L’AQUILA – Non certamente solo il cambio del nome dell’Arap, da “agenzia” ad “azienda” regionale delle Attività Produttive (Arap), ma anche un rilancio strategico dell’ente, con competenze, tra cui i servizi energetici e digitalizzazione, la nomina del cda che resta ad appannaggio del consiglio regionale e che aumenta da 3 a 5 membri, e soprattutto l’assorbimento del nucleo industriale di Chieti e Pescara, da tempo in liquidazione.
Questa in sintesi le novità contenute nella riforma dell’ente che si occupa delle aree industriali abruzzesi, da fine 2024 commissariato e affidato al dirigente regionale Mario Battaglia, approvato dopo duri scontri, nella seduta del 5 agosto, e pubblicata il 27 agosto in Gazzetta ufficiale.
Quello che ne è uscito è un testo molto differente rispetto a quello che fino all’ultimo aveva provato a imporre l’assessore regionale alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, di Fdi, provocando una levata di scudi anche dentro la maggioranza di centrodestra di Marco Marsilio, anche lui di Fdi. In esso si prevedeva a la creazione di una “good company”, la nuova Aruap, e una “bad company”, la vecchia Arap, che si sarebbe nelle intenzioni di di Magnacca, dovuta accollare 20 milioni di debiti con la fusione del Consorzio industriale di Chieti e Pescara, e con la prospettiva della liquidazione.
Ad imporre modifiche sostanziali con emendamenti passati in commissione, il capogruppo di Forza Italia, Emiliano Di Matteo, presidente della seconda commissione Territorio e il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Nicola Campitelli.
In una intervista al quotidiano Il Centro, esprime soddisfazione per la nuova norma il direttore generale dell’Arap, Antonio Morgante.
“La legge affronta in modo organico e razionale il tema delle funzioni di Arap – spiega il dg -, guardando anche a servizi innovativi (energia e digitalizzazione) e risolve una serie di problematiche giuridiche e organizzative che nell’operato quotidiano di Arap, sin dalla sua istituzione nel 2011, si sono manifestati, come la proprietà di alcuni impianti, modalità di cessione di immobili costruiti dai Consorzi industriali”.
Ma soprattutto, prosegue Morgante la nuova legge “fornisce gli strumenti per l’assorbimento in Arap del Consorzio industriale Chieti-Pescara che conta circa 700 imprese insediate, tra cui importantissime aziende anche di livello nazionale e internazionale. Lì bisognerà tornare a rendere i servizi consortili che mancano dal lontano 2011, quando il Consorzio fu messo in liquidazione”.
Nella norma infatti si stabilisce l’iter per arrivare a tale obiettivo.
Entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge, “il Commissario per la gestione straordinaria e liquidatoria del Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell’Area Chieti – Pescara”, ovvero Loretta Franciotti, “deve rimettere alla Giunta regionale ed all’Arap una relazione dettagliata sullo stato finanziario, economico e patrimoniale del Consorzio” ed anche “uno studio in ordine alla fattibilità o meno, sotto il profilo economico-finanziario, di una fusione tra Arap e Consorzio dell’Area Chieti – Pescara, con conseguente accorpamento dei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo ad entrambi gli enti”.
Si aggiunge poi: “qualora dallo studio risulti la fattibilità dell’iter di fusione, la Giunta regionale, entro i successivi trenta giorni, approva un disegno di legge che autorizza la fusione e disciplina il nuovo soggetto giuridico risultante dalla fusione”. La formula è ipotetica, ma di fatto la fusione viene ritenuta scontata, in assenza di alternative.
Compiuta la fusione, va anche ricordato, si dovrà porre fine al regime commissariale, e nominare il nuovo cda e nella nuova norma si estende il numero dei componenti da tre a cinque: un presidente e quattro membri, due in più rispetto agli attuali, un o in quota alle opposizioni, nominati dal Consiglio regionale, e non dalla giunta, come voleva la versione cestinata della legge.
Nell’attuale regime commissariale, l’Arap è retta oltre che dai commissario Battaglia e Franciotti, dai tre tre subcommissari Adriano Marzola, in quota Fdi, Roberto Romanelli, in quota Fi, e Daniela Sulpizio, in quota Lega.
Il compenso resterà lo stesso, per i consiglieri 1.650 euro lordi al mese, pari al 25% dell’indennità di un consigliere regionale, mentre quella del presidente è pari al 50%, 3.300 euro circa, e i consiglieri dovranno comunque possedere “requisiti di professionalità, esperienza e competenza fra le persone che abbiano maturato un’esperienza complessiva di almeno un quinquennio, anche alternativamente, attraverso l’esercizio di attività professionali o di funzioni amministrative, direttive o gestionali in enti pubblici, in società o in settori attinenti a quelli in cui opera l’Arap”.
Afferma ancora Morgante al quotidiano Il Centro: “oggi Arap è fortemente impegnata in molte attività che già segneranno il deciso cambio di passo nei rapporti con le imprese: dal rifacimento delle strutture viarie e reti collegate in tutti i nuclei di competenza, all’ammodernamento degli impianti di trattamento e depurazione delle acque industriali, dalla costruzione di oltre 100 MW di impianti fotovoltaici alla costruzione della centrale di produzione di 500 tonnellate di idrogeno annui che verranno acquistati dalle aziende della Val di Sangro e del Vastese, oltre che da Tua, dalla valorizzazione dei capannoni dismessi alla cessione di diversi immobili alle imprese che vogliono insediare nuove attività produttive”.
E in tal senso la legge rafforza proprio le competenze dell’azienda, in particolare in materia energetica, tenuto conto che ci sarà grazie alla legge regionale “Salva casa”, la possibilità di ampliare i suoli idonei dei consorzi industriali per la costruzione di impianti di energia rinnovabile e la distribuzione alle aziende insediate della elettricità prodotta.
Confermato anche il ruolo di Arap come braccio operativo della Regione.
Stabilisce infatti la norma: l’Arap “può essere indicata quale soggetto attuatore di iniziative e programmi regionali, nazionali e comunitari”, “individua un marchio attraverso cui porre in essere le relative azioni di promozione, definisce azioni comuni con il sistema camerale abruzzese, le rappresentanze datoriali istituzionali e associative, con il sistema regionale dei Poli e con tutti gli altri soggetti pubblici e privati, nazionali e non, portatori di specifici interessi in materia”.
L’Arap inoltre “supporta il Dipartimento della Giunta regionale competente in materia di
attività produttive nell’attività di attrazione degli investimenti sul territorio della Regione Abruzzo”.
Afferma infine Morgante nell’intervista: “la legge traccia un ottimo quadro generale, ma solo attraverso il completamento di un piano industriale già in avanzata fase di realizzazione, fortemente spinto dall’assessore Tiziana Magnacca nell’ultimo anno e mezzo anche grazie al commissariamento dell’azienda, e a una costante vicinanza della Regione si potrà portare la nave Arap in porto, sottraendola da venti e flutti impetuosi e potenziandone le capacità di rendere servizi tradizionali e innovativi alle imprese abruzzesi”.
Nella nuova norma si stabilisce poi che “le procedure per l’insediamento delle imprese nelle aree, nei nuclei e nelle zone di sviluppo industriale regionale ed i rapporti tra l’Arap e le imprese ivi insediate sono disciplinati in un apposito regolamento predisposto dal direttore dell’Agenzia avente ad oggetto la cessione in proprietà, od in uso dei terreni e degli immobili”.
Inoltre l’Agenzia “stipula con ciascuna impresa una convenzione con la facoltà di riacquisire i suoli e gli stabilimenti industriali o artigianali realizzati attraverso la procedura espropriativa, decorsi ventiquattro mesi di inattività” ed approva i Piani Territoriali di Sviluppo Industriale con la partecipazione dei Comuni, sarà infine la Giunta regionale ad esercitare “le funzioni di indirizzo, vigilanza e controllo sull’Arap”.






