ROMA – Cinquanta gallerie da regolarizzare, entro il 30 aprile prossimo, lungo i 6629 chilometri di rete italiana, pena la chiusura con conseguenze disastrose.
Una diffida perentoria, quella della Commissione Permanente Gallerie, autorità suprema del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (organo tecnico del Mit), indirizzata alle concessionarie autostradali e trasmessa alla Direzione Strade ed Autostrade, al Dipartimento Vigili del fuoco del ministero dell’Interno ed alla Direzione della vigilanza del Mit.
A dare notizia della lettera di diffida, datata 12 febbraio 2020, numero di protocollo 1446, è il quotidiano La Repubblica.
Fra i tunnel a rischio chiusura — oltre ai due sotto inchiesta penale delle procure di Genova (Bertè sulla Genova-Gravellona Toce) e di Avellino (Montemiletto sulla Napoli- Canosa) — figurano anche Gran Sasso e San Rocco sulla A24, Roma-Teramo; San Domenico e Colle Castiglione della A25, l’Autostrada dei Parchi, oltre a Pedaso, Castello di Cupra sulla A14, ad Ascoli Piceno; Sant’Aniello sulla Caserta-Salerno; la Rimazzano della Livorno-Civitavecchia; Solfatara, Vomero e Monte Sant’Angelo sulla Tangenziale di Napoli; Castello sulla Napoli-Pompei- Salerno. E ancora: Monte Galletto della Genova-Milano; Tarvisio sulla A23.
“I nodi del mancato adeguamento delle gallerie tra cui quella del Gran Sasso alle norme comunitarie approvate nel 2004 a seguito della tragedia del Monte Bianco e recepite in Italia dal Decreto 264/2006 pare stiano venendo al pettine”, scrive in una nota il Forun H2O.
Come si ricorderà, lo scorso 7 novembre, prima del crollo avvenuto il 30 dicembre dentro la galleria Bertè, il Cslp segnalava 105 tunnel a rischio in carico ad Autostrade per l’Italia e altri 90 gestiti dalle altre concessionarie. Tutte gallerie di lunghezza superiore ai 500 metri, fuorilegge rispetto alla direttiva europea 54 del 2005: prive di colonnine Sos, di vie di fuga, di illuminazione, di camere a tenuta stagna in caso di incendio, di un “tutor” (un tecnico) responsabile, di sistemi di videosorveglianza attivi h 24.
“Noi avevamo fatto un accesso agli atti alla Commissione lo scorso settembre – si spiega nella nota di Forum H20 – . Sconfortati, rilevammo una serie di pesantissime criticità, a partire dalla mancanza delle ispezioni obbligatorie fino ad arrivare allo stato di degrado strutturale raccontato da documenti ufficiali dello stesso concessionario. Degrado talmente esteso che era stato usato come giustificazione per rinviare alcuni interventi impiantistici dopo i necessari adeguamenti strutturali.
Quelle carte sono state oggetto di un corposo esposto, depositato a novembre e poi presentato alla stampa a febbraio.
“Abbiamo sempre sostenuto che dietro all’idea del commissariamento, partita da Strada dei Parchi ad aprile 2019, in realtà ci fosse la questione del mancato adeguamento al D.lgs.264/2006, che allora non compariva nel dibattito pubblico. Eppure quella norma fissava in maniera inequivocabile la data per l’adeguamento a 13 anni dopo il suo varo, guarda caso al 30 aprile 2019. Lavori, secondo la norma, da eseguire da parte del concessionario (che in questo caso sostiene di non essersi visto approvare i documenti necessari da parte delle autorità) e senza oneri per le casse pubbliche”.
“Tra l’altro, le misure alternative e restrittive di regolazione del traffico predisposte in tutta fretta a maggio 2019 per la ventilata chiusura del traforo – si legge ancora nella nota – , dopo un summit al Mit incredibilmente mai verbalizzato, avrebbero dovuto essere vagliate proprio dalla Commissione Gallerie. Dalle carte da noi consultate a settembre presso la Commissione non vi era alcun riferimento a tali misure se non una lettera del 20 maggio 2019 in cui l’ingegner Migliorino girava l’ordinanza con le misure proprio alla Commissione gallerie per le opportune valutazioni. La Commissione se ne occupò? Quando? Con che esiti?”.
“Ad aggravare la questione il fatto che quelle del Gran Sasso sono classificate quali gallerie speciali per la presenza dei laboratori di fisica, che a loro volta stoccano in maniera irregolare ben 2.292 tonnellate di sostanze pericolose. Materiali che devono essere allontanati, con operazioni complesse per le quali dovrebbero essere da tempo partite le richieste di autorizzazione come la Valutazione di Incidenza Ambientale. Invece anche qui, finora nessun documento è venuto fuori nonostante i solleciti della Regione Abruzzo. Crediamo indispensabile che le carte citate da Repubblica siano pubblicate integralmente perché non è possibile continuare con lo stillicidio di notizie. Noi stessi stiamo avendo ulteriori difficoltà in un accesso agli atti presso il MIT sulla documentazione sul Gran Sasso, sui viadotti e sulle altre questioni che riguardano le autostrade. La trasparenza è fattore indispensabile nell’affrontare i problemi. Di questo passo non ci si lamenti se poi le infrastrutture rischiano di chiudere in una situazione emergenziale per il paese”, conclude la nota.



