PESCARA – L’eredità di Falcone e Borsellino. Questa la mostra fotografica ospitata a Pescara nell’aula magna dell’Istituto Alberghiero Ipssar “Filippo De Cecco”.

Ben 150 foto messe a disposizione dall’agenzia Ansa, disposte su 30 pannelli bifacciali e loro, mentre i ragazzi dell’istituto spiegano ai visitatori le vite di due magistrati, ma anche di due uomini.

Alcuni scatti inediti parlano di un matrimonio, di una laurea e poi la storia continua fino a via d’Amelio e Capaci, fino a quelle tragedie ricordate anche da Leo Nodàri, fondatore del Premio, che costringono chiunque a prendere una posizione precisa perché “non si può stare nel mezzo ma ciascuno deve sapere da che parte stare”.

“Come possiamo intervenire, in maniera incisiva, per far sì che i nostri ragazzi diano valore alle regole?”. È forte l’interrogativo del dirigente scolastico, Alessandra Di Pietro, che pone l’accento sulla responsabilità delle istituzioni.

“Non servono le parole e ancora meno le celebrazioni, ma serve la volontà di trasmettere un tipo di cultura che trascende la mera prescrizione. Le regole e la disciplina acquistano valore solo attraverso la cultura – ha fatto notare – Noi come scuola abbiamo il compito di educare i ragazzi alla speranza, ai sogni, alla bellezza e abbiamo il dovere di offrire loro delle testimonianze concrete. I ragazzi non hanno bisogno di modelli teorici, ma di esempi. Abbiamo avuto modo di ricordare nei precedenti incontri anche il generale Alberto Dalla Chiesa. Il senso della mostra è nella testimonianza di chi ha dato la propria vita agli altri”.

Il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli ha ribadito “la centralità dell’educazione nelle scuole perché la mafia non si batte solo con la repressione”.

Alla presentazione è intervenuto anche il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, figlio del giudice Emilio Alessandrini, assassinato da un commando di Prima Linea nel 1979 a Milano.

“Non sono capace di essere neutro al Premio Borsellino perché ciascuno di noi porta con sé un proprio vissuto e, poi, racconta alla platea il suo ricordo dell’attentatuni del 23 maggio, illustrato nella galleria fotografica creata dai ragazzi della Ipsaar”, ha ribadito.

Tante foto degli attentati mafiosi, “ma c’è anche una foto che racconta la risposta di Palermo – ha sottolineato la Di Pietro, quella Palermo simbolo di una risposta orgogliosa alla criminalità”.

La mostra, patrocinata dal ministero dell’Istruzione, resterà aperta fino al 29 ottobre prossimo.