PESCARA – Il 19,2 per cento delle famiglie abruzzesi corre il pericolo di non arrivare a fine mese e 370 mila pensionati abruzzesi sono costretti a vivere con una pensione media di poco superiore ai 600 euro. Numeri da emergenza sociale che spiegano la mobilitazione di oggi sotto la sede della Regione Abruzzo in viale Bovio, indetta dalla Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil.
Mentre fuori esplode la protesta e la situazione è sempre più nera, dentro il palazzo, e nel Consiglio regionale, è giallo intorno alla quantificazione del buco nei fondi destinati al sociale, causato dai drastici tagli dei trasferimenti da parte dello Stato centrale. Per l’opposizione l’ammanco è di 6 milioni di euro, per la maggioranza di ben 23 milioni. Una differenza di non pochi spiccioli.
“La vita di tante troppe famiglie – tuona intanto Luigi Pietrosimone, segretario dei pensionati della Cisl – è divenuta insostenibile, c’è più che mai c’e’ assoluto bisogno di interventi immediati e strutturali per avviare la costruzione di un sistema di welfare regionale organico”.
Non può dargli torto l’assessore regionale Marinella Sclocco, del Partito democratico, che è impegnata in queste settimane a predisporre le linee guida che dovranno approdare, tra pochi mesi, alla riforma della legge regionale per le Politiche sociali, risalente al 1998.
“Se le politiche sociali sono in sofferenza – spiega la Sclocco ad AbruzzoWeb – è perché mentre la Regione ha continuato a mettere la sua parte di risorse per finanziare le politiche sociali, la parte più consistente, quella che doveva garantire il governo centrale è venuta sempre meno: nel 2009 Roma trasferiva all’Abruzzo 16 milioni di euro, nel 2012 siamo arrivati ad appena 266 mila euro”.
Un amaro destino comune a tutte le regioni italiane: come emerge dal dossier della Spi Cgil risulta che ultimi 5 anni, il fondo per le politiche sociali ha subito un taglio del 75 per cento, passando da una dotazione originaria di 923,3 milioni di euro a 69,95 milioni.
Il Fondo, ricorda il sindacato, costituisce la principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie.Ulteriori decurtazioni sono state poi apportate al Fondo per le politiche della famiglia che è passato da 185,3 milioni a 31,99 milioni e a quello per le politiche giovanili, sceso dagli iniziali 94,1 milioni a 8,18 milioni.
Su questo punto concorda con la Sclocco anche Paolo Gatti, ex assessore al sociale di Forza Italia, che nelle nuove vesti di consigliere di opposizione, si è più volte scontrato duramente con il neo assessore, arriviando ad accusarla di plagio di delibere di altre Regioni.
“I soldi che sono mancati in questi anni – spiega Gatti – sono quelli del fondo nazionale, che anche in Abruzzo hanno mandato in grande difficoltà il sociale. L’apice, o meglio il baratro, si è toccato con il governo di Mario Monti. Negli anni in cui sono stato assessore siamo però riusciti a porre rimedio attingendo dalle risorse residue del Fondo sociale europeo, trovando 25 milioni di euro”.
Le divergenze tra il gruppo di Forza Italia in particolare, e la Scocco tornano a esplodere per quanto riguarda invece la quantificazione delle risorse oggi mancanti, necessarie per finanziare i servizi sociali già erogati, ovvero per rimborsare i Comuni, i fornitori che operano nel welfare, e pagare gli stipendi arretrati a centinaia di operatori sociali e soci delle cooperative, che lavorano nell’assistenza, e che rischiano anche loro paradossalmente l’indigenza.
Per il centrodestra i fondi mancanti alla fine della legislatura del centrodestra di Gianni Chiodi erano solo 6 milioni, o meglio 16 milioni, tenendo però conto che prima delle elezioni, ha sottolineato più volte Gatti, è stata approvata una delibera che attribuiva alle quattro province circa 10 milioni di euro di fondi ex Pain, proprio a beneficio delle politiche sociali. E dunque, a conti fatti, appena 6 milioni, che suddivisi per 35 enti d’ambito sociali, avrebbero reso la situazione tutto sommato sostenibile.
Se non che, accusa l’opposizione, la maggioranza del presidente di Regione Luciano D’Alfonso ha improvvidamente bocciato a luglio questa delibera.
Ben diversa la lettura contabile e politica della Sclocco.
“La delibera è stata bocciata perché mancava la dettagliata e completa programmazione dell’utilizzo di questi fondi, che il Cipe aveva imposto e che il governo di centrodestra non aveva predisposto. Ora questa programmazione è stata fatta, e i fondi arriveranno a breve”.
Ma sottolinea la Scocco, “il buco che ho ereditato è comunque ben più ampio di quello che sostiene Gatti, è di 23 milioni che potrà ridursi, con i fondi ex-Pain, a 13 milioni. E questo perché evidentemente chi ci ha preceduti non è riuscito differenza di altre regioni a trovare altre risorse a compensazione dei minori trasferimenti statali, e soprattutto non ha riformato il settore del welfare, operazione tanto più urgente, quando le risorse scarseggiano e vanno utilizzando nel miglior modo possibile”.





