FONTECCHIO – Una targa avvitata su un muro antico nei pressi della famosa fontana di Fontecchio, del XIV secolo.

A denunciare la situazione è Alessio Di Loreto, consigliere del Comune di Fontecchio, comune dell’Aquilano che conta circa 300 abitanti, che in un mail “a cuore aperto”, racconta come qualche settimana fa, sia stata applicata in una piazza del comune una targa, “di un artista proveniente dagli Stati Uniti”.

La scopertura della targa, per la “fontana della tolleranza”, è avvenuta a inizio agosto: il noto artista americano Jonathon Keats ha così partecipato al progetto “Riabitare con l’arte, residenze artistiche internazionali nell’Area Omogenea 8 del Cratere sismico 2009”, realizzato da Carsa, con la compartecipazione dei Comuni di Barisciano, Fontecchio, Fossa ed Ocre e con il sostegno dell’Usrc, l’Ufficio speciale per la ricostruzione del Cratere, con 13 artisti internazionali in 11 comuni del cratere.

Si tratta, di un esperimento mentale, l’arte come concetto che si mette in scena. Ad evocare la leggenda che vuole che l’imperatore Costantino si sia convertito al cristianesimo, spinto da un segnale celeste creato dall’impatto di un asteroide con la montagna del Sirente. Lanciando il messaggio, uno dei tanti possibili, secondo il quale una comunità che beve alla stessa fontana, e che gode del suo stesso rumore, non deve rannicchiarsi in se stessa, ma costantemente reinventarsi nella sua apertura al mondo e all’universo, diventando un po’ extraterreste.

Ma “tale targa – spiega Di Loreto- è stata avvitata sulla parete nei pressi della famosa fontana di Fontecchio del XIV secolo, nata all’epoca come fonte battesimale voluta dalla popolazione locale. L’ aver applicato la targa in quel preciso punto ha creato non pochi malumori e dispiaceri alla locale popolazione, la quale è comprensibilmente molto legata alla fontana che per tutti è un simbolo di prosperità e di vita e che, tra le altre cose, è stata oggetto di restauro non molto tempo fa: già, perché nel caso la targa venisse rimossa, rimarrebbero i fori effettuati per posizionarla e restaurare quello spazio in un modo professionale, a detta di alcuni esperti restauratori, come la dottoressa Rupei (tra l’altro residente a Fontecchio), sarebbe una impresa al limite dell’impossibile”.

“La mia domanda è: volendo, aggiungo giustamente, fornire uno spazio all’artista al fine di lasciare un segno tangibile del suo passaggio nel paese, non si sarebbe potuta sistemare tale targa in un modo diverso? Magari porla su uno spazio diverso da quello, oppure mediante l’ausilio di un espositore cosi da poter essere anche meglio vista da parte delle persone senza deturpare un monumento? Se per esempio io avessi voluto applicare una targa o qualunque cosa di simile alla Statua della Libertà oppure sulla Fontana di Trevi, cosa mi sarei dovuto aspettare dalla popolazione? Auspico che tale messaggio arrivi al cuore di chi di dovere”.