L’AQUILA – “Imprese della ricostruzione con il braccino corto? Non voglio pensarlo, ma se così fosse faremo di tutto per farglielo allungare”.

Ad affermarlo, tra il serio e il faceto, Aldo Mancurti, presidente del Fondo etico della ricostruzione, promosso dal sistema Ance Abruzzo, che coglie anche l’occasione per rigettare le accuse di una sua presunta incompatibilità come presidente del fondo, in quanto alto dirigente pubblico in pensione, avanzate dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Enza Blundo.

Pochi giorni fa lo stesso Mancurti aveva annunciato l’apertura del bando, dal 3 maggio fino 30 giugno, che metterà a disposizione al massimo 15 mila euro a fondo perduto per progetti di valorizzazione dei territori del cratere e per iniziative proposte da giovani dai 18 ai 35 anni. Una quota del fondo gestita dall’Ance andrà infine a finanziare interventi strategici.

Il Fondo è finanziato con i versamenti volontari delle imprese. E finora il fondo ammonta a 103 mila euro, alimentato da sole 13 imprese.

Lecito chiedersi se non siamo pochine, visto che nei cantieri della ricostruzione lavorano centinaia di imprese, arrivate da tutta Italia, e a girare sono molti soldi, oltre un miliardo di euro l’anno.

“In effetti – ammette Mancurti – i termini assoluti non sono molte, ma va detto che il fondo è partito a novembre, e ci sono aspetti burocratici di cui si è dovuto tener conto prima di aderire, come le modalità per la deducibilità della donazione, diciamo che siamo ancora nella fase di rodaggio”.

La certezza, o almeno la speranza di Mancurti, è dunque che “man mano nei prossimi mesi, il numero delle aziende si moltiplicherà, e con esso la consistenza di un fondo che rappresenta un iniziativa coraggiosa e importante, che è essa stessa parte della ricostruzione in atto di un intero territorio, che non può essere solo edilizia”.

Insomma, troppo presto per dire che le imprese della ricostruzione che macinano fatturati enormi hanno il braccino corto, nel restituire almeno un due per mille per progetti sociali, culturali, e per dare un’opportunità ai giovani.

Mancurti risponde poi alle accuse della senatrice Blundo, che in una nota molto polemica si chiede “chi abbia nominato Mancurti come presidente poiché è stato a guida del dipartimento per lo Sviluppo prima di andare in pensione. Non ci è chiaro il processo democratico con il quale è stato affidato questo ruolo”.

“Non capisco dove siano i profili di incompatibilità – osserva Macurti – come presidente del fondo etico dell’Ance: il mio infatti non è un incarico pubblico, la nomina è avvenuta da parte dell’Ance, che è un’associazione privata, e non è interessata dai divieti previsti dalle circolari del ministro Marianna Madia“.

Mancurti è un alto dirigente pubblico che dopo essere andato in pensione come guida del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali (Diset), è stato scelto come presidente del fondo, assicura il diretto interessato, “come un figura di garanzia, ed è un ruolo che ho assunto con entusiasmo, visto che ho seguito la ricostruzione dell’Aquila sin dal suo inizio, e sono legato a questa terra. Un ruolo che svolgo ovviamente a titolo completamente gratuito”.