzante – spiega dunque la ragazza – si è risolto nel fare lo stesso lavoro che facevo prima, per meno soldi, essendo appunto un apprendista. Diciamo che è stata una farsa. In sei mesi sono stata usata da tappabuchi, andando ricoprire le mansioni del personale che andava in ferie, e almeno in alcun di questi casi qualcosa di nuovo ho imparato”.
La ragazza ha poi segnalato agli uffici regionali che l’azienda non gli ha versato il compenso delle ore aggiuntive, rispetto alle 20 ore settimanali previste dal Programma, che sono arrivate anche a 40 ore settimanali.
Ma l’aspetto più triste della vicenda è il suo epilogo.
“Finiti i sei mesi – racconta ancora l’anonima apprendista – l’azienda ha scritto nella relazione finale, che come tirocinante ho dimostrato ‘disponibilità e precisione’, ‘velocità nello svolgimento dei compiti assegnati’, e di avere anche una ‘predisposizione a ruoli di leadership’. Peccato però che subito dopo l’azienda mi ha comunicato che non poteva tenermi, neanche con il bonus occupazionale per assunzioni a tempo indeterminato, o anche determinato previsto da Garanzia giovani”.
La ragazza si è ritrovata così disoccupata e rimpiazzata, ironia della sorte, da un altro tirocinante, anch’esso a costo zero e a carico del contribuente europeo.
“E pensare – commenta amareggiata la ragazza – che sono stata io ad affiancare nelle prime settimane chi ora mi sostituirà, spiegandogli nel dettaglio le mansioni da svolgere, la logistica. A questa persona auguro una fortuna migliore della mia”.





