CHIETI – Lo strano caso di appalto all’Università “D’Annunzio” di Chieti-Pescara paradossalmente lievitato grazie all’applicazione della spending review.

Un affare da 90 milioni di euro che una sentenza del Consiglio di Stato ha rimesso nuovamente in ballo e di cui non si riesce ancora a venire a capo.

Il riferimento è al complicato iter del mega appalto per le manutenzioni della “D’Annunzio”, attualmente ancora affidato alla Guerrato di Rovigo, nonostante la sentenza del Consiglio di Stato abbia invalidato la convenzione tra Consip, che ha gestito la gara per conto dell’Ateneo, e la stessa Guerrato.

L’appalto fa ovviamente gola a molti, tanto è vero che ha scatenato una guerra giudiziaria a colpi di ricorsi al Tar. Prevede la gestione del servizio di governo e presidio delle strutture universitarie, di manutenzione, di pulizia e igiene ambientale e di giardinaggio.

Il costo nel dettaglio è di 3.141.433 più Iva all’anno per il solo servizio di manutenzione ordinaria. Il tutto per una durata di 7 anni più 2. Ai circa 30 milioni della manutenzione ordinaria, però, deve sommarsi il costo della manutenzione straordinaria, non prevedibile a monte, ma storicamente sempre di molto superiore a quella ordinaria.

Ed ecco che i calcoli di esperti hanno stimato che si può arrivare ai 90 milioni di euro.

L’ateneo dannunziano si ritrova ora in mezzo a una controversia legale tra due colossi, quali Guerrato e Manutencoop, e soprattutto con in mano un appalto dai costi molto superiori a quelli che assicurava la propria Fondazione (con la quale, tra l’altro, è in causa) che gestiva il servizio sino al 2013.

Per tutto il 2013, infatti, il servizio era fatto in house dalla Fondazione universitaria a costi molto più contenuti.

La cifra, infatti, si aggirava intorno al milione e 800 mila euro all’anno, poco più della metà dei quasi 3 milioni 200 mila all’anno (sempre solo per le manutenzioni ordinarie) previsti dal nuovo contratto.

A decidere di togliere il servizio alla Fondazione è stato il direttore generale dell’ateneo, Filippo Del Vecchio.

Lo ha fatto sulla scorta della legge della spending review che parlava di servizi che non potevano essere gestiti in maniera legittima dalle fondazioni. Secondo quanto si è appreso, tuttavia, la stessa normativa distingueva una specifica eccezione proprio per le istituzioni scolastiche e universitarie.

E così si è arrivati al paradossale caso di un servizio che è venuto a costare quasi il doppio proprio in ossequio alla legge di revisione della spesa che chiedeva di contrarre i costi.

Poi è arrivata la gara d’appalto stipulata tramite Consip, la società per azioni del Mef, al termine della quale l’ateneo teatino-pescarese ha affidato il servizio alla Guerrato di Rovigo, servizio partito a gennaio 2014 a seguito del contratto stipulato a dicembre 2013.

La quarta sezione del Consiglio di Stato ha, però, accolto il ricorso della ditta Manutencoop facility management, dichiarando “inefficace” la convenzione stipulata tra Consip e Guerrato (capofila del raggruppamento formato da Ciclat, Cm Service srl e Compa), condannando Consip al risarcimento del danno subito dalla Manutencoop e dal resto della cordata (Pfe spa, Euroambiente srl e Impresa di pulizie e sanificazione Salus srl).

La sentenza del Consiglio di Stato parla anche di subentro, ma in realtà la Guerrato sta ancora lavorando in Ateneo.

Il perché lo spiega ad AbruzzoWeb la stessa Guerrato: “A seguito della sentenza del Consiglio di Stato depositata in data 1° aprile 2015, la Consip spa ha disattivato la convenzione stipulata con il raggruppamento di imprese formato da Guerrato Spa/Ciclat soc.coop./Copma soc.coop./Cm Service srl a far data dal 2 aprile 2015, pertanto i contratti stipulati prima di tale data restano validi e operativi, compreso quello fra la Guerrato e l’ateneo ‘D’Annunzio’, il quale, prontamente interpellato, non ha avanzato alcuna riserva in merito”.