PESCARA – ”Partito e vertice sono chiusi ai più promettenti, perdono e non sanno comunicare. Forza Italia sembra la Dc della fine, con ottime qualità che nessuno riconosceva…”
Un vibrante je t’accuse, più che uno sfogo, quello lanciato nel corso della riunione dei deputati di Forza Italia, nei giorni scorsi a Montecitorio, da Antonio Martino, 43enne imprenditore pescarese, eletto nel marzo 2018 nel collegio aquilano.
Alcuni mesi dopo l’elezione messo ai margini, senza mai dare spiegazioni pubbliche, dal coordinatore azzurro abruzzese, il senatore Nazario Pagano.
Emarginato nella sua regione Martino, è invece tra i protagonisti della fronda delle nuove leve del partito, tanto che dopo la riunione è stato lui ad organizzato una cena, a cui hanno preso parte una ventina di deputati, all’hotel The first Roma dolce’, di via del Corso, a due passi da piazza Montecitorio.
L’occasione per contarsi, e serrare i ranghi, da parte di chi vuole un’immediata svolta a livello nazionale, ma anche locale, in un partito in profonda crisi, scivolato al 7 per cento, lontano anni luce dai fasti berlusconiani, e nel quale in molti non vogliono fare la ruota di scorta in un centrodestra sorvanista e no-euro, dove spadroneggia la Lega di Matteo Salvini, e anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.
Tanto che tra i dissidenti si arriva a ragionare oramai di inedite terze vie centriste, con la sponda di Italia Viva di Matteo Renzi, o ancora di più dell’ipotesi “governissimo”, con tutti i partiti dentro, che potrebbe essere favorita dall’emergenza, non solo sanitaria, ma anche, nel medio lungo termine, economica e finanziaria, del coronavirus.
Una cosa è certa: rifiutano l’etichetta di “responsabili”, ed anzi sono assai critici davanti “alla piega presa dal Paese durante la gestione giallorossa della cosa pubblica, che ha dimostrato il suo fallimento anche in occasione dell’emergenza Coronavirus”.
Tra i più duri assieme a Martino, durante la riunione, il deputato Andrea Ruggieri, nipote del giornalista aquilano Bruno Vespa, in corsa per la candidatura alla camera nel collegio aquilano alle elezioni del 2018. Posto in lista poi assegnato a Martino.
”Forza Italia così com’è fa schifo, e non a me, ma agli elettori – ha detto papale papale Ruggieri -, ce lo dicono da due anni. Politiche, europee, regionali. Questo gruppo dirigente le ha perse tutte. E dovrebbe domandarsi se la squadra che perde non si debba cambiare”.
E ha poi incalzato l’europarlamentare Antonio Tajani, fino a luglio 2019 presidente del Parlamento europeo, e ora vicepresidente del Ppe, e l’ex ministro Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera, presenti alla riunione: ”Mai stato un disfattista, anzi, ma i risultati e i sondaggi registrano solo discese. Cosa dicono di noi? Alcuni sono lì da 30 anni, altri hanno fatto i ministri 15 anni fa e pensano tocchi ancora a loro. Ascolto persino alcuni di voi avere pure il ‘coraggio’, solo nei corridoi per carità, di dare la colpa a Silvio Berlusconi, che è l’unica risorsa di questo partito ma che molti si vergognano persino di difendere dai continui sfregi di qualche toga malata, e senza il quale saremmo allo zero per cento”.
Concetti ribaditi durante la cena, davanti a un risotto cacio e pepe e agli agnolotti alla piemontese, dove assieme a Martino e Ruggeri, arrivato in un secondo momento, c’erano i deputati Matteo Perego e Alessandro Cattaneo, altri due quaranteni in prima linea assieme a Martino, e ancora Maurizio Carrara, Dario Bond, Benedetta Fiorini, Alessandro Battilocchio, Antonino Germanà, Roberto Novelli, Raffaele Baratto, Francesco Scoma, Federica Zanella e Osvaldo Napoli, uno dei promotori di ‘Voce Libera’, l’associazione degli anti-sovranisti azzurri, che fa capo a Mara Carfagna.
Tra i commensali c’era pure la deputata Renata Polverini, che ha accettato l’invito anche se in queste settimane è stata una delle più attive alla Camera per la creazione di un gruppo parlamentare autonomo di ‘responsabili’.
L’ex governatrice, secondo i boatos, in un primo momento guardava con attenzione a Matteo Renzi, ora invece, starebbe tenendo contatti con il Pd.
Le manovre in corso a Roma avranno ricadute, questo è assai probabile, anche nel partito abruzzese, dove oramai è evidente la rivalità tra Martino e Pagano.
Martino si è dimesso a settembre da segretario organizzativo in Abruzzo, accusando l’ex presidente del Consiglio regionale, di gestione padronale e personalistica.
Goccia che ha fatto traboccare il vaso le nomine decise da Pagano, e di cui Martino – come del resto buona parte del partito -, è stato informato solo a cose fatte, dei nuovi commissari provinciali.
Martino si è dunque proposto come leadership alternativa del partito abruzzese, anche dal punto di vista generazionale.
Mettendo sul tavolo anche il fatto che alla sua prima esperienza elettorale con Forza Italia nel collegio dell’Aquila, ha avuto la meglio nell’uninominale con uno scarto del 12 per cento, contro il candidato del Movimento 5 stelle Giorgio Fedele, oggi consigliere regionale, quando i pentastellati avevano il vento in poppa tanto fa fare incetta nei collegi uninominali.
Ma Martino paga anche l’aperta ostilità della Forza Italia del capoluogo di Regione, che non ha mai mandato giù il suo essere stato un pescarese “paracadutato” nel collegio aquilano alle elezioni politiche.
Una decisione voluta fortemente da Pagano, che ha causato l’abbandono da Forza italia di Guido Liris, poi passato a Fratelli d’Italia ed eletto in Consiglio regionale con 6.200 voti nel febbraio dello scorso anno dopo alcune settimane dal cambio di casacca.






