L’AQUILA – In Abruzzo ci hanno provato in pochi e non ci è riuscito nessuno. Eppure la fusione tra Comuni porterebbe ingenti vantaggi economici alle piccole comunità.

Oltre a quella più grande tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, che resta ferma al palo nonostante si sia svolto anche un referendum popolare, anche le ipotesi di fondere Popoli, Collepietro e San Benedetto in Perillis, Pratola Peligna, Prezza e Roccacasale, e Casacanditella, Fara Filiorum Petri, Pretoro, Rapino e San Martino sulla Marrucina, le uniche proposte formalizzate da alcuni sindaci visionari, sono morte sul nascere.

Per l’associazione dei Comuni (Anci) la Regione è indietro nella legislazione e ulteriori incentivi, oltre a quelli statali, potrebbero rappresentare la svolta.

“Serve una incentivazione verso i processi di fusione – dice il presidente dell’Anci Luciano Lapenna – che ci vedono propensi purché l’unione avvengano per volontà dei Comuni e non per imposizione di legge”.

“La Regione deve fare una legge che indichi in modo chiaro quelle che sono le giuste indennità rispetto a questi percorsi, è l’unico modo per cui questa cosa trovi ulteriore convenienza – spiega – La legge nazionale rimanda a leggi regionali, non c’è un vero e proprio ritardo è che mancano i soldi. Ma la Regione Abruzzo deve fare quello che stanno facendo altre regioni”.

È caduta subito nel vuoto la proposta del sindaco di Pratola Peligna Antonio De Crescentiis, che è anche presidente della Provincia dell’Aquila.

Quella con Prezza e Roccacasale “fu una proposta lanciata durante un seminario ma non è stata mai raccolta dagli altri sindaci – spiega – quindi come Comune non ho formalizzato la richiesta”.

Anche per De Crescentiis “la Regione può fare la differenza, dove la fusione dei Comuni ha preso piede è dove la Regione ha previsto ulteriori incentivi rispetto a quelli statali”.

In alcuni centri, intanto, si affilano le armi in nome del campanile.

È il caso di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila), dove la minoranza consiliare ha intrapreso una battaglia per scongiurare l’ipotesi di tornare ad essere frazione di Pescina e ha convocato un’assemblea proprio per domenica prossima, alle 16,30 all’hotel Ragno.

“La legge stabilisce che tra le 10 funzioni fondamentali dei comuni che verranno considerate requisiti fondamentali per la fusione c’è quella dell’edilizia scolastica e dell’organizzazione e della gestione dei servizi scolastici – dice il consigliere comunale Fabrizio Domenico Cerasa – e il sindaco Quirino D’Orazio sposta i nostri alunni dall’istituto di Gioia dei Marsi, che resta aperto grazie ai nostri studenti, alla scuola di Pescina”.

Ma per De Crescentiis, “la fusione non è un’annessione”, e spiega: “È sbagliato come concetto, è vero che il centro più popoloso potrebbe avere una maggiore rilevanza, ma c’è una costruzione nuova di una municipalità in cui ciascuno mantiene la propria identità.

Per il sindaco di Rapino (Chieti), Rocco Micucci, il problema sorge da un “ritardo culturale evidente”, visto che “prevale la logica del campanile”.

“In Italia – spiega – dalle fusioni sono nati 62 nuovi Comuni in nove regioni, solo uno è al sud, in Campania, gli altri tutti al centro-nord”.

Rapino ha il merito di aver avviato un ragionamento coi colleghi di Casacanditella, Fara Filiorum Petri, Pretoro e San Martino sulla Marrucina, che non ha portato ancora a risultati concreti ma ha quantomento “fatto superare un tabù” e permesso di compiere una dettagliata analisi macroscopica che partisse dal dato sullo spopolamento degli ultimi 10 anni e sull’andamento socioeconomico del comprensorio.

I benefici immediati di cui godrebbe il nuovo Municipio, secondo le stime sarebbero di circa 11 milioni di euro di premialità statali, “che significa scuole nuove, collegamenti migliori, possibilità di disegnare e immaginare un futuro, come una scuola super nuova e sicura per la quale basterebbero due milioni di euro”.

Rapino indica anche “una serie di vantaggi derivanti dalla razionalizzazione delle risorse umane degli enti, che con l’unione frutterebbe minimo altri 2 o 3 milioni di euro da reinvestire”.

Il sindaco non nasconde che ci sono resistenze, ma guarda con fiducia al convegno di ottobre in cui si misureranno le esperienze.

Lo studio di fattibilità con l’analisi socio-economica è propedeutico alle delibere dei singoli Consigli comunali, alle quali deve seguire una legge regionale, quindi un referendum che ratifica o meno la fusione e decide il nome e lo stemma del nuomo Municipio.