L’AQUILA – Da una parte i toni e narrazioni rassicuranti, la photo opportunity con radiosi sorrisi, del comunicato stampa congiunto, vergato per tutti dal Comune dell’Aquila e dal suo ufficio comunicazione, a seguito dell’ultima riunione, del 24 giugno, tra i sindaci rappresentanti delle Aree Omogenee del cratere sismico 2009 assieme al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fdi.
Dall’altra parte però, non c’è ancora nessuna certezza sulla copertura dei 600 milioni mancanti per la ricostruzione pubblica e privata per l’annualità 2026, che coinvolge ancora 56 comuni del cratere e, seppur marginalmente, anche oltre 100 comuni fuori cratere.
Ed anzi in un verbale di un precedente tavolo dei sindaci del 28 maggio, che Abruzzoweb ha potuto visionare in esclusiva, emerge nero su bianco che la strada sembra essere in salita, visto che l’ipotesi fatta di andare a prendere i soldi dal budget di altre ricostruzioni, già provoca levate di scudi. Insomma, confusione e distanza tra quanto accade e quanto si esterna pubblicamente.
Non risulta poi esserci ancora nessuna soluzione concreta sulla ripartizione dei 110 milioni (di cui 25 milioni già impegnati) dei fondi Restart2, che corrispondono al 4% del budget della ricostruzione e da destinarsi al sociale, alle attività produttive e alla cultura, tra il Comune dell’Aquila e gli altri comuni del cratere 2009, che restano così nel cassetto del Struttura tecnica di missione della presidenza del Consiglio dei ministri, diretta da Mario Fiorentino. Tema nemmeno toccato nell’ultima riunione, e rinviato a data da destinarsi.
Intanto il sindaco Biondi promette di muovere i suoi fili a Roma, forte della sua amicizia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel nome della famigerata filiera del centrodestra, e del suo essere, oltre che presidente dell’Anci Abruzzo, anche responsabile nazionale enti locali del partito. Però intanto c’è chi osserva, che al grido “ci penso io”, farebbe da controcanto il mancato sostegno alla proposta del tavolo di coinvolgere direttamente tutti i parlamentari eletti in Abruzzo. E accade che i parlamentari abruzzesi, di destra e sinistra tacciono, si limitano a mandare messaggini di solidarietà ai sindaci, assicurando che i soldi per la ricostruzione si troveranno in un modo o nell’altro. Del resto l’ultimo stanziamento pluriennale risale al secondo governo Pd e M5s di Giuseppe Conte, di cui sono rimasti 750 milioni bastevoli per coprire tutto il 2025. Poi il resto, 1,2 miliardi di euro circa saranno disponibili dal 1 gennaio 2027 fino al 2030. Visto che il tiraggio degli ultimi anni è stato superiore a quello preventivato, resterebbe scoperto però il 2026, appunto per 600 milioni di euro.
In particolare il rivale dentro Fdi di Biondi, il senatore Guido Liris, vice coordinatore regionale del partito, capogruppo della commissione Bilancio, nonostante sia stata invitato a parlare non ha rilasciato dichiarazioni neanche sul tema scottante di Restart2.
Zitti e sotto coperta stanno gli stessi sindaci. Eppure il malcontento serpeggia, ma nessuno lo esterna, forse per timore di non mettersi contro i big.
Un indizio che la situazione si stia facendo delicata, anche per Biondi, è che al tavolo dei sindaci in rappresentanza dell’area omogenea 8, non va più il sindaco di Sant’Eusanio Forconese, Deborah Visconti, ma il coordinatore stesso e cugino di Biondi, dunque suo fedelissimo, Domenico Nardis, sindaco di Villa Sant’Angelo, il Comune dove Biondi è stato sindaco. Inoltre c’è chi sostiene che non sia un caso che la comunicazione l’abbia presa in mano direttamente il Comune dell’Aquila, dopo gli scontri che hanno avuto come ring (neutrale) le pagine di Abruzzoweb. Come pure è un indizio l’aver messo in campo l’ufficio stampa del Comune dell’Aquila.
A seguito della citata riunione del 24 giugno, a cui hanno partecipato i sindaci rappresentanti delle Aree Omogenee, il coordinatore e il vicecoordinatore del Cratere, Gianni Anastasio, sindaco di Pizzoli e Massimiliano Giorgi, sindaco di Montereale, e il sindaco dell’Aquila Biondi, il titolare dell’Usrc, Raffaello Fico, nella nota del Comune dell’Aquila si è spiegato che si è concordata una azione congiunta nei confronti degli organi centrali, per reperire i 600 milioni mancanti per l’annualità 2026, per la ricostruzione 2009 del Cratere e delle aree fuori Cratere, con l’utilizzo delle economie residue provenienti da altre ricostruzioni. Qualora tale strada non risultasse percorribile, si procederà con una richiesta di stanziamento ad hoc in sede di Legge di Bilancio, in autunno.
La speranza è che sia cambiato qualcosa, a suggerire un sostanziale ottimismo, rispetto al 28 maggio, perché da quanto risulta dal verbale del tavolo di monitoraggio dell’area omogenee riunito in quel giorno ancora una volta a Fossa, il coordinatore Anastasio ha detto chiare tondo che il commissario straordinario per la ricostruzione 2016, Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia, ha messo in chiaro che, si legge testualmente nel verbale, che “non è fattibile l’ipotesi anticipare risorse da altri terremoti”.
Anastasio ha dunque specificato che “va garantito il flusso delle risorse per evitare blocchi disastrosi della ricostruzione aveva fatto un’azione insieme anche all’Aquila per sensibilizzare i parlamentari abruzzesi”.
È dunque intervenuto il titolare dell’Usrc Fico, spiegando che “dai dati della Struttura tecnica di missione mancano circa 2 miliardi di euro da reperire sui 4 miliardi in generale stimati quali totale fabbisogno della ricostruzione 2009”.
E ancora dei “4 miliardi di euro circa, 2 miliardi sono il fabbisogno dei Comuni del cratere e di fuori cratere, i restanti 2 miliardi di euro sono il fabbisogno del Comune dell’Aquila e di altri enti ricerca, beni culturali”, e così via.
Anche Fico ha confermato che “da altri sismi per anticipazione risorse non abbiamo risposte”.
Si è così deciso di conferire mandato al coordinatore dei sindaci, ovvero ad Anastasio per “l’invio di una nota di richiesta risorse ed informazioni sulla ripartizione delle stesse in relazione al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027”. Si è deciso inoltre di preparare ed organizzare una riunione preliminare con i parlamentari abruzzesi sul tema delle risorse in previsione di una nuova assemblea informativa dei sindaci del cratere.
A non essere stato nemmeno stato toccato nell’ultima riunione è poi il tema scottante del Restart2, ovvero dei fondi a valere sul 4% di quelli per la ricostruzione edilizia, utili a finanziare progetti di sviluppo economico, culturale, ambientale e sociale, di valorizzazione delle risorse locali per la crescita sostenibile, è andato in scena uno scontro tra Biondi Anastasio, storico esponente del Pd.
Nelle rispettive interviste ad Abruzzoweb, Anastasio sosteneva che Biondi continuasse a pretendere per L’Aquila l’80% della somma, ben 88 milioni, lasciando il resto, il 20%, pari a 22 milioni a tutti gli altri comuni del cratere e questo ha finora bloccato l’accordo. Biondi aveva però assicurato il contrario, confermando che la quota di ripartizione sarà del 60-40%.
Ma finora non c’è nulla di scritto, e fa un certo effetto vedere su questo tema, tolto Anastasio, il silenzio tombale di tutti gli altri sindaci, che dietro le quinte però si lamentano contro Biondi che vuole fare il padre padrone, con quelli in particolare di Fdi invece con le bocche cucite a triplo filo, a confermare così chi davvero comanda, anche sui loro comuni.
Oltre ai citati Anastasio, Giorgi, Fico erano presenti al tavolo del 28 maggio, Gianmarco Fiori sindaco di Tornimparte, Emanuele Tiberi, sindaco di Colledara, Matteo Pastorelli, sindaco di Castel del Monte, Lanfranco Chiola, vicesindaco di Cugnoli, Paolo Federico, sindaco di Navelli, Rodolfo Marganelli, sindaco di Goriano Sicoli, e come detto, Domenico Nardis sindaco di Villa Sant’Angelo.




